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Ritornano il commissario Ferrazza e l’ispettore Ceolin detto ‘Ndemo tosi, qui coinvolti in un caso torbido, dai confini ambigui, al limite delle loro competenze ufficiali. Un imprenditore dal passato avventuroso, Enea Bentivoglio, titolare di una ditta di riciclo di rifiuti, viene trovato cadavere in un noto ritrovo di tossicodipendenti. Del delitto è accusato Vittorio Gugliaro, un agente della Polizia giudiziaria in forza al commissariato dello stesso Ferrazza, e la delega per le indagini viene assegnata al capitano dei carabinieri Francesco Calabrese. Temendo una vendetta da parte dell’Arma, a causa di una precedente inchiesta di Ferrazza che aveva portato all’incriminazione di elementi dell’Arma stessa nel caso denominato “Notturno metropolitano”, il commissario si attiva in un’indagine parallela coadiuvato dall’ispettore Ceolin e dal detective, ex carabiniere, Romano Montanari. Il terzetto, che rappresenta tre segmenti umani del classico “investigatore solitario” della narrativa noir, si troverà immerso in una vorticosa vicenda di traffici illeciti di rifiuti e di flussi internazionali di stupefacenti, in cui sono coinvolti il boss della ‘ndrangheta Manlio Tripodi e una misteriosa donna russa, Julia Litvinova, una vecchia conoscenza di Bentivoglio approdata in Italia con il figlio Ivan. Al terzetto di unirà segretamente il maresciallo dei carabinieri Iginio “Joe” Callegari, che non crede alla colpevolezza di Vittorio Gugliaro. Sarà un’inchiesta faticosa, la loro, complessa, condotta sul filo del rasoio, per di più trascinata, tra mille ostacoli, colpi di scena e verità inaspettate, in una Milano oppressa da un caldo tropicale che ottunde le menti e fiacca i corpi, una città nerissima, nella quale, parallelamente allo svolgimento del caso, si assiste allo sgretolamento del rapporto tra Daniele Ferrazza e la sua compagna, l’anchor woman della tv Laura Barbieri.



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Milano rovente 2020-01-15 10:39:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    15 Gennaio, 2020
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Alla ricerca dell'assassino

«Quando era iniziata questa inquietudine, così inconsueta per un uomo come lui? Era in grado di determinare il giorno, l’ora, il minuto in cui per la prima volta l’aveva percepita? No, non lo era. Si trattava di una specie di tarlo entratogli dentro di soppiatto, senza che lui se ne avvedesse, che poi era cresciuto, piano piano, notte dopo notte; Enea si svegliava all’improvviso e si sollevava sul letto, gli occhi spalancati, ad ascoltare i rumori del buio, poi tornava a coricarsi, senza riuscire a trovare una posizione adatta per riaddormentarsi.»

Ore sei e trenta del mattino. Una telefonata da parte di Ceolin. Gugliaro, Vittorio Gugliaro è nei guai. Lo hanno trovato nel boschetto di Rogoredo privo di sensi e gravemente ferito. A pochi passi di distanza, un morto. Un uomo anziano, ucciso da due colpi d’arma da fuoco probabilmente provenienti proprio dall’arma dell’agente privo di coscienza. I risultati del tampone ancora non ci sono, ma il sospetto di una sua colpevolezza è forte. Basti pensare al suo passato turbolento, un passato fatto di droga essendo stato un eroinomane che si è ripulito in un centro di disintossicazione e che, sembrava, non aver più toccato alcuna sostanza stupefacente in questi successivi venti anni. Chi è il morto? L’assassinato altro non è che Enea Bentivoglio, titolare di una ditta di riciclo di rifiuti e compagno della giovane Gloria Borghi.
Un gioco di potere tra commissariato di polizia e carabinieri. Eh sì, perché le indagini vengono attribuite a Francesco Calabrese, capitano di questi ultimi che non cela di aver già trovato il suo omicida. Il rischio di una vendetta per i fatti di “Notturno Metropolitano” in cui proprio l’Arma dei carabinieri era stata coinvolta è concreto. Da questi brevi assunti avrà luogo un’indagine parallela che vedrà Ferrazza e Ceolin, insieme a Romano Montanari, ex carabiniere e ora detective, e a Igino “Joe” Callegari, maresciallo dei carabinieri, ricercare quella verità atta a smascherare il vero assassino e a scagionare Vittorio. Chi ha davvero ucciso Enea? E perché?
Tra traffico illecito di rifiuti e di stupefacenti a livello internazionale in cui sono coinvolti il boss della ‘ndrangheta Manilo Tripodi e una misteriosa donna russa, Julia Litvinova, una vecchia conoscenza di Bentivoglio approdata in Italia con il figlio Ivan, ha inizio un’indagine serrata e complessa, fatta di tanti colpi di scena e dove niente è come appare.
Con “Milano Rovente” Alessandro Bastasi conferma la sua capacità con un poliziesco che avvince per l’inchiesta intessuta e per ritmo narrativo. Il testo è di facile lettura, non particolarmente impegnativo ed è avvalorato da uno stile rapido, diretto e non prolisso. L’opera può essere letta anche senza rispettare l’ordine preciso della narrazione. Adatto agli amanti del genere e non.

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