Mar Bianco Mar Bianco

Mar Bianco

Letteratura italiana

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Negli anni Venti su uno dei primi gulag sovietici si trovava nelle isole Solovki, un arcipelago del Mar Bianco, nel nord della Russia. Un secolo dopo, tre amici fiorentini partono per le Solovki per lavorare al restauro di un antico monastero ortodosso. Pochi giorni dopo spariscono senza lasciare traccia. Mentre la polizia archivia il caso come un incidente, il giornalista freelance Alessandro Capace decide di andarli a cercare. Saranno i suoi articoli e la sua tenacia a tenere viva l'attenzione intorno alla misteriosa scomparsa dei tre amici. Dove sono finiti? Sono scappati, o qualcuno li ha fatti sparire? E in entrambi i casi: perché? Sono davvero amici, come anni di vita comune, dal liceo in poi, lascerebbero credere? O c'è una verità più amara nascosta nel loro passato? O forse nel passato dell'isola, in quel groviglio di violenza e ingiustizia che è la storia delle isole Solovki?

Recensione della Redazione QLibri

 
Mar Bianco 2015-09-03 08:58:25 Fr@
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Fr@ Opinione inserita da Fr@    03 Settembre, 2015
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Quando il colore bianco è sinonimo di morte.

Il Mar Bianco.
Secondo la definizione dell'enciclopedia si tratta di un mare laterale del Mar Glaciale Artico che, essendo quasi totalmente circondato dalla terraferma, è spesso considerato un mare interno. Bianco: un colore che evoca la purezza, la verginità, la spiritualità... ma il bianco in Oriente significa anche sfortuna e viene spesso attribuito alla morte.
Ed è la morte che sembra, come un'aura invisibile, avvolgere le isole Solovki, l'arcipelago nel Mar Bianco, "fatte di roccia e di torba".
Alessandro Capace (e non "Capaci", come tutti sbagliano) è un "brillante fallito" di trentasei anni che, impegnato nel tentativo di affermarsi come reporter, si ritrova catapultato nel freddo russo delle isole Solovki, alla ricerca di tre giovani italiani scomparsi.

In "Mar Bianco" la fantasia si sovrappone alla realtà; il thriller si sovrappone alla Storia.
Numerosi sono i riferimenti alle atrocità che sono state compiute sulle isole Solovki ("Per secoli anche i morti sono stati buttati nella torba. I monaci ortodossi che sono vissuti e morti al monastero, i pescatori che hanno avuto il coraggio di stabilirsi su queste isole, le migliaia di prigionieri che sono stati mandati quassù dagli zar a da Stalin [...] - uno a uno, tutti sono stati seppelliti nella palude di torba che circonda il villaggio. E' come se tutta l'isola poggiasse sopra un'enorme distesa di ossa") ed è proprio la Storia della Russia, di queste sperdute isole del Mar Bianco, che ci guida in un romanzo investigativo ricco di spunti di riflessioni sulle persone e sulla società.

"Mar Bianco" di Claudio Giunta non è un sempice romanzo noir, così come Alessandro non è il tipico detective dei gialli. Alessandro è davvero un "brillante fallito". E' un uomo che in certi passaggi si può arrivare anche a disprezzare ma, che alla fine, rappresenta in maniera perfetta le speranze infrante, le illusioni, i dolori di una generazione.
Le riflessioni di Alessandro sono, a volte, dei veri e propri pugni nello stomaco.
Ammetto che ho apprezzato la sincerità, la durezza, con cui l'autore dipinge usi, costumi e persone, in particolare dell'Italia.
"Ancora i ragazzi. A che età, ricordo di aver pensato, si smette di essere "ragazzi", in Italia? Ma in realtà ciò che mi infastidiva in quell'espressione non era il dato dell'immaturità, la cosa ridicola che era trattare degli ultratrentenni alla stregua di adolescenti. Il fatto è che inconsciamente avevo collegato i "ragazzi" ai "bravi ragazzi" di un vecchio film di Scorsese sulla mafia. Non mi piace questo genere di solidarietà tra maschi, non mi piacciono le comunità chiuse: [...] c'è quacosa di puerile in questo attaccamento. E anche di poco sano".

Alessandro sa di non essere l'eroe giusto che parte per scoprire la verità.
Sa di essere un uomo con numerosi difetti (l'incapacità di sentire un attaccamento verso il figlio, il vedere la scomparsa dei tre amici come un modo per avvicinarsi nuovamente al suo amore universitario...). Tuttavia, è proprio questa sua consapevolezza che me l'ha fatto apprezzare come personaggio principale. E non è l'unico personaggio che ho davvero apprezzato.
L'autore è riuscito a creare dei protagonisti con una psicologia "vera": anche quei personaggi che conosciamo solo per poche pagine, sono dipinti in maniera estremamente realistica.

Inoltre, ho apprezzato la volontà dell'autore di essere davvero fedele alla Storia: dalla lettura del romanzo si nota come ci sia stato un attento lavoro di documentazione.
Niente viene dato per scontato. Ogni aspetto, anche quello che potrebbe apparire insignificante, della vita sulle Isole Solovki, nel passato e nel presente, viene offerto al lettore.
Lo stile non diviene mai pesante. Non è una lezione di storia: il protagonista ci racconta in prima persona quello che vede, quello che sente, quello che prova.

Nonostante le circa 300 pagine, la lettura scorre velocemente: i capitoli sono brevi e, concluso uno, sentivo la necessità di continuare a leggere per capire come continuava la storia.
Lo consiglio sicuramente agli amanti dei gialli ma anche a chi ha una forte passione per la Storia.
Infatti, "Mar Bianco" ci presenta avvenimenti storici che spesso vengono (purtroppo) trattati con superficialità a livello scolastico. Avvenimenti che spesso vengono anche dimenticati, nonostante siano avvenuti in tempi a noi vicini.
Vi lascio con un estratto di "natura storica". Che dire se non: buona lettura? :)

"Per i russi, il nome Solovki ha un suono sinistro: quasi lo stesso di Kolyma o di Auschwitz, salvo che le Solovki hanno anche una storia sacra che complica le cose e le rende, se la cosa è possibile, ancora più tristi. [...] L'intero monastero diventò un gulag. Un edificio nato per il culto venne usato per trent'anni come luogo di detenzione, prima per i criminali comuni, poi per i dissidenti. Detenzione: cioè tortura. Ho detto che è difficile immaginare cosa vuol dire passare l'inverno alle Solovki. Ma passare alle Solovki cinque, dieci, venti inverni senza avere cibo e vestiti sufficienti, lavorando come schiavi tutti i giorni della settimana, tutte le settimane dell'anno, supera la comprensione umana perchè non è umano: semplicemente, uno rinuncia a pensarci. E tuttavia questo, è stato calcolato, fu il destino di circa trecento mila esseri umani tra il 1925 e il 1954. [...] Oggi il monastero è tornato a essere un monastero. Anche se cade a pezzi, e anche se conserva ancora le tracce di decenni di atrocità: le antiche celle dei monaci trasformate in dormitori, le scritte in cirillico sui muri, i sotterranei senza finestre e senza fognature dove venivano rinchiusi per mesi, per anni, i nemici del popolo - lì i "ratti", come li aveva battezzati la propaganda del regime sovietico, venivano davvero trattati come ratti, diventavano ratti".

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi apprezza i noir, i thriller, i gialli. Per i temi trattati, lo consiglio anche agli appassionati di storia.
Consigliato più a lettori adulti che ai ragazzi, penso che i 18 anni siano una buona età di partenza per la lettura di questo romanzo (più che altro per avere una base di quegli argomenti di Storia che, tradizionalmente, sono studiati a questa età).
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