Il respiro della laguna Il respiro della laguna

Il respiro della laguna

Letteratura italiana

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Damiano Zaguri, capo della squadra Anticrimine di Venezia, viene svegliato in piena notte: in fondamenta San Travaso un uomo è stato ucciso, un neonato - suo figlio -rapito dalla culla. All'apparenza non vi è alcun movente: la famiglia è abbiente ma non ricca, impensabile un riscatto, né si può immaginare un regolamento di conti. Il padre del bambino è stato ammazzato per sbaglio: se non avesse sorpreso il rapitore, ne sarebbe uscito incolume. Indagando fra gli informatori della malavita nella Baia del Re, Zaguri segue le tracce del criminale e dei suoi mandanti: è una corsa contro il tempo, e una personalissima sfida con un suo lontano antenato, Signore di Notte nella Venezia del Seicento, che si lasciò sfuggire i colpevoli della sparizione del piccolo erede di una contessa. A mettere Zaguri sulla giusta strada sarà un talismano, non unico elemento magico in una Venezia nebbiosa e palpitante, la cui laguna, secondo un'antica leggenda, sembra in grado di esprimere funesti presagi ingrossando le sue acque.

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Il respiro della laguna 2017-04-11 04:35:01 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    11 Aprile, 2017
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Come se la laguna fosse un essere senziente

Secondo una leggenda Il respiro della laguna invia segnali e premonizioni di eventi (“Come se la laguna fosse un essere senziente, dotato di qualità divinatorie!”).

In quest’atmosfera Alberto Ongaro muove il personaggio di Damiano Zaguri, capo dell’anticrimine veneziana, che con un antenato (“Gerolamo Zaguri, che lungo il secolo diciassettesimo aveva fatto parte dei misteriosi e segreti Signori di Notte, uno dei corpi di polizia della Repubblica di San Marco”) vive in stretta simbiosi (“E si insinuava che tra i due Zaguri, quello vivo e quello morto, si fosse creato con il tempo un rapporto, diciamo, medianico…” “E che lo spirito dell’antenato…. Non si limitasse ad assistere passivamente alle investigazioni del lontano nipote ma che addirittura le guidasse”) e in costante dialettica (“Parlare con il ritratto non era certo una novità”).

Sempre dagli avi, Damiano ha ereditato fascino (“Fra i suoi antenati, oltre al tenebroso Gerolamo figurava anche Pietro Zaguri – affascinante libertino amico di Casanova…”) e abilità poliziesche che da un indizio (“Un amuleto… dove lo hai trovato?”) conducono a ritrovare il neonato rapito, smascherando i retroscena della città e dei suoi potenti.
“Io… disprezzo uomini come lei. Ve ne state qui nelle vostre case milionarie e manovrate da lontano piccoli teppisti falliti, drogati, psicopatici, criminale, assassini di professione. Siete voi la Baia del Re, i veri produttori del male in questa città…”

Giudizio finale: mesmerico nelle premesse, lagunare nell’ambientazione, raziocinante nella trama.

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Il respiro della laguna 2017-04-06 13:12:30 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    06 Aprile, 2017
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Il fascino oscuro della laguna.

Alberto Ongaro approda in libreria con il fascinoso Respiro della laguna, un nuovo capitolo della lunga e celebrata carriera letteraria dell'autore veneziano, iniziata nel lontano 1965 con Il complice. Torna ambientando il romanzo a Venezia: città dalla magica atmosfera, con le sue infinite calli, nasconde e mette in luce i personaggi che la popolano, in un tempo dove c'è spazio per sfidare l'ignoto. Chi abita a Venezia lo sa bene: la laguna respira. All'inizio del libro c'è un vecchio con un cappello di paglia che afferma che "lo spirito della laguna" sa quando un crimine sta per essere commesso nella città che sorge dalle acque. Questo succede quando cambia il barbaglio del sole sull'azzurro, che "varia sussurri e movimenti dell'increspatura dell'acqua stessa". Esiste un fremito che percorre l'aria. Ed è sinonimo di sinistro presagio, infatti così dice "la leggenda della laguna come essere umano. I segni, i presagi, il castigo imminente". E' proprio ciò ce accade in una oscura notte, dove un bambino viene strappato al tranquillo sonno, e suo padre ucciso. Una morte violenta non prevista, che chiama a gran voce l'intervento del poliziotto dell'Anticrimine Damiano Zaguri, di nobile lignaggio. Personaggio ammaliatore, pari all'ambientazione in cui si muove, scapolo, elegante, solito dialogare con il quadro di un suo antenato con cui "sente di avere un legame speciale". Le indagini si svolgono tra calli e canali di una Venezia che incanta, con una implicita allusione allo splendore apparente di una città, dove l'acqua ne erode lentamente le fondamenta. Intrappolato tra presente e passato e immerso nella magica atmosfera di nebbie e acque tipiche di Venezia, Damiano Zaguri sarà inaspettatamente aiutato da un talismano, che lo aiuterà a percorrere la strada giusta. Una lettura piacevole, con un'atmosfera insolita e una scrittura da maestro.

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Consigliato a chi ha letto Alberto Ongaro, La partita e Un romanzo di avventura.
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