Il rumore della pioggia Il rumore della pioggia

Il rumore della pioggia

Letteratura italiana

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Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente. Il giornalista Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto quando apprende che in un palazzo di via Maggio, la strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso di antichità religiose più famoso di Firenze. Si tratta di un semplice omicidio? Le piste che si affacciano nel corso dell'indagine sono tante e mai univoche... Un personaggio irresistibile e una tensione che si fa palpabile a ogni pagina. Un esordio sorprendente nell'ambito del noir italiano.

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Il rumore della pioggia 2019-01-15 15:16:06 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    15 Gennaio, 2019
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Un omicidio tra Chiesa e Massoneria

Oltre ad una trama avvincente e fascinosa, due sono i protagonisti indiscussi del romanzo di Gigi Paoli, Il rumore della pioggia. E sono: la città di Firenze e la pioggia. Per l’intera durata del romanzo, piove. Piove di una pioggia insistente, continua, simbolica, che ammorba di un manto lieve, ma costante, ogni cosa e persona. Una pioggia che avvolge e pare coprire con perseveranza e magnificenza le brutture umane, le nefandezze e le miserie.
A fare da contraltare la bellezza da gran dama di Firenze, illustre città d’arte, da tutti invidiata nella sua maestosità e bellezza. Ne emerge un ritratto preciso e consapevole dell’urbe:
“Nel centro di questa città, (…) non c’era praticamente niente che non avesse almeno qualche secolo alle spalle. Soprattutto i mattoni. Palazzo Valori-Altoviti si chiamava, dal nome delle due famiglie che fra mille peripezie erano riuscite a sopravvivere ai tumulti della storia. Un nome altisonante e nobile che i fiorentini del popolo avevano derubricato nel dispregiativo Palazzo dei Visacci. E quando arrivai lì davanti ne capii bene il perché: l’imponente facciata era infatti stata abbellita da quindici statue, cinque per piano, che raffiguravano personaggi di fama nella Firenze di quel tempo lontano. Ma era una fama nobile, elitaria, che la gente non capiva né apprezzava. Per il popolo fiorentino, bastian contrario per natura fin dalla notte dei tempi, quelle statue non erano solo incomprensibili, ma anche parecchio brutte. Visacci, appunto. Il nobile palazzo Valori-Altoviti era passato alla storia così.”.
Bellissima, al proposito, è la descrizione di Palazzo Non finito, e la sua storia:
“La storia di Palazzo era fantastica (…). Si chiamava non finito proprio perché la leggenda cittadina diceva che fosse così: non finito. Una storia che nasceva da un amore tra la figlia del nobile committente del palazzo e un giovane fiorentino che, per impressionare il padre della sua amata, aveva promesso di finirlo in un anno. Resosi conto che sarebbe stata una missione impossibile, il giovane decise di stringere un patto con il diavolo, al quale offrì la sua anima in cambio della realizzazione del palazzo. Volendosi però salvare dalla dannazione eterna, quando ormai l’edificio era prossimo a essere completato, il giovane astutamente chiese al diavolo di ultimare il palazzo con una serie di decorazioni sacre. Una richiesta che mise in fuga il demonio. (…) Quella città era come il labirinto degli specchi che si trovava ogni tanto nei vecchi lunapark: ovunque ti girassi, qualunque cosa guardassi, niente era davvero come sembrava. Né le cose, né le persone.”.
La vicenda è narrata dallo straordinario giornalista Carlo Alberto Marchi, di casa, a causa del suo lavoro d’inchiesta, nel Palazzo di Giustizia, detto Gotham. Strano e pensante il suo mestiere, per cui:
“A volte, mi sembrava ancora di essere in un giornale, in quel giornale che da ragazzo avevo scoperto e che mi aveva subito fatto innamorare di questo lavoro. Le cose, però, erano cambiate. Noi eravamo cambiati e quel mestiere che ci avrebbe potuto portare alla scoperta del mondo, per poterlo raccontare a chi non lo poteva vedere, si era trasformato in una occupazione spesso impiegatizia.”
Inoltre oltre alle difficoltà insite alla sua vita lavorativa, altre difficoltà lo impegnano: è un uomo separato, abbandonato dalla moglie, che gli ha anche lasciato la figlia Donata, non sempre facile da gestire, ma che ama di un sentimento infinito. Ora a colpire è un omicidio insolito: un commesso, del negozio di antichità religiose più famose di Firenze, viene trovato morto con 23 coltellate. Ad inquietare è che l’omicidio è avvenuto all’interno di un edificio di proprietà della Curia, dove ha sede lo stesso Economato. Come è possibile un fatto del genere? E quali segreti nascondeva tale persona? Il mondo che ruota intorno a questo assassinio è stupefacente: dalla Massoneria alla solita reticenza della Chiesa, che tende ad oscurare tanto omosessualità quanto pedofilia, ed interessi economici oltremodo vasti. Per il giornalista d’assalto non c’è che da scegliere dove indagare.
Una lettura che intriga con profondità, un crescendo adrenalinico che avvolge il lettore in una morsa sempre più stringente. Un esordio perfetto, una prosa che scorre veloce e continuativa, per una trama che non lascia scampo.

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Il rumore della pioggia 2018-01-22 17:02:14 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    22 Gennaio, 2018
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Firenze Gotham

Carlo Alberto Marchi è un arguto e brillante giornalista di cronaca giudiziaria presso “Il Nuovo giornale”, ultracentenario quotidiano di Firenze, ed è il protagonista del romanzo di Gigi Paoli, “Il rumore della pioggia”.
E' lunedì mattina e il nostro giornalista si barcamena tra gli obblighi domestici (è un padre single di una bambina di quasi 11 anni) e la sua impegnativa ma ormai un pochino decadente, professione. C'è stato un delitto in via Maggio a Firenze, un commesso di un negozio di antichità religiose è stato trovato senza vita, colpito da 23 coltellate: cosa si nasconde dietro la vita apparentemente ineccepibile dell'anziano signore? Il negozio si trova in un edificio di proprietà della Curia, dove ha sede anche l'Economato: quali sono i legami con la Chiesa? Perché l'inchiesta viene affidata al colonnello Lion del nucleo investigativo provinciale dei Carabinieri e tolta alla squadra mobile? E' proprio a queste ed a molte altre domande che dovrà trovare una risposta il nostro Marchi, per dare sempre notizie fresche ai suoi lettori del “Nuovo”. E' un giornalista molto sveglio, con una invidiabile rete di fonti e di amici su cui fare affidamento per apprendere nuovi particolari dell'inchiesta che sta seguendo. Intanto cerca di rimanere un genitore degno di tale nome per la sua figlioletta Donata.
Avendo letto delle recensioni positive su questo libro, ed essendo appassionata di gialli e thriller, ho deciso di dare all'autore una possibilità, pur rimanendo un pochino scettica a causa del continuo proliferare di commissari, “vicequestori”, medici legali, non sempre all'altezza delle aspettative di noi lettori. E invece mi trovo pienamente d'accordo con le opinioniste che mi hanno preceduto: veramente un romanzo ben scritto, un giallo di ottimo livello, un protagonista che rimane da subito simpatico: una lettura piacevole ed intelligente.
Innanzitutto la vicenda è raccontata dal punto di vista di un giornalista e questo già le dà quel qualcosa di diverso ed originale rispetto ai soliti gialli con protagonisti commissari e vicequestori. Inoltre, poiché l'autore è stato veramente il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano “La Nazione” per 15 anni, risulta evidente che la storia narrata è inquadrata in una cornice ben definita e ben conosciuta: niente vaghezza e superficialità insomma.
Lo stile dello scrittore merita una menzione, si tratta di un linguaggio molto scorrevole, dalle frasi brevi, concise e lapidarie, si tratta di un'espressività diretta impreziosita da una bella dose di fine ironia. Mi ha ricordato per quest'ultimo aspetto il modo di scrivere di Malvaldi, ma mi è piaciuto anche di più.
In conclusione, davvero un bel giallo, che consiglio a tutti gli appassionati del genere: una trama coinvolgente condita da ironia, uno stile avvincente, un'ambientazione inedita in una Firenze poco rinascimentale e molto gotica.

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Il rumore della pioggia 2018-01-18 13:55:32 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    18 Gennaio, 2018
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“Era solo una storia di fantasmi”

In un panorama letterario che vede nascere ogni giorno nuovi commissari e risolutori di omicidi, l’esordio letterario di Gigi Paoli si distingue per qualcosa che il lettore amante del genere fatica ultimamente a trovare: originalità.

Protagonista è infatti, come l’autore stesso, un giornalista di cronaca giudiziaria. Non un eroe della carta stampata, però, capace dalle proprie pagine di risolvere misteri e rivelare verità sfuggite ai più, come in qualche thriller d’oltreoceano. No, Carlo Alberto Marchi è un eroe imperfetto, un eroe della quotidianità, con le sue interminabili processioni per i corridoi del Palazzo di Giustizia a caccia di notizie, le sue difficoltà di padre single e quel lavoro così impegnativo, che sa cannibalizzare ogni forma di tempo libero, lasciando come avanzo un mucchietto di sensi di colpa. Dalla sua parte ha solo la curiosità, la passione e l’onestà intellettuale di uomo che, per professione, sa osservare la realtà ed è capace di raccontarla con semplicità.

Quel che colpisce di questo romanzo, prima di tutto, è proprio lo stile. I periodi sono brevi e di scorrevolissima lettura. Il linguaggio è lineare, pulito, efficace. Il ritmo incalzante e magnetico. Uno stile semplice, piacevole; giornalistico, forse, si potrebbe dire.
E come un’inchiesta giornalistica, in fondo, si svolge anche l’intreccio. Tutto parte dall’efferato omicidio di un commesso di antichità religiose. Da un lato, si susseguiranno i capitoli scritti in prima persona dal giornalista, a inseguire le possibilità, i vicoli ciechi, le storie che da quel mistero si snodano. Dall’altro, i capitoli dedicati alle indagini tradizionali, al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, attraverso cui si concretizzerà la verità.

Una trama ben congegnata e interessante, che rimane ancorata ai meccanismi del reale ed i cui punti di forza sono proprio la familiarità dell’autore con il mondo della carta stampata e con le atmosfere fiorentine. È infatti proprio nelle parole dedicate alla città che, a mio avviso, si hanno le pagine più belle del romanzo. Una Firenze a tinte fosche, avvolta da un grigio cielo novembrino e sferzata da una pioggia incessante. Una Firenze lontanissima dai tradizionali percorsi rinascimentali così cari ai turisti, ma piena di vicoli stretti, scorci angusti e visi minacciosi imprigionati nella pietra dei palazzi. Una Firenze gotica e misteriosa.

“Quella città era come il labirinto degli specchi che si trovava ogni tanto nei vecchi luna park: ovunque ti girassi, qualunque cosa guardassi, niente era davvero come sembrava. Né le cose, né le persone”.

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Il rumore della pioggia 2017-12-06 09:08:20 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    06 Dicembre, 2017
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Gotham City

Giallo italiano ambientato in una splendida Firenze, allo stesso tempo rinascimentale e solare, ma anche terribilmente gotica. E’ un giallo dalle tante prospettive di soluzione: ambientato nel mondo degli antiquari, a suo modo affascinante, con incursioni nel mondo e nei segreti della Chiesa, ma anche nell’oscurità della massoneria così come nei dolori di una famiglia, segnata da vicende della vita molto, troppo forti da sopportare. Il tutto, indagine compresa, si svolge sotto un’acqua ossessiva ed insistente, da cui il titolo del libro. In modo spiccato emerge l’ironia e la simpatia del protagonista, un giornalista dal lavoro totalizzante e con una figlia pre-adolescente da crescere. Un po’ il carattere del protagonista, un po’, a mio parere, l’immedesimazione forte fra lui e l’autore, rendono la lettura scorrevole, vivace, piacevolissima, con una finale che mette finalmente ordine in questa storia di fantasmi e che cambia la prospettiva del lettore, portandolo a guardare l’intera vicenda attraverso la pietra angolare della disperazione del colpevole.

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