Giovanni Verga Giovanni Verga

Giovanni Verga

Autori

Data di nascita
2 settembre 1840
Luogo di nascita
Catania

Giovanni Verga, nacque a Catania nel 1840, divenendo il massimo esponente del Verismo. La sua prima formazione fu di stampo romantico-risorgimentale, poi trasferitosi a Firenze nel 1865 Verga compose i suoi primi romanzi (Una peccatrice, 1866 e Storia di una Capinera, 1869). Successivamente a Milano frequentò l'ambiente degli Scapigliati, rappresentando in modo fortemente critico il mondo aristocratico-borghese (Eva, 1873; Tigre Reale, 1873; Eros, 1875). Dal 1875, traendo ispirazione dai principi del Naturalismo francese, Giovanni Verga maturò la sua svolta verso il Verismo, pubblicando racconti e romanzi di ambiente siciliano (Vita nei campi,1880; I Malavoglia, 1881; Novelle rusticane, 1883; Mastro don Gesualdo, 1889). Alla produzione narrativa si accompagnò quella teatrale, connotata sempre da una intensa drammaticità (Cavalleria rusticana, 1884; La lupa, 1884; In portineria, 1885; Dal tuo al mio, 1903). Giovanni Verga muore nella sua città natale nel 1922.

CONSIGLI DI LETTURA

Di tutta la produzione narrativa verghiana, la più conosciuta e letta è sicuramente quella appartenente al filone verista, le cui opere sono una testimonianza eccelsa di un periodo storico e letterario ricco di cambiamenti. Taluni romanzi come "I Malavoglia" e "Mastro don Gesualdo" sono previsti come testi scolastici di studio ed approfondimento, ma è estremamente interessante ripercorrerne una lettura o rilettura, assaporandone il contenuto e lo stile di scrittura. Meno conosciuti ma ugualmente godibili, sono i romanzi minori dell'autore, pervasi da una profonda vena romantica e passionale, piccoli gioielli d'altri tempi, come "Una peccatrice" o "Storia di una capinera". Infine per chi volesse approcciare la scrittura del Verga, concedendosi una lettura breve, può scegliere tra le numerose "Novelle"; un genere narrativo congeniale all'autore e che lo accompagnò durante tutta la sua vita letteraria, fungendo da banco di prova nell'eleborazione di contenuti e personaggi.

Recensione della Redazione QLibri

 
Giovanni Verga 2013-10-09 04:37:49 silvia t
Produzione letteraria 
 
5.0
silvia t Opinione inserita da silvia t    09 Ottobre, 2013
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PASSEGGIANDO IN LIBRERIA

Un Uomo entra in una libreria circondato da scaffali pieni di libri, il suo occhio si sofferma su delle copertine colorate, accattivanti, lucide o opache, ma che emanano un fascino senza fine; attratto da uno in particolare decide di aprirlo e di leggere l'incipit. Il libro che ha tra le mani è di un autore contemporaneo italiano, le frasi sono brevi, la punteggiatura fatta quasi solo di punti, il ritmo serrato e l'aggettivazione frequente.
L'uomo, come colto da un'illuminazione, o forse perché gironzolando tra gli scaffali aveva scorto il reparto dedicato ai classici, si chiede come si possa essere giunti all'attuale forma narrativa, come dal Manzoni, paradigma del romanzo classico, siamo giunti a ciò che oggi gli autori creano.
La sua mente, allora, corre verso quell'autore di cui conosce tutto, perché lo ha studiato a scuola, la perfezione della lingua italiana, la bellezza narrativa e la contemporanea profondità socio-politica; ne “I promessi Sposi” non si legge solo una storia, si respira la Storia.
Cosa accadde dopo? Cosa avveniva in Italia subito dopo l'Unità d'Italia (17.03.1861)?
Dopo anni di destra al governo inizia a spirare la voglia di aumentare i diritti delle persone più umili, di rendere dignità ai poveri, ai contadini, ai più deboli. Fu in questo clima che Depretis salì al potere e diede corpo a quei valori e a quei propositi a cui tanto credeva, pur con molte contraddizioni tipiche di quel tempo e del nostro paese.
Così fu allargato il suffragio elettorale, introdotta l'istruzione elementare obbligatoria e gratuita e iniziò l'abolizione della tassa sul macinato.
L'Uomo si ferma a riflettere sui ricordi lontani e si stupisce di come diritti come questi possano apparire all'oggi così scontati, ma quanto devono aver combattuto e quanto devono averci creduto gli uomini di allora; il sogno di un futuro migliore, nel tentativo di edulcorare il presente fatto di fatica, di sudore, di lavoro, ma soprattutto di fame.
Riflettendo sulla situazione dei più umili, degli ultimi in contrapposizione con i grandi cambiamenti che andavano profilandosi carichi di promesse risulta evidente come in Italia cominciasse una crisi del pensiero filosofico dando vita al positivismo, che già nel nome portava con sé la sensazione di ottimismo, ma che in realtà fa riferimento a ciò che è certo e provato.
Le nozioni, apprese in giovane età, si auto-alimentano nell'Uomo che ricorda come in quegli anni l'immagine delle persone, le loro facoltà intellettuali e morali, in quanto determinate da condizioni fisiche, biologiche ed economico-sociali, potessero essere studiate con gli stessi metodi deterministici delle scienze della natura; Darwin era morto da poco e la sua teoria evoluzionista aveva acceso un dibattito molto vivace. Il fulcro filosofico di questo periodo, però fu Nietzche, che influenzerà il secolo successivo. In questo clima fatto di voglia di cambiamento, voglia di essere contagiati dall'estero, un esempio ne è il tentativo di colonizzare l'Etiopia poi la Libia, voglia di quel futuro che in Francia già si respirava e si manifestava con il Naturalismo, prende vita il Verismo.
L'Uomo non può non riflettere su tutto questo, pensare a come sia la difficoltà di vivere spinta dalla speranza a generare meravigliose sorprese e come le menti migliori possano dare il meglio di sé in tali situazioni.
In una sorta di mondo onirico avvolto dai nebulosi ricordi emerge una figura per molti quasi paurosa, da tenere lontana, perché difficile, poco immediata al giorno d'oggi: Verga.
Giovanni Verga è forse colui che più di chiunque altro è riuscito a dare vita a quel movimento che nacque spontaneo. Come spesso accade nell'arte in generale e in letteratura in particolare lo spirito popolare e scientifico si fondono in un'unica forma generando qualcosa che sintetizza tutta la cultura di un'epoca, non tralasciando nessuna sfaccettatura.
Allora ecco che la realtà è raccontata dalla parte dei più umili, di coloro che non vengono ricordati nei libri di storia, ma la storia l'hanno fatta, sudando e lavorando tutti i giorni, costruendo un'Italia che non c'era, rimanendo ancorati ai loro valori spinti, però, da una marea montate che li porterà nel domani, quando ancora non saranno pronti, quando ancora penseranno che il domani non arriverà. La realtà è raccontata, seppur scomoda, seppur brutta, in modo quasi giornalistico, come fatti di cronica, senza esprimere giudizi, senza dar opinioni, ma lasciando che il lettore tragga le proprie conclusioni e si faccia una sua idea.
L'Uomo abbandona quel libretto e torna indietro verso i classici, cerca Mastro Don Gesualdo e si dirige alla cassa certo di trascorrere una serata in compagnia di una bella lettura!

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Recensione Utenti

Opinioni inserite: 1

Produzione letteraria 
 
5.0  (1)
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Produzione letteraria*
Commenti*
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Giovanni Verga 2013-12-02 18:57:32 Anna Picariello
Produzione letteraria 
 
5.0
Opinione inserita da Anna Picariello    02 Dicembre, 2013

Classici intramontabili

Sono d'accordo con Silvia T. sull'importanza di rileggere i classici in età matura. Il riferimento a Manzoni e Verga è inevitabile: entrambi volgono il proprio interesse alla "storia degli umili", l'uno in un'epoca di molto anteriore all'unità d'Italia, pur volendo denunciare i mali della sua stessa epoca, l'altro fotografa in maniera veritiera e diretta i mali del suo tempo, i problemi affacciatisi nel Sud d'Italia dopo l'unità. I due romanzi segnano una tappa importante nella storia della nostra letteratura, anche nell'uso della lingua: il primo dà, ancor prima dell'unificazione, una lingua unica alla nostra penisola, tanto da essere considerato il padre della nostra lingua moderna, l'altro, per dare un'idea del realismo, pur non usando il dialetto, riesce a cogliere e rendere il colore espressivo della lingua parlata dagli umili grazie all'invenzione della regressione. Quindi due grandi romanzi, due momenti importanti della storia della nostra letteratura, due autori che, in maniera diversa, sono da considerare degli innovatori.

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