Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Viene la morte che non rispetta
 

Viene la morte che non rispetta Viene la morte che non rispetta

Viene la morte che non rispetta

Letteratura italiana

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Genova, autunno 1952. Silvio Arieti, liberale e antifascista, docente universitario in pensione, viene trovato morto nel suo appartamento. Il cadavere è legato e porta sulla schiena una scritta, incisa con il bisturi, in una lingua simile al greco moderno: «Erkete o’ Tanato», «Viene la morte». Dell’indagine si occupa il colonnello Anglesio insieme ai suoi due uomini di fiducia: il maresciallo Medardo Vercesi e il brigadiere Mattia Ferrari. Quello di Arieti è solo il primo di una serie di omicidi che hanno evidentemente a che fare con la guerra da poco conclusa. Per risolverli, tra piacevoli intervalli culinari e distrazioni dovute alla giovane fidanzata Letizia, Anglesio dovrà fare i conti con il proprio passato e con quello di persone che sono molto vicine a lui.



Recensione della Redazione QLibri

 
Viene la morte che non rispetta 2015-09-25 15:57:00 Fr@
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Fr@ Opinione inserita da Fr@    25 Settembre, 2015
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A volte la colpa si può espiare solo con la morte.

La morte è da sempre il soggetto di racconti, poesie, canzoni.
Fonte d'ispirazione ma anche fonte di molte preoccupazioni.
Perché la morte può arrivare all'improvviso e, quando arriva, non rispetta nessuno.
("Erkete o Tanato ti e rrespettei").

"Viene la morte che non rispetta" è un romanzo noir incentrato sulle indagini del colonnello Enrico Anglesio. Il protagonista, come spiega lo stesso autore nei ringraziamenti, è il personaggio principale di un altro romanzo e di un racconto lungo. In effetti, all'interno di "Viene la morte che non rispetta" ci sono diversi riferimenti a fatti e eventi raccontati in altri libri.
Tuttavia, nonostante non abbia letto le altre imprese del colonnello Anglesio, non ho avuto problemi nella lettura del romanzo.

Osservando la copertina e leggendo la trama, il romanzo potrebbe apparire come un classico giallo: un protagonista (non un poliziotto ma un carabiniere in questo caso) deve indagare su un omicidio. Anglesio viene aiutato dai suoi due uomini più fedeli, il maresciallo Medardo Vercesi e il brigadiere Mattia Ferrari. Inoltre, intorno alla figura del colonnello, orbitano molti altri personaggi, dalla giovane Letizia con cui Anglesio ha una complicata relazione, al fidato oste Cicin, la cui focaccia è la migliore di Genova. I personaggi sono davvero ben sviluppati. Gli stati d'animo e i pensieri dei diversi protagonisti sono presentati in maniera precisa e semplice, senza che l'autore si perda in eccessive descrizioni. Infatti Alessandro Defilippi riesce con grande abilità a scrutare nell'animo dei suoi personaggi ("Ma non voleva più avere paura. Né paura di aver paura. Appoggiò la destra sulla tasca, cercando di sentire, nel contatto con la pistola, oltre la vigogna dei calzoni, una rassicurazione. Le pistole non sono cattive, sono oggetti. Buono o cattivo è chi le usa. Il problema è che nessuno è del tutto buono o del tutto cattivo: siamo tutti meticci del male").

Con grande abilità, l'autore riesce anche a presentare Genova, la città in cui le vicende si sviluppano. In alcuni passaggi il capoluogo ligure appare come un personaggio della storia e non come semplice ambientazione del racconto: è quasi viva. ("Novembre a Genova è un mese esagerato, soprattutto di domenica. Magari ti capita un giorno di maccaia, con il mare immobile e il cielo come un coperchio di ghisa. E sudi che ti pare l'Amazzonia. Se piove, invece, non scende acqua dal cielo: diluvia e a un certo punto pensi che sarebbe il caso di telefonare a Noè, per prenotare un posto. Sottocoperta, ché sul ponte ci si bagna troppo").

Nel romanzo ricorrono diverse espressioni dialettali, tutte comunque facilmente comprensibili.
Dato l'uso del dialetto e l'amore con cui l'autore descrive Genova, in un primo momento ho pensato che Defilippi fosse genovese. E' invece lo stesso autore che nei ringraziamenti spiega il perché un torinese abbia deciso di ambientare i propri racconti a Genova. Diverse sono le ragioni ma ne ho in particolare apprezzata una: "Per me Genova e Torino sono le due parti di una città altrimenti monca. Torino, l'entroterra di Genova; Genova, il borgo marinaro di Torino. Una città senza mare o senza fiumi è povera: la mia città immaginaria e reale ha un grande fiume che l'attraversa e il mare che la lambisce".

Se considerassimo solo i personaggi e lo scenario, il romanzo appare come un tradizionale racconto noir. Eppure "Viene la morte che non rispetta" è, a mio parere, in parte anche un romanzo storico.
Le vicende narrate sono ambientate a Genova ma nel 1952 e il dopoguerra italiano è un altro protagonista del romanzo. L'autore ammette che con il suo romanzo non intende realizzare un'opera di "ricostruzione storica" però riesce a dipingere molto bene gli anni successivi alla guerra.
Offre degli "squarci" sulla vita del periodo degni di un romanzo storico.
E' proprio per questo motivo che ho apprezzato il racconto: l'autore è riuscito a trattare molto bene un periodo delicato della storia italiana.

Consiglio il romanzo a chi ama leggere gialli e noir ma anche a chi è interessato alla storia italiana della prima metà del secolo. Nonostante i personaggi e i fatti siano opera di fantasia, ci sono riferimenti continui a eventi veramente accaduti.
Quindi, che dire se non "buona lettura"? :)

"Appoggiò il bisturi sulla mola e aprì il rubinetto dosatore. L'acqua iniziò a gocciolare sulla lama e lui azionò il pedale della ruota. Movimenti ritmici, morbidi, mentre l'acciaio gemeva con un sibilo aguzzo. Affilare un bisturi era un lavoro delicato: il filo doveva essere sottile, sottilissimo, per affondare come quando si sgozza un maiale. Per incidere la pelle con la stessa precisione e delicatezza di quando si sfiletta un pesce. Perché il bisturi è come un pennino. Deve saper scrivere. Sorrise appena, continuando a lavorare. Non era contento. Ma quel che andava fatto aspettava da tanto. Ed era venuto il tempo. Perché c'è un tempo per ogni cosa. Anche il tempo per uccidere."

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Consigliato a chi ama i racconti gialli e i noir, in particolare di autori italiani.
Dato il contesto in cui si sviluppa la vicenda, consiglio la lettura anche agli appassionati di storia contemporanea.
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Viene la morte che non rispetta 2017-11-01 10:30:38 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    01 Novembre, 2017
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Il fascino tenebroso e maledetto degli anni '50

Alessandro Defilippi ne Viene la morte che non rispetta affronta un carosello di delitti, nei primi anni Cinquanta a Genova, che affondano le radici lontano al tempo della guerra civile. A prima vista è un giallo, in realtà un atto d’amore per gli anni Cinquanta, elegante e sottilmente “retrò”. Tanti gli elementi siffatti che a sostegno di questa tesi compaiono nel testo: il telefono di bachelite, la radio Telefunken, la suora
“con il velo puntuto ed ampio come le ali di un gabbiano”,
la portinaia che forse dorme in un cassetto della credenza massiccia. Siamo nel 1952, e sempre vivida, anzi vividissima, è la guerra civile e il suo ricordo: ieri pareva una cascata, ora un rubinetto da cui gocciola di tanto in tanto qualche piccola perdita di sangue. E così entra in scena il colonnello Anglesio a dipanare il bandolo di una matassa intricata e tremenda. Di delitto in delitto ed efferate esecuzioni, che vendono firmate in una lingua iniziatica, il griko, ovvero il greco imbastardito con il dialetto leccese:
“Erkete o Tanato ti e rrespettei ma to trapanitu to koftero”, “Viene la morte che non rispetta. Con la sua falce affilata. E presto ci annota nella lista.”
Così sul maggiolino viaggia la morte supportata da una “maledetta fotografia”. Così vengono uccisi: il liberale professor Artieri, il fascista torturatore Traverso, la vecchia Adele, significativa nel lessico familiare di Artesio (“diceva che per lei ero quasi un figlio”), il cognato del colonnello, il fratello di Laura, la donna che riconduce a precedenti pagine di Defilippi, dal manicomio di Pratozanino alle acque di Capo Noli, una scomparsa mai accettata dal marito, un impedimento allo svolgersi della sua relazione con Letizia, figlia di uno dei maggiori armatori di Genova. Sullo sfondo vi è la Benedicta, l’Abbazia al confine tra Piemonte e Liguria, e il ricordo di 147 partigiani massacrati nell’aprile del 1944. Una gara che allinea tutti i personaggi di Viene la morte che non rispetta e vede tutti trattati uguali: sia le vittime che i carnefici che gli investigatori.
Ma c’è un tempo per tutto, anche per la verità. Quella verità che l’autore scova in un proverbio culinario e che lo porta ad affermare che:
“il mese delle cipolle viene per tutti.”
Proverbio che declinandolo appassionatamente ai fornelli si va dalla zuppa di pesce alle boghe fritte, dalla buridda di stoccafisso alla focaccia dorata d’olio e ben salata e il Pigato come nettare. Infatti in questo testo il cibo è visto come fonte di piacere, consolazione, nutrimento, intermezzo e sottofondo. Fino al finale con la cena della rinascita, in casa Anglesio, sconvolta da un fantasma.
Una alta letteratura di genere, parole e trama congegnate e scritte con estrema sapienza ed eleganza.

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Consigliato a chi ama i gialli di genere alto ed introspettivo, come tutti i gialli di Alessandro Defilippi.
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