L'altra casa L'altra casa

L'altra casa

Letteratura italiana

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Una villa del Settecento in mezzo alla pianura. E un quartetto di personaggi in crisi, ossessionati dal fallimento e dal bisogno di soldi. La casa li avvolge e li sconvolge, per metterli definitivamente di fronte al proprio destino. Simona Vinci, Premio Campiello 2016, si inserisce nella grande tradizione delle storie gotiche. Raccogliendo l'eredità di Henry James e di Shirley Jackson, scrive un romanzo vertiginoso e intemperante, che rivela innanzitutto una fiducia inesauribile nella letteratura. «Immaginò che da qualche parte potesse esserci l'ingresso di un tunnel segreto che conduceva alle viscere della Terra, in una caverna oscura che conteneva il cuore grasso e pulsante della casa. Un cuore enorme, un cuore tripartito come quello dei rettili e collegato alle vene e ai capillari vegetali che percorrevano muri e tetto».



Recensione della Redazione QLibri

 
L'altra casa 2021-11-14 17:16:03 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    14 Novembre, 2021
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Vita e morte tra quelle mura

Una vetusta dimora storica è un luogo che desta ricordi, le pareti hanno accolto e ascoltato storie di vita, si sono impregnate di fragranze, le stanze sono mute testimoni di passioni e vendette, di lacrime e sorrisi.
Simona Vinci parte dalle mura datate e misteriose di una villa situata nella pianura bolognese, per ricostruire in parte le reali vicissitudini dei proprietari che l'hanno abitata a cavallo tra Ottocento e inizio del secolo successivo, intrecciando il documentato con altri piani temporali e con personaggi di fantasia.
Le immagini frammentarie ed immaginate della vita della mezzosoprano Giuseppina Pasqua, contemporanea di Verdi, che ha realmente attraversato queste stanze insieme al consorte, il baritono Giacomelli, si mescolano con una storia di coppia attuale, di passione e di solitudine, di morte e di rinascita.

Un romanzo dalla struttura complessa, studiato nella forma e nei dettagli storici utilizzati, pervaso da un'aura cupa che smorza ogni slancio di ottimismo; a tratti visionario e astratto sembra inghiottire il lettore in un buco nero, ricalcando il climax tipico del romanzo gotico.
La stratificazione temporale che mescola periodi e volti in maniera rapida, crea un gioco di specchi seducente, obbligando il pubblico ad una decriptazione dei significati sottesi.

Un'analisi di due mondi distinti ma in simbiosi, quello dell'anima di una dimora e quello intimo e spirituale di chi la abita. Una connessione intrigante e misteriosa, un flusso di sensazioni e di scambi, la creazione di un unico corpo.
Una riflessione sui luoghi in cui trascorriamo le nostre esistenze, sul calore o sul gelo che vi alberga all'interno, sui destini incrociati tra la luce della vita ed il terreo della morte.

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L'altra casa 2022-01-20 16:25:15 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    20 Gennaio, 2022
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musica e gotico insieme

Simona Vinci, Premio Campiello 2016, torna in libreria con L’altra casa, un libro che si inserisce con forza in quello che è denominato come “filone gotico”, sulla scia di Henry James e Shirley Jackson.
Racconta la storia di Maura, soprano abbastanza famoso, la quale subisce un intervento alla tiroide, che probabilmente le impedirà di cantare per sempre. Ma non si dà per vinta, e con l’aiuto di Fred, suo agente ed ex amante, organizza un evento da tenersi in una grande villa alle porte di Bologna. Un evento in cui lei dovrà cantare quelli che sono stati i brani migliori di Giuseppina Pasqua, una cantante lirica amatissima da Verdi, alla quale era appartenuta la casa e il suo misterioso giardino. Giuseppina, infatti:
“era la celebre mezzosoprano che aveva vissuto per lunghi periodi nella villa fino alla morte, nel 1930.”
Maura sarà coadiuvata ed aiutata da Ursula, moglie di Marco, pianista, la quale:
“Apparteneva alla categoria di persone che ritengono che ciò che si mostra agli altri, e in fondo anche a se stessi, sia più importante di quel che si è”.
Se non che Maura si accorge subito che qualcosa di inquietante accade in quella casa:
“Come in ogni casa, aveva le sue insidie. Nascondeva tranelli, segreti, trabocchetti.”
Maura pare essere incastrata in una prigione dorata, per cui:
“era stata una madre per sei settimane. Era stata una cantante lirica, per quindici anni. Non sarebbe mai più stata niente.”
Che accadrà alla fragile cantante? Riuscirà ad uscire da quello stato di catarsi in cui è caduta per portare a termine il suo compito? O ne verrà sopraffatta?
Gli ingredienti gotici ci sono tutti in questa storia, e in particolare è la casa infestata, prodromo ad un essere vegetale che piano piano ti inghiotte, l’asse portante della narrazione. La scrittrice si rivela molto abile nella descrizione delle atmosfere cupe e lugubri che percorrono tutto il narrato. Nel romanzo vi è mistero, incantesimo, metafisica. La prosa è tenebrosa, e i personaggi lo sono altrettanto. Al centro della narrazione vi è, però, la musica intesa come un qualcosa che in modo subdolo rapisce, inganna e non concede tregua. Ne risulta una lettura insolita, che travalica il razionale, e diventa altro, il non detto, ma percepito. Per chi ama la lettura del genere gotico, per gli altri, forse, un mistero senza fine.

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Consigliato a chi ama le atmosfere gotiche e lugubri.
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