La belva La belva

La belva

Letteratura italiana

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Domegge di Cadore, luglio 2012. Rebecca, Stella, Livia e Valentina stanno giocando sulle rive di un ruscello, quando all’improvviso ritrovano un corpo riverso nell’acqua: un ragazzo con il volto sfigurato. La direzione della loro estate cambia, e con essa quella delle loro vite. Cosa sta accadendo nei boschi delle Dolomiti? L’ipotesi più attendibile è che un animale attacchi gli uomini. Eppure c’è qualcosa di poco chiaro. E mentre la polizia dispone il coprifuoco, in innaturale silenzio cala sulla macabra scoperta. Ma le quattro ragazze non riusciranno a sottrarsi all’effetto domino scatenato dalla loro curiosità. Il prezzo che pagheranno sarà altissimo: i luoghi della loro infanzia si deformeranno, tanto da far paura, e la loro gioiosa esistenza lascerà il posto a una realtà violenta e inquietante.



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La belva 2013-07-09 18:47:22 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    09 Luglio, 2013
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il dolore si mischiò a qualcosa di dolce

Rebecca Tenaci , lascia Roma con i suoi genitori per trasferirsi con la famiglia a Domegge di Cadore, il trauma è forte per la ragazzina; passare dall'Urbe al profondo Nord non si rivelerà
un 'esperienza bellessima. Dopo un primo momento di spaesamento però ,Bi, come la chiamano Valentina , la sorella maggiore e le sue migliori amiche, Stella e Livia, si adatterà alla nuova vita. Non più uscite in giro per il centro caotico della capitale, che è pur sempre una giungla, ma trekking tra boschi e radure silenziose. Una mattina mentre le tre indivisibili ragazzine sono in giro per il solito bosco fuori paese a misurarsi in un gioco, una specie di lippa, con mazze e pietre da colpire lungo l'alveo del ruscello sarà proprio nel laghetto alla fine del percorso che le quattro ragazzine faranno una macabra scoperta ,quella del corpo senza vita di un ragazzo il cui volto è stato in parte sbranato!
C'è dunque una belva feroce, un cane sciolto?, un lupo solitario che si aggira nel bosco?
Il commissario Badile con l'agente Filo e il dottor Ros, dopo il ritrovamento di un secondo cadavere orrendamente mutilato ne sono quasi sicuri , ma c'è qualcosa che non torna, sarà proprio Bi, testarda e incosciente a trovare il bandolo della matassa che sorprenderà tutti i lettori.

Francesca Bertuzzi ha scritto un giallo interessante, è stata capace di alternare scene splatter a scene di poesia e quest'alternanza non stona ma convince, se da una parte c'è un corpo slabbrato con la materia cerebrale riversa sul terriccio, dall'altra c'è la storia degli elefanti, animali che gli etologi scoprirono capaci di sviluppare un linguaggio che , a seconda delle circostanze , sviluppava nuovi registri, gli stessi animali tolti alla savana e rinchiusi in uno zoo, impararono nuovi barriti, si scoprì che imitavano i suoni dei tir dell'autostrada vicina, avevano imparato a chiedere aiuto a quelli che credevano loro simili imparandone il "linguaggio". Anche gli esseri umani più deboli e bistrattati messi alle strette sono capaci di reazioni allucinanti , lo scoprirete in questo giallo.


La frase: Quando uscimmo dalla coltre di alberi il sole mi fece girare la testa. Mi voltai un istante.Il bosco era lì,intatto, la ginigiana dell'acqua muoveva disegni liquidi sugli abeti,e gli uccellini cinguettavano sereni.Guardai verso la strada.Le ragazze erano già alla prima curva asfaltata.
da La Belva di Francesca Bertuzzi Newton & Compton ;2013

La frase : Il ricordo del volto di Livia volle dire dolore per molto,molto tempo. Ma ci fu un giorno, per essere esatta una mattina,in cui mi svegliai pensando a quella volta in cui, da bambine, avevamo scattato una cinquantina di foto in pose stupide. Mi venne in mente lei che si annusava i piedi con aria disgustata urlando : Scatta, scatta ora!"
E sorrisi.Non piansi.Quello fu il momento in cui il dolore si mischiò a qualcosa di dolce, che aveva sempre abitato in quelle memorie.
da La belva di Francesca Bertuzzi Newton & Compton ; 2013.

La curiosità: Ha diretto e montato il backstage del film Vallanzasca - Gli angeli del male di Michele Placido.

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La belva 2013-06-24 13:26:16 Bazinga
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Bazinga Opinione inserita da Bazinga    24 Giugno, 2013
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Avventura mozzafiato

Quattro giovanissime protagoniste. Ambientazione da sogno. Un'avventura che non ti fa tirare il fiato.

A cavallo tra l'infanzia e l'età adulta, Rebecca, Stella Livia e Valentina, si trovano invischiate in un mistero molto più grande di loro, un mistero feroce, che si prende le vite di altri ragazzini e azzanna la loro estate, trasformando i boschi assolati dei giochi d'infanzia in luoghi oscuri pieni di ombre che le aspettano in agguato.

La paura dovrebbe respingerle e allontanarle, verso la sicurezza della casa e la protezione degli adulti, invece, come spesso accade a quell'età, l'orrore esercita sulle ragazzine un'attrazione irresistibile, che si mescola alle prime uscite di nascosto, ai primi amori, alle prime innocenti bugie.

Un thriller che è quasi un romanzo di formazione, ma il pericolo qui non è solo la perdita dell'infanzia. Le loro stesse vite si troveranno minacciate dalla belva, e l'unica arma che avranno da opporle sarà l'amicizia che le stringe forte l'una all'altra.

Se vedete i commenti che ho fatto ai suoi romanzi precedenti capirete che sono profondamente innamorato di Francesca Bertuzzi. Trovo, e non è un'esagerazione, che sia la scrittrice più potente che ci troviamo in casa. Lo dico da quando ho letto "Il Carnefice", e mi fa piacere che i numeri mi abbiano dato ragione... Gli italiani che hanno venduto 100.000 copie all'esordio credo si possano contare sulle dita di una mano. Una è lei. Ti incolla alle pagine come Dan Brown, scava nelle paure come il miglior King, e usa le ambiantazioni con lo sguardo magico di Crichton, ma non tralascia mai l'umanità più profonda dei suoi personaggi. Ed è cresciuta. Molto.

Due citazioni:

"Le loro bocche rimasero aperte ad aspettare che ci entrassero dentro le mosche. Stella si alzò e mi prese la mano.
.
Glela strinsi come si stringono le ginocchia quando ti stai per fare la pipì addosso."

"E anche allora mi sentivo così, come se fossi già salita sul Titanic e quello fosse salpato in mare aperto, dritto contro il famoso iceberg.
Ora so che sarei potuta scendere in qualunque momento.
Ma non lo feci.
Assecondai quella giostra per non sentirmi piccola e fifona. Perché era troppo bello quello che provavo con i ragazzi intorno per rinunciarci.
Perché ero giovane, e Tosco aveva ragione: i giovani, a volte, sono stupidi."

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