La vita uccide in prosa La vita uccide in prosa

La vita uccide in prosa

Letteratura italiana

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Settembre 1988. Un grigio impiegato del Catasto viene ucciso a revolverate mentre è nel giardino della sua villetta, vicina al Parco Lambro. Un tentativo di rapina? Un incidente? Il gesto folle di qualcuno in preda ai fumi della droga? O una vendetta? I trascorsi professionali dell’uomo non offrono supporti a quest’ultima pista, in apparenza la più promettente. Ma forse il grigio impiegato non era poi così prevedibile nella quotidianità delle proprie azioni: si scopre infatti che il vecchio padre disabile…
Che la chiave del delitto vada cercata, allora, tra le pieghe di una famiglia apparentemente normale, dalla vita che sembra un susseguirsi di giorni e di gesti assolutamente banali? Mentre Melis e suoi uomini si arrovellano, percorrendo piste che una dopo l’altra si renano nelle più sterili conclusioni, gli anni Ottanta sembrano celebrare i loro massimi fasti: in quell’anno, il 1988, il Milano di Berlusconi, Sacchi e Gullit ha vinto il campionato, sindaco della «Milano da bere» è «l’onorevole cognato» del primo Presidente del Consiglio socialista della nostra storia, e l’Italia ha appena superato il Regno Unito quanto a Pil: non sarà proprio il Paese si Cuccagna, ma, a detta di molti, quasi. È proprio così?

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La vita uccide in prosa 2019-01-02 18:28:52 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    02 Gennaio, 2019
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Un grigio impiegato dai molti segreti

Torna Norberto Melis in La vita uccide in prosa di Hans Tuzzi. Melis è l’investigatore partorito dalla sagace penna di Hans Tuzzi. Dall’ultima indagine è passato da commissario a vicequestore, sposato con una donna molto bella e molto colta, Fiorenza, con la quale ha la passione per l’etimologia e l’amore per la musica classica.
Siamo a Milano nel 1988, e il nostro protagonista si trova davanti ad un imprevisto, dove vi è:

“Un padre che non è un padre.

Una bissa che non è una bissa.

Ma il morto, quello, è morto davvero.”

Davanti alla propria villetta nell’hinterland milanese viene trovato morto un oscuro impiegato del catasto, Maggiorino Agosto. Geometra, un uomo all’apparenza innocuo, rimasto vedovo due anni prima di Rosa, caduta in giardino, dove aveva sbattuto la testa, vive con il padre, anziano, invalido, incapace di intendere. Chiamata d’urgenza per accudire il padre superstite, Augusta Agosti, la sorella, non riconosce in colui che si trova davanti il proprio padre. Ma allora chi è costui? E chi è in realtà il morto? Quali segreti nasconde? Qui:

“Qui tutto diceva incancrenita tristezza. Grigia triste prosa.”

Le piste da seguire sono tante, rivelatrici di sorprese inaspettate, come la vita, che qui è come:

“un triste jazz sporco, un jazz, aveva scritto qualcuno, dove la tromba è il lamento di un pianto senza lacrime.”

Di particolare importanza sono i tempi in cui il romanzo si svolge: il 1988, dove:

“L’anno, iniziato per la piccola Italia con il delitto del Canaro, finiva per il Grande Mondo con l’URSS in dissoluzione con quattro anni di ritardo sulla fatidica data orwelliana.”

Un noir di grande raffinatezza, scritto ed elaborato con uno stile filosofico e ricercato. Colte le citazioni che intervallano spesso la narrazione. Un giallo di qualità, per una lettura di gran fascino ed alta elevazione.



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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ama i gialli di Hans Tuzzi, come Un enigma dal passato.
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