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Dopo più di dieci anni di assenza, Mario torna nel luogo in cui è cresciuto: la Reggia di Caserta. Figlio del Capitano, storico custode del parco, la Reggia che conosce non è quella dei turisti, maestosa e spettacolare, ma un triangolo di terra con un'aia al centro, chiuso tra gli alberi del Bosco Vecchio e le acque della gigantesca Peschiera. Al di là di questo microcosmo di vasche, statue e arbusti, si intuisce la vita della città, della gente che resta fuori quando, alla sera, il Capitano richiude il cancello. È proprio lì che Mario conserva il suo ricordo più vivo: quello della madre Anna, che un giorno se n'è andata senza dire nulla, lasciando tutti indietro a fare i conti con la sua mancanza. Convinto che il motivo della fuga si trovi ancora all'interno del parco, Mario lo cerca senza sosta, sulle tracce di un passato che gli sfugge eppure non smette di richiamarlo a sé. Ma la verità non si può riconoscere finché non si è pronti ad accoglierla: per fare posto alle cose che non ha mai voluto vedere, Mario dovrà rimettere in discussione tutte le definizioni che reggono il suo mondo – quella di madre, quella di figlio, quella di colpa

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Dove sei stata 2018-04-29 07:33:10 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    29 Aprile, 2018
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Un grido disperato per una madre

La professoressa Giusi Marchetta, dopo aver scritto un bel libro sulla lettura intitolato Lettori si nasce, firma ora un romanzo impegnativo: Dove sei stata.

Un romanzo sul passato, sulla necessità intrinseca di pulirlo da ogni zona d’ombra per vivere un presente, ricco di emozioni, di sentimenti profondi, e capaci. Il titolo Dove sei stata è volutamente senza punto interrogativo, ed esprime bene l’urlo di dolore di un figlio abbandonato in tenera età, senza un perché apparente e significativo, dalla propria madre, fuggita via lontano, senza più avere notizie di lei. Importante è la violenza che si intravede dietro questa scomparsa, perché:

“Ci sono molti modi per ammazzare una persona. Con la violenza quotidiana, inflitta a lei e ad altri, esibita, nascosta, adibita a professione, con l’isolamento, il tradimento, la svalutazione continua, l’indifferenza, l’incomprensione…. Ci sono molti modi per ammazzare una persona. O di farla andare via.”.

Il figlio di cui si parlava prima è Mario, costretto a tornare ad accudire il padre malato, che vive all’interno della Reggia di Caserta. Chiamato Il Capitano, è un uomo autoritario ed esigente, che gestisce con fermezza la bella residenza. Un uomo freddo, distaccato, non privo di colpe nei confronti della moglie Anna, con un brutto rapporto, fatto di indifferenza e di insensibilità, con il figlio Mario. Su tutto veleggia, segnandoli in modo irreparabile, la scomparsa nel nulla di Anna, moglie e madre. Mario è cresciuto, ma è in preda continua degli attacchi di panico che lui cura con gli psicofarmaci, e vuole sapere la verità. Marta, la migliore amica di sua madre, suora, conosce il segreto, ma lei è:

“Silenzio, preghiera, e mani bianche di gesso.”.

Il romanzo ha un protagonista importante: l’ambientazione. Oltre alla perfetta raffigurazione della Reggia di Caserta, c’è il Bosco Vecchio, buio ed oscuro; la Peschiera, luogo dalle acque nere torbide e maledette, la Castelluccia, una fortezza costruita per giocare “alla guerra”. Luoghi pregnanti di ricordi dolorosi e mai superati per il protagonista della narrazione, che rivestono per lui un alto valore simbolico.

Un libro scritto in modo elegante, elegiaco e poetico. Una storia di grande attualità, che tocca svariati argomenti: dal tema dell’affido dei minori alle famiglie, al femminicidio, alla camorra, all’amore materno nella sua intima complessità, al peso dell’infanzia nella vita successiva. Un romanzo sull’arte della fuga, sul “prima” e sul “dopo”, sulle difficoltà e sui rimpianti dell’esistenza umana. Il costrutto narrativo è complesso e costruito con abile maestria, un caleidoscopio dalle mille facce e dai mille risvolti che non può che incantare il lettore ad oltranza.

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