Il nome del padre Il nome del padre

Il nome del padre

Letteratura italiana

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Milano, è la caldissima vigilia di ferragosto del 1972: il corpo di una donna fatto a pezzi viene scoperto in una valigia nel deposito bagagli della Stazione Centrale. L’allora viceispettore Cavallo, da poco reclutato nella Squadra Omicidi, deve, suo malgrado, accollarsi il caso. Sembra un delitto maturato nel mondo della prostituzione, ma qualcosa in quell’ipotesi non torna: la brutalità ricorda la mano del macellaio della Martesana, autore di un efferato omicidio che nel 1945 era rimasto insoluto. Il sospettato di allora, un fotografo pornografico, noto adescatore di ingenue fanciulle con problemi economici, pecora nera di una famiglia di ricchi industriali, potrebbe essere l’autore anche di quest’ultimo omicidio. Ma nonostante gli sforzi del giovane Cavallo, le protezioni in alto loco del sospettato non permettono di risolvere il caso e di punire il colpevole. È una sconfitta che il commissario Cavallo si porta dentro da trent’anni come un’ossessione. E' con l’arrivo della determinata viceispettrice Valeria Salemi che il commissario Cavallo, ormai sull’orlo della pensione, decide di riaprire le indagini di trent’anni prima. Insieme arriveranno a districare una ingarbugliata matassa di indizi, che li porterà a rivelare un terribile segreto.


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Il nome del padre 2017-10-07 07:09:48 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    07 Ottobre, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Ottobre, 2017
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Milano. 1944. 1972. Oggi.

Milano, oggi. Nel Commissariato di Città Studi il caldo è insopportabile, l’aria condizionata rotta e a alla finestra si vedono solo strade vuote, senza un refolo d’aria. Una desolazione che si accompagna alla noia e al senso di inutilità che sente la viceispettrice Salemi. Non c’è molto da fare, in questa afosa giornata estiva, e allora il Commissario Cavallo le porta uno scritto da leggere. E’ il suo scritto, la sua memoria, il racconto di un agosto, altrettanto caldo e solitario, di trent’anni fa.

Milano, 1972. La camicia a mezze maniche intrisa di sudore. Il silenzio di una città davvero deserta. Un vecchio telefono che suona in un commissariato vuoto. Nel deposito bagagli della Stazione Centrale è stato rinvenuto un cadavere in una valigia, pezzi putrefatti di un corpo senza nome. E’ così che l’ultimo arrivato, il giovane e inesperto viceispettore Cavallo, appena trasferito dalla costiera amalfitana, si ritrova alla sua prima indagine, la prima occasione di dimostrare quel che vale in una città che non riesce proprio a sentire come sua. Ma così non sarà, perché subito le mani del potere dirottano la sua inchiesta verso i territori della prostituzione, alla ricerca di un facile colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica. Ma se le radici di questo delitto andassero invece ricercate in un passato più lontano?

Milano, 1944. Sull’argine della Martesana viene rinvenuto il cadavere di una donna fatta a pezzi, una giovane operaia di una fabbrica metallurgica della zona. Da quella fabbrica già un’altra ragazza era scomparsa e forse le due storie potrebbero essere collegate, ma nel contesto della guerra civile non c’è tempo da dedicare a due povere operaie. Il caso è destinato a rimanere insoluto.

Flavio Villani, neurologo e scrittore, sceglie un impianto narrativo davvero elaborato, che incrocia tre piani temporali, per mettere in scena un noir di grande qualità, i cui tratti distintivi sono l'ottima ricostruzione delle atmosfere d'epoca, una scrittura elegante e raffinata e, soprattutto, la capacità di addentrarsi nelle profondità dell’animo umano.

La complessa e intrigante trama di genere è di fatto solo un pretesto per far rivivere una Milano torrida e soffocante, abitata da uomini disillusi e imperfetti, che convivono con il fardello dei propri errori e i tormenti di un passato mai dimenticato. Un poliziotto riflessivo e profondo, che ha visto i propri ideali di giustizia piegarsi alla realtà. Uomini che hanno ceduto al male e per cui il peso della colpa è divenuto dolore, bisogno di riscatto, ossessione. Una città che rivive nelle pagine, tratteggiata in modo non banale, con le sue complesse e mutevoli dinamiche politiche e sociali. Il romanzo a tratti paga una certa lentezza e qualche leggerezza nell’intreccio narrativo, ma ciò nulla toglie al valore complessivo dell’opera, che si gioca, a mio avviso, su tutt’altro piano. Quello dell’animo umano.

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