La chiave di tutto La chiave di tutto

La chiave di tutto

Letteratura italiana

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Un senzatetto, un nero, una spogliarellista: una catena di delitti sinistramente logica. Sembra proprio che il killer che nel giro di poche ore ha disseminato Rimini di cadaveri abbia in mente di «fare pulizia». Ma il vice questore Costanza Confalonieri Bonnet, l'investigatrice più bella mai apparsa in una Questura (calendari compresi), non è convinta, la pista ideologica secondo lei non è quella giusta. Altrimenti perché Vagano, misterioso barbone dal sapore felliniano, si sarebbe preso la briga di ingoiare una chiave prima di morire? Quella, di certo, è la chiave di tutto. Ma cosa apre? Affiancata dalla sua squadra di fedelissimi - l'ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, l'assai meno intellettuale vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e la nerd Cecilia Cortellesi, agente scelto - Costanza indaga, nel panorama un po' magico e un po' inquietante della riviera romagnola d'inverno.

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La chiave di tutto 2018-06-25 06:32:45 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    25 Giugno, 2018
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Delitto nella Rimini felliniana

Gino Vignali scrive La chiave di tutto, lui nato a Milano, è tra i fondatori dell’agenda Smemoranda, ha partecipato alla nascita del cabaret Zelig, ed ideato l’omonima trasmissione televisiva.

Un giallo frizzante, dalla scrittura vivace ed ironica, che si divora letteralmente in un attimo.

Ambientato in una Rimini dal sapore felliniano, come non mai, in cui:

“Rimini, in compenso, è bianca come il dentifricio di una volta. Sepolta sotto un metro di Colgate, di cui pare di cogliere perfino il profumo di Gardol.”.

Il libro si apre in modo del tutto inconsueto:

“Dove troviamo da un’altra parte un senzatetto pestato e bruciato probabilmente da qualche nazista, un preside che ci spiega le proprietà di un verbo, (…), un cane che piscia su, e sottolineo su, una pantera, il tutto illuminato dalle luci del Grand Hotel di Federico Fellini?”.

Le indagini sono condotte con piglio e sapienza investigativa dal vicequestore Costanza Confalonieri Bonnet, una bella donna, di ottima famiglia e di ottima educazione, elegante per natura, disinvolta e molto preparata:

“Costanza era la primogenita di una delle famiglie più importanti di Milano, quelle con il palco alla Scala prima che costruissero la Scala e l’edicola funeraria al Cimitero Monumentale, in mezzo alle tombe di famiglia, un po’ in soggezione, dei Pirelli e dei Campari. (…) Era più intelligente che simpatica e più simpatica che bella….”.

Ora è alle prese con un omicidio di un senzatetto, noto con il nome di Vagano, per la sua abitudine di recitare l’incipit del film Amarcord, e dopo di lui di un nero. Entrambi sono stati picchiati, torturati e bruciati. Sembrano aver a che fare con l’omofobia, ma qualcosa non quadra ed indagano a fondo sulla vita delle vittime si scopre il passato ingombrante del ragazzo africano e una chiave che non sembra aprire nulla nello stomaco del clochard.

“Questa chiave , con ogni probabilità, era l’obiettivo dell’assassino, era quello che cercava a costo di uccidere non una ma due persone. “.

Un giallo dall’ambientazione caratteristica, quella Rimini dove il ricordo e l’impronta di Fellini la fanno da padrone, e non possono non attirare il lettore. Un dialogo serrato e vivace, una investigazione lucida ed intelligente, un’ironia soffusa sono le caratteristiche salienti di un romanzo che non delude le aspettative, anzi intriga ed affascina moltissimo il lettore.

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