Il ritorno del Marinero Il ritorno del Marinero

Il ritorno del Marinero

Letteratura italiana

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Lungariva, Liguria, un nuvoloso pomeriggio di novembre: a bordo di una barca a vela viene trovato il cadavere di Sebastian Scettro, detto il Marinero: tre proiettili gli hanno spaccato il cuore. Appartenente a una facoltosa famiglia, il Marinero se n’era andato per mare nove anni prima su un piccolo sloop nordico, facendo perdere le sue tracce. Chi, o che cosa, l’ha riportato a casa, concedendogli solo poche ore prima dell’incontro con la morte? Come può constatare Gigi Berté, Sebastian non aveva lasciato un buon ricordo: con i fratelli i rapporti erano pessimi, frequentava pregiudicati e spacciatori, e aveva persino ricevuto una denuncia per stupro. Solo l’anziana nonna non aveva mai smesso di volergli bene e di aspettare il suo ritorno. Un caso complicato, anche perché il commissario è fiaccato psicologicamente da una serie di motivi personali. E se da una parte Berté vorrebbe «fuggire» a Milano dove l’attende un’allettante proposta in questura, dall’altra la Marzia e la sua squadra, a cui è sempre più affezionato, lo tengono legato a Lungariva, che da fuori sembra un’isola felice ma che, come ogni altro luogo, nasconde il male.

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Il ritorno del Marinero 2018-09-30 07:14:05 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    30 Settembre, 2018
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Un tragico ritorno

Emilio Martini, pseudonimo di due sorelle scrittrici, ha inventato il commissario Bertè, di cui, si dice, nasconda il ritratto di un vicequestore aggiunto in carne ed ossa. Dopo aver pubblicato, La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Invito a Capri con delitto, ora pubblica Il ritorno del
Marinero.
Siamo a Lungariva in Liguria, dove Sebastian Scettro viene trovato morto sulla sua barca. Qualcuno gli ha sparato quattro proiettili al cuore. Ma chi era Sebastian, detto il Marinero?
“Sebastian Scettro , di anni quaranta, apparteneva ad una famiglia benestante di Lungariva. I genitori, proprietari di case, negozi ed alberghi, sono morti prima della sua partenza, che risale a circa nove anni fa; lui è il terzo dei tre figli maschi, di cui oggi è rimasto solo Giovanni. Giulio, il maggiore, è morto da quattro anni. (…) Sebastian Scettro era un ragazzo inquieto e chiacchierato: nello SDI a suo carico risultano piccoli trascorsi. Da giovane era sempre in contrasto con la famiglia, poi droghe, a quanto risulta solo leggere, alcol…. E infine la politica, al limite dell’estremismo. Aveva studiato a Genova, e lì si era infilato nei gruppi antagonisti. Era uno di quei ragazzi con le tasche piene di soldi e la testa negli ideali. La gente di qui lo giudicava male. Forse se n’era andato proprio per colpa della mentalità di questo paese. Almeno io, ma non solo io, ho pensato così. Era un tipo bizzarro…. Questo glielo garantisco.”.
Era stato incriminato con una accusa di stupro, poi rivelatasi totalmente infondata. Ma questo lo aveva sconvolto, e se ne era andato. Via lontano, con la sua barca, in cerca di quella libertà a lungo agognata. Ora qualcuno, però, non aveva dimenticato e si era vendicato. Al commissario Bertè tocca dipanare una matassa intricata, lui alle prese con le malinconie del passato, un presente con qualche problema e la storia con Marzia che lo ha cambiato profondamente. Un commissario col codino più riflessivo, più ponderato, meno violento, maturo e consapevole.
Un giallo perfetto, una trama godibilissima. Personaggi introspettivamente ben delineati, un libro ricco di colpi di scena, continui rimandi al passato. Un giallo non violento, da assaporare e gustare lentamente, con un finale curioso ed inaspettato. Una lettura di gran fascino ed intrigante.

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