Narrativa italiana Romanzi A tua immagine e dissomiglianza
 

A tua immagine e dissomiglianza A tua immagine e dissomiglianza

A tua immagine e dissomiglianza

Letteratura italiana

Editore

Casa editrice


“Tra qualche minuto sarò morta e niente di quello che potrei dire o non dire, fare o non fare, riuscirà a salvarmi.” Si apre così, dall’epitaffio di una cellula morente, dalla saggezza inafferrabile che i secoli hanno depositato nel suo DNA, questo libro, perché la Vita inizia solo quando un’altra Vita muore e non c’è modo di sfuggire alla realtà. L’inconveniente di esistere, l’affannosa ricerca di un senso di fronte al vuoto spalancato del nulla, reclama il coraggio delle azioni, il rischio della conoscenza perché solo in fondo al vaso di Pandora, dove tutti i mali dileguano, si trova la Speranza. E così, nel gioco crudele del caso, nella replicazione della vita, nella tensione tra generazioni stremate dall’allucinazione delle loro pretese, Lui e Lei, i due protagonisti centrali, due nomi astratti che pure non smettono un attimo di sanguinare, sono chiamati a scendere nel loro inferno alla ricerca di una salvezza possibile oltre la filigrana semitrasparente delle cose. Solo in quel luogo dove la vita inciampa e il naufragio si annida in ogni parola taciuta, in ogni sguardo frainteso, sull’esile confine fra vivere e morire, è possibile spezzare l’incanto della ripetizione e riappropriarsi di quello scarto, di quella dolorosissima dissomiglianza, che altro non è se non la sfida del diventare adulti. E quando tutto brucia, perché il male accade, resta solo la coscienza attonita al bivio tra la condanna e l’assoluzione. Perché solo dopo essersi confrontati col passato, con l’Altro che ci ha preceduti, generati e per questo contaminati, lo si può porre alla giusta distanza per essere, a nostra volta, padri.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 3

Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.7  (3)
Contenuto 
 
4.7  (3)
Piacevolezza 
 
4.0  (3)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
A tua immagine e dissomiglianza 2019-06-12 16:39:00 annamariabalzano43
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    12 Giugno, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

“La speranza è l’illusione che ci mantiene in vita

Consideriamo il cristallo, come lo si trova in natura, osserviamo la sua poliedricità. Nessuna faccia è identica all’altra. Così è la psiche umana. Essa assume aspetti e caratteristiche diverse in ogni singolo individuo. È questa la prima riflessione che sorge spontanea leggendo l’impegnativo romanzo di Daniele Sannipoli “A tua immagine e dissomiglianza”. Il rapporto uomo/realtà circostante varia con il variare delle condizioni materiali e spirituali del singolo. Nessuna realtà è uguale a un’altra, nessun individuo reagisce allo stesso modo. Qui il racconto, che rivela una buona conoscenza delle dottrine filosofiche, si concentra sul confronto Dio/uomo, Padre/figlio, sulla frustrante ricerca di una perfezione che avvicini il soggetto al modello o di una dissomiglianza che da esso lo allontani. Ed è alla parola che Sannipoli affida il suo pensiero, che si materializza in una potente capacità espressiva.
Il dolore è una costante nella narrazione, il dolore da affrontare, da gestire, da annullare, come costante è la consapevolezza che la cessazione di ogni dolore può coincidere solo con la morte. Eppure in questa cosciente analisi del mondo problematico in cui si dibatte l’individuo, c’è ancora posto per l’amore e per la speranza e per una vita che rinasce. Non a caso il primo capitolo è affidato alla voce di una cellula, la struttura più piccola di un organismo vivente che pronuncia queste parole: “Non ho più paura della morte, perché in questo istante, eternamente presente, ogni volta risorgo.”
Splendido il paragrafo che chiude il romanzo:
“E’ del colore dell’alba il mare stasera. Il morso del sale sulla pelle, la sabbia incrostata sulla pianta dei piedi, il bagno d’indaco e rosa tra le dita del cielo. Non c’è separazione tra l’orizzonte dell’acqua e l’altezza della luna, lo spazio collassato nel ceruleo eterno della fine. Il lucore tenue del tempo è durato lo spazio di un amen. Già non sono più corpo, risalgo i fondali del mare, schiuma sulle onde in un equoreo orizzonte. Plancton primordiale, galleggio, come un corpo morto, nel diaframma espanso di un respiro e mi libro, leggero, nell’aria. Sono la salsedine che riveste i capelli, desquama la pelle, sono una molecola d’acqua che nutre una pianta, inane germoglio di arbusti secolari, millenari, inabissati nel verdazzurro quieto di abissi profondissimi. Nudo e cristallino, vegetale e minerale, consumato dalla fiamma della vita, fossilizzo, bianco e calcareo, nella tiepida aria che soffia su un campo di grano. Sacro e primordiale, soffio via silenzioso. Non ho rimpianti, non ho rimorsi, non spero nella vita eterna, sono una preghiera della terra, che torna alla terra.
Muoio e sono in pace.”

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore

A tua immagine e dissomiglianza 2019-06-09 16:05:57 antonelladimartino
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    09 Giugno, 2019
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Le leggi del tempo

La vita è un percorso segnato da tappe obbligate, che si snoda in strade differenti: questo romanzo sembra iniziare in senso inverso, con una fine, che si rivela una genesi anomala dal retrogusto amaro, che sostiene un ritmo contorto ma appassionante, privo di fluidità ma denso di stimoli.

La trama rivela subito la sua complessità introversa, che si allarga nel tempo, oltrepassando i limiti di una singola generazione. L’intreccio è sostenuto da personaggi dal carattere definito dalle loro parole, da visioni che si incontrano e danno origine a nuove vite e nuovi significati, da opposti che si scontrano per costruire. Il ritmo si avvolge a spirale su vite che sembrano prive di superfici, esistenze poco carnali che si dibattono nei loro quesiti, nelle loro paure contrastanti che si esprimono in tesi e antitesi complesse. Su tutto incombono costantemente la morte, che sbarra la strada e offre una via di uscita, la speranza, che imprigiona insieme vita e dolore, e l’amore, un’incognita che affonda le radici nel desiderio.

Il romanzo narra la storia di una famiglia che si snoda per più di una generazioni, un percorso accidentato dove la ripetizione è vincolo e sostegno, dove il dubbio sostiene la tenacia, dove la luce illumina e gela, incoraggia e tortura. Una storia che disorienta, anche se forse non c’è nulla di nuovo, in fondo: Lui e Lei, una ferita nella memoria da guarire, un passato su cui riscrivere, una nuova volontà da costruire. Lui e Lei, una storia antica, con infinite possibilità. La tragedia tende a ripetersi, tuttavia l’amore suggerisce nuove strade che pur non annientando il dolore e la morte nutrono il desiderio, “nonostante tutto”, di continuare. “Le leggi del tempo non sono le leggi dell’amore”, tuttavia, noi siamo il tempo e noi amiamo, “nonostante tutto”.

Ci vogliono coraggio e attenzione per avventurarsi nella densità di questo romanzo. La lentezza della lettura, però, costituisce un valore aggiunto per chi è armato di curiosità. Il ritmo è lento, talvolta spezzato dalla meschinità del male e dalla stupidità dell’umano, che irrompe nella tragedia suscitando sorriso più che angoscia.
“Guardate, ho trovato un euro. L’oroscopo l’aveva detto, oggi sarà una buona giornata. Mia madre lo diceva sempre, non tutti i mali, vengono per nuocere.”

Un romanzo per lettori affamati di buona scrittura e intensità, una chicca per gli amanti della ricercatezza non pretestuosa. Lettori coraggiosi, che conoscete il valore catartico della tragedia e la dolcezza della brutalità, fatevi avanti! Non resterete delusi. E voi, abituati alle letture tutte d’un fiato, non arretrate: la varietà è ricchezza, quindi vale sempre la pena di provare l’esotico.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
narrativa di qualità.
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
A tua immagine e dissomiglianza 2019-05-27 16:27:14 Cristina72
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    27 Mag, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

"Perché mi hai abbandonato?”

Non ci si immerge con leggerezza nell’opera di un autore che, per quanto giovane, scrive con mano ferma e uno stile in cui si alternano e si mescolano la crudezza del romanzo moderno e la prosa poetica della metrica classica.
Il libro, un corale gioco di specchi, racconta sensazioni più che eventi, e scorre fluido insieme alle generazioni che in esso si susseguono, gettando una luce fosca su una realtà costellata dalle riserve mentali di infanzie irrisolte, sogni spezzati, desideri frustrati.
Arrivati all’ultima pagina si avverte l’esigenza di tornare su certi passaggi, non soltanto per riassaporare un ritmo che non di rado rasenta il lirismo, ma per i diversi piani di lettura a cui si prestano.
La narrazione, in buona parte sotto forma di monologo – un po’ monocorde, a volte, ma sempre schietto – verso la fine lascia il posto ad un dialogo semiserio dal sapore kafkiano tra Io e Super-io, si direbbe, imputato e giudice.
Assolvere se stessi è essenziale, nel processo che porta all’accettazione – se non al perdono – delle colpe di chi ci ha messo al mondo finendo poi per distruggere la nostra fiducia nel mondo:
“… il perdono è sopravvalutato: le persone non tornano bianche se le lavi col perdono”.
Filo conduttore è il dolore, rimosso, negato, riconosciuto, abbracciato, inconveniente della vita, forse, di sicuro parte integrante, fino all’ultimo respiro.
E’ la morte, infatti, a dissolverlo, o meglio, a diluirlo nella sua essenza più congeniale, dandogli un significato in extremis.
Accanto ad intenti suicidari espliciti o latenti c’è sempre però, struggente, un anelito di vita:
“Sa che solo Lui può salvarsi, ma anche che nessuno sopravvive da solo”.
I pronomi personali dei protagonisti, scritti in maiuscolo, suggeriscono un accostamento a quel Dio che creò i Suoi figli a Sua immagine e somiglianza, eppure liberi di affrancarsi affermando la propria identità, per quanto imperfetti, fragili, disorientati:
“Mi viene solo da dire: perché mi hai abbandonato?”.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Sorelle sbagliate
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Stelle minori
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Il cuoco dell'Alcyon
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Tutto sarà perfetto
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Bugie e altri racconti morali
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ninfa dormiente
Valutazione Utenti
 
4.3 (2)
La scuola
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Al Tayar
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Delitti senza castigo
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Persone normali
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Nel silenzio delle nostre parole
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
L'estate dell'innocenza
Valutazione Utenti
 
2.0 (1)

Altri contenuti interessanti su QLibri