Tre piani Tre piani

Tre piani

Letteratura straniera

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In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore. Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane – Es, Io, Super-io – della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.

Recensione della Redazione QLibri

 
Tre piani 2017-03-29 10:55:52 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    29 Marzo, 2017
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Tre piani dell'anima



Un libro bellissimo che è anche una grandissima e corale "confessione".
Un romanzo che ci mostra la necessità di raccontare e raccontarsi per potersi liberare di tutti i fallimenti, le psicosi, le paure e le debolezze umane.
E magari trovare anche il modo di pagare per i propri sbagli.
(Perché, a quanto pare, nel giudaismo non è sufficiente pentirsi...bisogna "riparare".)

Una palazzina di tre piani, nei pressi di Tel Aviv.
Al primo piano c'è Arnon, padre furioso e convinto che la sua bambina sia stata oggetto di molestie da parte di un vicino affetto da Alzheimer...(si racconta ad un suo vecchio amico scrittore).
Al secondo piano troviamo Hani con i suoi barbagianni che le parlano dall'albero e lo spettro della follia che non le dà tregua...(scrive una lunga lettera alla sua più grande amica di sempre).
Al terzo piano vive Dvora, vedova e giudice in pensione, alla ricerca della sua strada e del modo per poter espiare le proprie colpe...(dialoga con suo marito morto attraverso una vecchia segreteria telefonica).
Tre vite, tre confessioni, tre voci intime...altro non sono che un'allegoria per rappresentare i tre piani freudiani dell'anima.
Arnon con i suoi istinti e le sue pulsioni abita il piano dell'Es, del principio del piacere.
Hani con il suo essere sempre in bilico tra sogno e verità è l'inquilina perfetta del piano dell'Io, che coniuga desideri e principio di realtà.
Dvora, con il suo essere donna ligia e irreprensibile, abita il piano di Sua Altezza il Super-Io, il censore che richiama all'ordine.

"I tre piani dell'anima non esistono dentro di noi.
Esistono nello spazio tra noi e l'altro, nella distanza tra la nostra bocca e l'orecchio di chi ascolta la nostra storia.
E se non c'è nessuno ad ascoltare, allora non c'è nemmeno la storia".

Una scrittura bellissima, coinvolgente, che si dona al lettore senza filtri, senza artifici...consapevole dell'intensità delle parole pronunciate da personaggi terribilmente umani, giunti ad una fase della vita in cui non possono più custodire i propri segreti, dove il bisogno d'amore, di perdono, di espiazione è diventato così forte da costringerli a mettersi a nudo, consegnandoci tutte le loro fragilità.  

Un romanzo, a mio avviso, nettamente superiore a "La simmetria deidesideri" (che pure avevo apprezzato)...tanto da farti desiderare, giunta all'ultimo piano, di poter continuare a salire...

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Tre piani 2017-06-14 21:43:04 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    14 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 2017
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difficili equilibri

Un prato, un'altalena basculante, una bambina che, nel dondolarsi, tiene in sospeso il suo papà. L'immagine di copertina dell'edizione italiana di “Tre piani” dell'autore israeliano Eskhol Nevo (ed. Neri Pozza) ci fa intuire le tematiche di questo libro: le relazioni familiari e il ruolo genitoriale. Un rapporto dal difficile equilibrio, in cui i figli tendono ad assumere un peso tanto rilevante da impedire ad un padre, o ad una madre di stare, come si suol dire, con “i piedi per terra”.
Il romanzo, diviso in tre capitoli come i piani di un tranquillo condominio di Tel Aviv in cui sono ambientate le vicende, vede infatti protagonisti tre genitori inadeguati che vivono il loro ruolo come una responsabilità destabilizzante; persone che sentono l'urgenza di confessare sogni e segreti, forse per sgravarsi dai sensi di colpa, o forse solo per avere qualcuno che dia ascolto alle loro storie senza giudicarle.

Nel primo racconto la voce narrante è quella di Arnon, giovane padre ossessionato dal sesso e facile preda di impulsi distruttivi. In crisi con la moglie, più obiettiva e razionale, confessa ad un amico le sue angosce: la prima ha a che fare con la figlia che lui ammette di aver trascurato per egoismo delegandone la cura ad una anziano vicino affetto da lieve demenza e di cui sospetta attenzioni pedofile; la seconda riguarda invece un tradimento che, se scoperto, rischia di far tracollare definitivamente il suo matrimonio.
Il secondo episodio vede invece protagonista una giovane madre che si sente a un passo dalla follia; sola e frustrata, Hani vorrebbe conciliare i suoi desideri con la realtà. Soprannominata dai vicini “la vedova” per via del marito sempre all'estero, desidera un compagno premuroso con cui condividere il peso dell'accudimento dei figli per i quali ha rinunciato ad ogni sua ambizione. Trova ascolto, complicità e consolazione nel fratello del marito, un truffatore che bussa alla sua porta perché ricercato da creditori e poliziotti; con quest'uomo, dal fascino ambiguo, Hani vive (o immagina?) una fugace relazione che risveglia in lei un desiderio da tempo assopito.
Infine la terza storia in cui Dvora, giudice in pensione e madre ormai vedova, registra in una vecchia segreteria telefonica le sue confessioni al marito defunto per renderlo partecipe del segreto che le ha cambiato l'esistenza. In un paese sconvolto dalla crisi economica, Dvora offre la sua collaborazione ad un gruppo di manifestanti grazie ai quali conosce Avner, affascinante personaggio che la corteggia fino a condurla in un luogo misterioso. Tramite Avner, Dvora avrà l'occasione di dare una svolta alla sua vita e riconciliarsi finalmente con il figlio Arad che, non sentendosi amato ma solo giudicato dai suoi genitori, da anni se ne era volontariamente allontanato senza lasciare alcuna traccia di sé.

La scrittura di Nevo è coinvolgente e scorrevole e ha la particolarità di adeguare lo stile alle personalità delle voci narranti: prosa concitata e inframmezzata da termini triviali nel primo episodio in cui Arnon si sfoga con un amico; linguaggio colloquiale e confidenziale nel secondo capitolo in cui Hani scrive una lunga lettera ad una cara compagna d'infanzia; tono complice, affettuoso ma anche stile più raffinato nel terzo racconto nel quale Dvora immagina di poter comunicare con il defunto marito.

“Tre piani” a me è piaciuto molto, sia per le tematiche affrontate, sia per i messaggi che ne ho colto, soprattutto nel terzo racconto, a mio avviso, il più bello. Per quanto una coppia possa essere in crisi, l'amore per i figli deve rimanere prioritario perché è questo che loro si aspettano da un genitore: di essere ascoltati e compresi; solo così, forse, si possono superare gli inevitabili ostacoli.

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Tre piani 2017-05-25 16:53:04 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    25 Mag, 2017
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Lo spazio tra noi e l'altro

Lo scrittore israeliano Eshkol Nevo narra, nel suo ultimo libro “Tre piani”, tre storie personali ma soprattutto di relazioni familiari, che hanno luogo in un condominio come tanti, nei pressi di Tel Aviv.
La prima storia viene raccontata da Arnon, che vive al primo piano del palazzo: riferisce di un periodo di crisi coniugale con la moglie Ayelet, seguito ad una vicenda non ben chiarita che ha riguardato la figlioletta primogenita e l'anziano vicino di casa Hermann, affetto da Alzeheimer.
Al secondo piano vive invece Hani, che scrive una lunghissima lettera ad un'amica che vive ormai da anni lontano, per raccontarle una singolare vicenda di cui è protagonista. Ancora alla base della storia intravediamo la crisi coniugale che fa da cornice ad una insoddisfazione personale e alla paura di perdere il controllo, di impazzire. Di nuovo si parla del fallimento del progetto familiare intrapreso dai protagonisti delle vicende.
Infine, al terzo piano, leggiamo il racconto di Dovra, anziana giudice in pensione, rimasta vedova e completamente sola. Ancora ci troviamo davanti alla rovina di una famiglia: stavolta lo strappo insanabile è avvenuto tra genitori e figlio.
I tre racconti hanno lo scopo di descrivere la crisi e la sconfitta di tre famiglie sulla base delle tre istanze freudiane di Es, Io e Super-io: sicuramente un'idea originale e apprezzabile.
Il libro è profondo, mai banale, ci sa raccontare tre storie di vita da un punto di vista inusuale, quello della psicanalisi. Tuttavia la lettura non è riuscita a coinvolgermi come avrei sperato: i primi due racconti mi sono piaciuti pochissimo, non sono entrata per niente in sintonia con i protagonisti, tanto che le loro storie mi sono sembrate piuttosto assurde e squallide. L'ultimo racconto mi ha presa un po' di più, ma mi ha comunque lasciato dentro un forte senso di tristezza irrisolta.

«Capisci, Sigmund Freud era un uomo molto intelligente ma ieri sera, dopo aver terminato l'ultimo volume dell'opera omnia e averlo posato sul comodino, ho pensato che un errore l'ha fatto. I tre piani dell'anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l'altro, nella distanza tra la nostra bocca e l'orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c'è nessuno ad ascoltare, allora non c'è nemmeno la storia.» p. 253

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Tre piani 2017-05-13 06:15:33 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    13 Mag, 2017
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La vetrina dell'uomo

Tre piani di un palazzo. Tre storie di vita. Tre famiglie. Tre racconti che potrebbero benissimo essere indipendenti, se non fosse per l’unico fragilissimo legame di essere l’un l’altro vicini di casa. I tre livelli freudiani della personalità. L’idea è originalissima, anche se da sola non l’avrei comunque capita. La prima storia rappresenta l’Es, ovvero la prevalenza delle pulsioni e dell’istinto. La seconda storia rappresenta l’Io, ovvero l’altalena continua del conciliare desideri e realtà. La terza storia rappresenta il Super Io, ovvero la razionalità nella sua forma più “umana”. Elementi di riflessione profonda sulla pedofilia, sul tradimento, sul desiderio di essere anche solo per un attimo felici, sulla solitudine che si prova a volte a sprofondare in se stessi, sul rapporto genitori figli. Non è un intreccio. E’ una vetrina. Di tutte le sfaccettatura che può avere una persona, visibili e non visibili.

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Tre piani 2017-05-03 15:54:01 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 03 Mag, 2017
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ES, IO, SUPER-IO

Tel Aviv. Un condominio è caratterizzato da tre piani a loro volta costituiti da tre nuclei familiari borghesi. Ogni appartamento di ogni piano è caratterizzato da tre differenti storie narrate da tre diversi protagonisti che si lasciano andare ad un personalissimo monologo e che non sono altro che l’espressione delle tre istanze freudiane dell’es, dell’io e del super-io.
Tema centrale dell’opera sono senza dubbio le relazioni umane con le loro peculiarità, le loro incertezze, i loro misteri ed abbandoni. Attraverso questo viene posto in essere un percorso psicologico che porta a ritenere, in conclusione, che non esistano all’interno di ogni uomo questi tre piani dell’anima essendo essi concreti soltanto nello spazio tra un individuo e l’altro e dunque essendo fondamentale, affinché una storia diventi tale, che ci sia qualcuno ad ascoltarla. La destinazione a terzi è indispensabile in quanto ciascuno coltiva e sviluppa in sé il desiderio di raccontarsi onde non perdersi nel proprio io, nella propria disperazione.
Ma cosa troviamo ad ogni piano? Al primo, conosciamo Arnon, padre di famiglia, marito nonché io parlante affetto dagli impulsi irrefrenabili dell’es. Ofri, una delle sue due figlie, è, a suo dire, stata oggetto di violenza sessuale da parte del vicino, elemento questo che non gli dà tregua e che rischia di porre fine a quella che sino ad allora è stata la sua vita. Destinatario di queste confidenze è un lontano amico scrittore, uomo a cui il protagonista affida i suoi segreti perché certo di ricevere indietro imparzialità, saggezza, consigli, soluzioni, ma anche libertà per quella confessione così intima che arriva a fare.
Il secondo piano vede invece quale protagonista Hani, dagli inquilini definita “la vedova” per le prolungate assenze per lavoro del marito. Ella è espressione dell’io, una donna sola, affetta da depressione, da una solitudine che riversa sull’ambiente circostante tanto che nemmeno la cura e l’affetto per/e dei due figli riesce a colmare. Costretta ad ospitare il cognato Eviatar in difficoltà a causa dei creditori e degli strozzini/usurai, ella viene sopraffatta dai desideri e rivede nell’uomo una possibilità. E’ come se vedesse per la prima volta la sua vita, come se per la prima volta si rendesse conto di quel che le manca. Eppure, da quando ciò è accaduto, i barbagianni sono aumentati, prima era soltanto uno, adesso sono diventati due, come impedire che diventino tre?
Infine, al terzo piano, conosciamo Dovra, giudice in pensione, da sempre retta, ligia ed intransigente al proprio dovere. Vedova, ella si confida con la voce registrata del marito contenuta nella segreteria telefonica. Essa avendo vissuto un percorso inflessibile in quanto giudice censore, dove rettitudine, diligenza, regole e responsabilità erano all’ordine del giorno, è la personificazione del super-io. Il distacco dal marito è un qualcosa che la protagonista non ha ancora accettato, spera così, conversando con quei vecchi nastri, di riuscire a protrarre questa relazione, punta dell’ice-berg di una serie di conflitti irrisolti, in particolare con il figlio Arad con cui da tempo non ha più rapporti di alcun genere.
Tre storie, per tre appartamenti, dunque, apparentemente discontinue, aliene tra loro, di fatto legate da brevi scontri ed incontri, da fugaci sguardi, dove il bisogno di raccontare è una costante necessaria per rivivere il proprio passato, comprendere il presente, scoprire il futuro.
Tre elementi ancora, quello del realismo, quello dell’immaginazione e quello del desiderio che affrontano le tre fasi della vita – giovinezza, maturità e vecchiaia – attraverso percorsi psicologici analizzati in prima battuta singolarmente, di poi, unitamente. Oltre che al trinomio, dichiaratamente a sua volta una costante, altro denominatore comune dell’opera è la sofferenza, lo smarrimento. In ciascun protagonista si percepisce un grande senso di dolore, una manchevolezza, una incompletezza che li confina in un angolo, in un cantuccio dove non sembra esservi via d’uscita. E quella solitudine che li attanaglia richiede di uscire, in qualche modo. Così, eccoli, che si ritrovano a parlare con interlocutori fittizzi, uomini e donne che sono stati parte, in modo maggiore o minore, del sentiero della loro esistenza. Adesso che non sono più presenti, per una ragione o per un’altra, i protagonisti vi si rivolgono, cercano tramite l’espediente del consiglio, tramite la ricerca di una saggezza superiore, di renderli destinatari di quel malessere che gli è proprio.
L’opera è inoltre un crescendo. Le situazioni maturano ed evolvono di personaggio in personaggio arrivando, con Dvora, all’espressione suprema del bisogno di mettersi a nudo. Tutti, chi più, chi meno, celano, ed hanno sempre celato, quel lato vulnerabile del proprio essere arrivando a ricercare quel confine tra pubblico e privato, quella intimità, che negli anni, è venuto a mancare, arrivando, ancora, a cercare un modo per ritenersi necessari in quanto quel vuoto che non lascia spazio all’immaginazione, alla speranza, li fa sentire inutili.
Con “Tre piani” l’autore dà vita ad un romanzo improntato sulla dinamica dei sentimenti, un elaborato che viene analizzato con precisione e minuzia matematica risultando talvolta eccessivamente analitico e dunque a tratti freddo, anaempatico.
Il tutto è avvalorato da una scrittura limpida, chiara e concisa, uno stile che non riesce però ad affascinare e conquistare completamente. Negli intenti si percepisce lo sforzo e l’obiettivo dello scrittore, nei fatti è come se alla completezza dell’opera mancasse quel qualcosa e probabilmente, questo qualcosa, è proprio il piano umano che dovrebbe costituire il fulcro centrale della stessa.
Piacevole, originale, curioso per aspetti psicanalitici, non esaustivo umanamente.

«”In questa breve introduzione, partiremo dalla distinzione etica universale, ovvero il comportamento di una persona nei confronti di tutti coloro con cui intrattiene relazioni sociali o professionali, ed etica particolare, ovverosia il comportamento di una persona nei confronti di chi gli è vicino, parenti e amici. Si presuppone che esista una coerenza tra questi due tipi di etica, ma di fatto spesso accade che si presenti una contraddizione sostanziale, contraddizione che ci impone di interrogarci: quale delle due etiche è più importante per noi? Quale consideriamo prioritaria?”» p. 121

«Assaf, che cerca di farmi ridere mi fa solo sentire più infelice, perché mentre lui è in movimento io me ne sto ad ammuffire in casa» p. 122

«Per tutto questo tempo, mentre ti lasciavo messaggi, non mi aspettavo una tua risposta, Michael. Non ho creduto che avresti mandato un segno, o che mi saresti comparso in sogno appagando le mie domande. Volevo parlare con te perché sapevo che a te avrei potuto dire solo la verità. Tutta la verità. E questo mi avrebbe costretto a fare la cosa più difficile: levare le maschere e guardarmi in faccia, guardare le mie scelte e le loro conseguenze, nel bene e nel male. Anche nel peggiore dei mali» p. 253

«Ma d’ora in poi non si tratta più della nostra strada, amore mio, fiore mio, mia sventura. D’ora in poi è la mia strada» p. 255

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Tre piani 2017-04-15 16:31:08 68
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68 Opinione inserita da 68    15 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 2017
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Spazi vuoti, piani separati ed interconnessi....

Tre piani di un palazzo alle porte di Tel Aviv, tre nuclei famigliari borghesi, tre storie con protagonisti diversi, tre istanze freudiane, es, io, super-io, sulle quali costruire e sviluppare una traccia narrativa che insegue percorsi psicologici immersi nello sconfinato ed indefinito mare delle relazioni umane.
In verità una conclusione poco gratificante si mostra e ritiene non esistano i tre piani dell' anima dentro di noi, ma solo nello spazio tra noi e l' altro e che ogni storia diviene tale solo se c' è qualcuno ad ascoltarla, ingabbiati dalla intima necessità di parlare ed essere ascoltati, in altro modo costretti a brancolare nel buio.
Al primo piano nasce e si sviluppa la turbolenta vicenda di due giovani genitori e della loro bambina Ofri. È Arnon a raccontarla, marito affetto dagli impulsi irrefrenabili di quell' es che rischia di rovinargli la vita per sempre. Si rivolge ad un caro amico scrittore, della cui imparzialità e saggezza si fida ciecamente, in cerca di una possibile soluzione e di una confessione.
Al secondo piano si consuma la storia di Hani, una donna sola, con una depressione incipiente ed una solitudine protratta, il cui marito si assenta spesso e a lungo per lavoro e che si vede costretta ad ospitare il cognato Eviatar, inseguito dai creditori, a sua volta sopraffatta dai desideri e dalle speranze del proprio io e da un tentativo di riconciliazione con il reale.
Al terzo piano vive Dovra, giudice in pensione, che da' voce ad una segreteria telefonica sperando di conservare e protrarre una relazione ormai solo immaginifica con il marito defunto, rivisitando vecchi conflitti famigliari irrisolti, in particolare con il figlio Arad, allontanatosi tempo addietro dal proprio focolare domestico, respinto da regole e responsabilità che non sapeva gestire e dalla propria follia distruttiva.
Dovra ripercorre le tappe di una vita da sempre sorretta e regolata da un super-io totalizzante, giudice e censore inflessibile ( come la propria professione induceva ) per cercare una salvezza ed una speranza nel presente ed in un futuro diverso che esuli dalla memoria, inseguendo quella che ... " d' ora in poi è la mia strada "....
Sono tre storie legate al medesimo luogo, quel condominio di ombre, porte blindate e sguardi indiscreti, da vicinanza fisica, spesso distratta, da accenni ad un intreccio relazionale che sfiora i protagonisti, in altro affaccendati. Hanno il lieve sapore dell' intimità, relazioni nate, costruite e sfumate in quel desiderio di ripercorrere e ridefinire un passato spesso tragico e sofferente, indirizzato ad un presente complicato ed intollerabile.
Invero emergono tre elementi, una profonda ed aspra fisicità, un tragico e melanconico realismo, un immaginifico e visionario desiderio. Le tre fasi della vita, giovinezza, maturità e vecchiaia, i propri intrecci relazionali con azioni ed impulsi correlati, sono descritte e ripercorse, insieme a tre quadri psicologici interconnessi che stentano a definirsi.
Sono vicende vissute all' interno di una profonda umanità e di una sofferenza e senso di smarrimento per cercare di definire la sostanza che guida e sorregge le nostre vite, quella spina dorsale dell' esistenza, anche se .... " la nostra anima procede a cerchi e spesso ricade nelle stesse buche "....
Sono personaggi che vivono circondati da solitudine, anche patologica, che parlano ad interlocutori virtuali, passati, assenti, spesso al proprio io facendo emergere di volta in volta lati più o meno oscuri di personalità spesso dibattute.
Sono protagonisti, ed in questo Dvora ne è espressione suprema, che hanno nascosto al mondo il segreto della propria vulnerabilità, cercando una intimità spesso negata, perché negli ultimi anni il confine tra pubblico e privato, tra dentro e fuori e' stato spostato, o forse annullato.
Ed allora prevale un senso di inutilità, di vuoto, senza avere lasciato troppo spazio all' immaginazione.
Gli stessi tre piani dell' animo umano, che si sovrappongono, si alternano, entrano, subentrano, si sovrastano, si annullano, sono espressione dei personaggi, dei loro contenuti e viceversa, i protagonisti rappresentano precise complessità psicologiche.
Oltre ogni possibile interpretazione trattasi di un romanzo che si addentra nella materia dei sentimenti, e lo fa in modo apprezzabile, sempre con una delicatezza dosata, un equilibrio ed un rispetto per i sentimenti stessi proprio di chi li conosce a fondo ed e' avvezzo a parlarne.
Ne escono profili individuali apprezzabili ed intrecci relazionali sempre interessanti, con una scrittura limpida, dialoghi e tematiche mai banali, seguendo una inclinazione che si fa apprezzare per originalità e vivacità narrativa, limpidezza di forma, riconoscibilità di tematiche complesse svuotate di ogni banalità e artificialismo, figlie di una attenta e riuscita miscela psico-reale-narrativa.

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