Narrativa italiana Romanzi Cuore, sopporta
 

Cuore, sopporta Cuore, sopporta

Cuore, sopporta

Letteratura italiana

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Perché Adele decide di ritirarsi in una villa isolata sul mare? Da cosa fugge? Cosa l'ha ferita? Aveva tutto ciò che si può desiderare: un lavoro, un'amica speciale, una sorella adorata anche se tanto diversa da lei, Nina, e soprattutto un grande amore, Thomas, il ragazzo "con un viso da apostolo". Una fatalità sembra unire i personaggi, legati dal «Libro tibetano dei morti» come da un lungo filo rosso che attraversa le loro vite. Sin dall'infanzia, Adele è governata da un costante senso di insicurezza, mentre Nina è sfrontata e incosciente; una è mossa da un insopprimibile bisogno di consenso, l'altra si è sempre presa ciò che la vita ha potuto offrirle, anche a costo di compromettere gli equilibri. Adele e Nina, unite da uno sconfinato amore reciproco. Ma il destino distribuisce privilegi e infligge punizioni senza alcun criterio. Una serie di scoperte che colpiscono al cuore i personaggi del romanzo condurrà a una verità sconvolgente. Francesca d'Aloja s'interroga su quanto sia ingannevole la conoscenza delle persone, e mette in scena un affresco sui rapporti d'amore, di amicizia e di sangue. Nulla esiste al mondo di più simile e nulla di più distante di due sorelle; nessun segreto dovrebbe sussistere tra due vere amiche. È giusto perdonare o il perdono non è che una scorciatoia, un tappeto sotto cui nascondere la polvere? Adele sembra aver rinunciato a comprendere l'enigma della vita: fino a quando, nel silenzio della pineta dove si è rifugiata, farà irruzione una presenza misteriosa e tutto ciò che pareva inanimato tornerà a respirare, e a vivere.

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Cuore, sopporta 2018-05-23 08:05:29 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    23 Mag, 2018
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Un lungo, faticoso, viaggio all'interno del perdon

Francesca D’Aloja, dopo aver scritto Il sogno cattivo, seguito da Anima viva nel 2015, ora pubblica il suo terzo romanzo, Cuore, sopporta. Un testo che conduce all’interno di un’anima ferita, quella di Adele, sulla scia di Ulisse nell’Odissea.
Il libro si apre proprio con un verso tratto dall’Odissea, e che dà anche il titolo al romanzo, in cui si recita che:
“Sopporta, cuore: più atroce pena subisti/il giorno che l’indomabile, pazzo ciclope mangiava/i miei compagni gagliardi, e tu subisti, fin che l’astuzia/ti liberò da quell’antro, che già di morire credevi.”.
In questo caso le “atroci pene” sono quelle subite da Adele, il cui fidanzato/compagno di vita la tradisce con Nina, sua sorella. I due hanno un grave incidente, lei ne uscirà segnata per sempre da una cicatrice che le rovinerà il viso, lui morirà. E Adele subisce l’abbandono, il tradimento, i comportamenti crudeli delle persone amate, la rabbia, la delusione, la sofferenza. In fondo lei è stata anche un po’ ingenua, perché come le disse una volta lo stesso Thomas:
“Mai fidarsi delle apparenze. (…) Ora capiva quanto fosse stata immensa la sua ingenuità e ancor più smisurata l’ipocrisia nella quale aveva galleggiato.”.
Si ritira così nella villa isolata sul mare e si lascia andare. Ogni girono uguale all’altro, a volte in preda al rancore, altre alla rassegnazione più funerea. Ma un giorno le appare un giovane di nome Tobia…. E allora comprende di come sia, ormai, venuta l’ora di perdonare. Forse.
C’è molta sofferenza in questo libro, e tanta crudeltà ed egoismo. Ma al termine, “il cuore sopporta”, anche l’insopportabile, il tradimento più atroce, e il distacco della morte, l’impossibilità di una riconciliazione, e la lunga e tormentata strada del perdono, per tornare a vivere. Nuovamente, con forza e coraggio. Perché in fondo
“tutto, ma proprio tutto, è soltanto una questione di tempo”.
Una lettura bellissima, profonda, intima ed intimistica, coinvolgente e spirituale.

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