L'inverno più nero L'inverno più nero

L'inverno più nero

Letteratura italiana

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1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno più nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all'inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

Recensione della Redazione QLibri

 
L'inverno più nero 2020-03-11 11:03:39 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    11 Marzo, 2020
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Bologna nera

"Blu notte". “L’inverno più nero". È chiaro che a Carlo Lucarelli piacciano le tonalità scure, e scure sono anche le vicende e l'ambientazione di questo suo ultimo romanzo, che ha come protagonista il commissario De Luca.
Ma partiamo dall'ambientazione, che secondo me è l'aspetto più interessante e riuscito del romanzo: una Bologna del 1944 in piena occupazione tedesca; dilaniata dalle bombe; pregna del terrore perpetrato dalle truppe naziste e dai fascisti; soggetta a coprifuoco e a spaventose limitazioni della libertà individuale, sia essa di espressione o di semplice movimento. È in questo contesto che si muove il nostro De Luca, che pur essendo un commissario di polizia viene continuamente bloccato per controlli, guardato con sospetto, intralciato nelle sue funzioni o costretto a far cose che vanno oltre ogni etica o morale .
Le vicende in cui De Luca si trova coinvolto sono ben tre: omicidi a danno di persone piuttosto diverse tra loro: un ingegnere, un professore universitario e, udite udite, un componente delle SS. Forse sta qui il punto debole del romanzo: troppa carne a cuocere; si finisce per perdersi e confondersi tra un caso e l'altro, dando oltretutto l'impressione di non averli approfonditi abbastanza da renderli interessanti. Certo, la bella sensazione che si ha quando tutti i tasselli vanno al proprio posto è comunque presente, ma un po' sfumata dall'impressione che tutto si sia risolto in maniera un po' semplicistica, senza indagini troppo approfondite o colpi di genio veri e propri. Forse De Luca è uno di quei commissari che fanno dell'istinto il proprio cavallo di battaglia a discapito dell'intuizione, ma è chiaro che risulti più interessante un investigatore chi arrivi alle soluzione del proprio caso tramite logiche deduzioni, piuttosto che perché "se lo sente". Certo, non in tutti i casi è così, per De Luca: anche lui fa le sue deduzioni, ma queste non sono mai dei veri e propri colpi di bravura, bensì vengono fuori da semplici interrogatori o indizi piuttosto chiari.
Di contro, devo dire che i personaggi descritti da Carlo Lucarelli, seppure siano troppi in conseguenza dei troppi e diversi eventi raccontati, sono comunque ben caratterizzati. Ammetto che, infatti, gli eventi tragici che travolgono alcuni dei nostri protagonisti e comprimari mi hanno colpito e coinvolto, facendomi capire che tra me e loro s'era comunque creata una connessione empatica.
In conclusione, direi che se Lucarelli avesse limitato gli archi narrativi ne sarebbe risultata una lettura ancor più godibile. Il mio giudizio resta comunque positivo, seppur più concentrato su ambientazione e personaggi e non sulla storia che comunque, in romanzi di questo genere, dovrebbe essere un aspetto fondamentale.

“Ci sono freddi diversi, anche in inverno. Ci sono quelli che fanno male alle ossa, quelli che strizzano la testa e ci sono quelli che bruciano la gola e i polmoni. Ma il suo era un altro, perché non era entrato con l'aria ghiacciata della stagione, e neanche con quella umida di quella stanza gelida e nuda. Veniva da dentro il freddo che gli stringeva lo stomaco e il cuore. Era il freddo della paura.”

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L'inverno più nero 2020-04-04 15:10:57 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Aprile, 2020
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Una paura fredda. Nera.

Bologna, 1944. Siamo in piena occupazione tedesca, la quotidianità è spezzata, la paura delle bombe e della morte fanno da sovrane. Il terrore dettato dalla presenza dei nazisti sul territorio tiene in pugno la popolazione tra coprifuoco e limitazioni della libertà di vario ordine e genere. E poi c’è lui, il Commissario De Luca. Uno sbirro che non è più alla Criminale ma alla Politica. Un poliziotto che deve eseguire meticolosamente gli ordini dei superiori e farsi passare ogni grillo per la testa e ogni fuoco che si accende nello stomaco quando un caso misterioso da risolvere gli si paventa davanti.
Questa volta il nostro funzionario pubblico è chiamato ad investigare non su un unico crimine quanto su tre enigmatiche morti: omicidi, tutti, che, seppur diversi tra loro perché aventi ad oggetto le persone di un ingegnere, di un professore universitario e di una SS, si intersecano tra loro fino a delineare quello che è un disegno più grande. Perché nonostante tra un caso e l’altro ci sia un po’ di confusione che stordisce il lettore che in un primo momento tende a confondersi, a focalizzare quando l’uno e l’altro misfatto, il risultato di questi triplici delitti è quello di dar vita alle atmosfere del tempo, del momento storico e dello stato d’animo di un uomo schiacciato su più fronti dalle imposizioni dei piani alti e dalla paura. Eh sì, perché a far da cornice c’è la paura. Una paura silenziosa eppure rumorosissima, una paura che non lascia nemmeno per un attimo, una paura che sembra sfociare in rassegnazione. Questo è a mio avviso il più grande merito dell’opera; il riuscire a trasportare il conoscitore in un tempo sempre più lontano ma che non deve essere dimenticato.
Dal punto di vista dell’indagine a prevalere sono l’istinto e poi la logica. Il primo sentimento perché De Luca è un uomo intuitivo e che si lascia trasportare dalle sue folgorazioni, anche a costo di cadere in errore o di finir vittima di inattese trappole, e il secondo perché Lucarelli non esagera, non offre soluzioni eccessive o fuorvianti. I casi vengono risolti con una sfumatura di pura e semplice verità senza sproporzionati e sovrabbondanti artifizi letterari o chissà quale colpo di scena. Resta nel concreto e questo lo rende agli occhi di chi legge verosimile. Allo stesso modo sono percepiti i personaggi tra loro genuini perché intrisi di pregi e difetti, peculiarità e caratterizzazioni che invitano ad una piacevole conoscenza.
Una lettura piacevole, di rapida conclusione e capace di solleticare gli appetiti degli amanti del genere e non.

«Pensava che anche se l’avesse fatto davvero un buco nel materasso e ci avesse infilato dentro la testa non sarebbe riuscito comunque a togliersi dall’orecchie il gorgogliare del sangue, l’odore di urina e di muffa dal naso, tutto quello schifo, quella paura e anche quella vergogna dallo stomaco.
Che non c’era più una direzione in cui voltarsi perché quel gelo livido e marcio, quell’aria gonfia che lo soffocava, erano dappertutto, e non bastava girare lo sguardo per evitarle.
Se lo sarebbe portato dentro per sempre, quell’inverno.
Quell’inverno così ruvido e freddo.
Così nero.»

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