Fedeltà Fedeltà

Fedeltà

Letteratura italiana

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«Il malinteso», così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell'università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l'ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un'ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l'ha ottenuto grazie all'influenza del padre. La porta dell'ambizione, invece, Margherita l'ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un'agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l'interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell'esistenza. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l'orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.

Recensione della Redazione QLibri

 
Fedeltà 2019-02-25 09:08:56 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    25 Febbraio, 2019
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Le difficoltà amorose e le protezioni

Marco Missiroli, dopo aver pubblicato Atti osceni in luogo privato, con cui ha vinto il Premio Super Mondello, torna in libreria con Fedeltà, un libro che già dal titolo racconta molto del suo contenuto. Un libro in cui si respira sin dall’inizio un senso di attesa, di incompletezza, di sospensione, di un qualcosa che si vorrebbe accadesse ma che non si se accadrà mai.
Narra, con particolare sottigliezza e acume, la storia tra Margherita e Carlo. Lei immobiliarista, lui docente universitario per merito del padre. Un giorno vengono sorpresi, lui e una sua allieva, Sofia, nei bagni dell’università. Lui si difende dicendo che la stava soccorrendo, in seguito ad un suo malore. La verità? Mah. Si intuisce: Sofia che scrive un solo racconto, la gioventù, la libertà. A sognare di lei non può che essere Carlo, in una dimensione altra, differente dalla normalità. Nel frattempo anche Margherita desidera: a causa di una dolorosa pubalgia si reca in un centro massaggi, dove conosce Andrea, uomo dai molti segreti e dalle mille sfaccettature. Il cuore di Margherita è un po’ malconcio e lei si sente come:
“Churchill che si prende un giorno di ferie durante la Seconda Guerra mondiale.”.
Intanto si bea e si perde negli occhi di Andrea, sente su di sé le mani di Andrea e vorrebbe che si mutassero in carezze, in coccole più profonde. Tutto è un dubbio. Il tradimento dei due, sia di Carlo che di Margherita, è solo un mero pensiero o un atto consumato? Infatti:
“Ciò che è stato, ancora è”.
Il confine è sottilissimo, e gioca sull’ambiguità:
“Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento.”
Che cosa è la fedeltà?:
“la fedeltà è un’àncora che ci permette di non essere travolti nella tempesta, ma è anche lo specchio in cui ci cerchiamo ogni giorno sperando di riconoscerci.”.
E allora è gioco forza domandarsi: dichiarare resa alla comprensione o insistere a volersi riconoscere anche nel matrimonio?
“Adulterio contro adulterio: io l’ho fatto ma anche tu probabilmente l’hai fatto. Aveva lasciato depositare il sospetto, discolpandosi un poco dei propri inganni, infastidendosi, ingelosendosi, trattenendosi. “.
Tra una Milano vivida che ricorda i racconti di Dina Buzzati e una Rimini poetica, la narrazione si dipana con sentimento e schiettezza. Un romanzo intimo ed intimistico, che scruta con forza nei legami tra esseri umani, facendo forza sulla loro intrinseca insicurezza. Il narrato è profondo, la prosa ha un taglio poetico che scruta a fondo i pensieri e le emozioni dei protagonisti, trascinando il lettore in una lettura colta e dotta. Una lettura di classe e profondità.

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Consigliato a chi ha amato Dino Buzzati,, Un amore e Irene Nemirovsky, Suite francese
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Fedeltà 2019-03-10 20:15:29 giovannabrunitto
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giovannabrunitto Opinione inserita da giovannabrunitto    10 Marzo, 2019
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Buona la prima parte

Se avessi potuto dividere in due questo libro, avrei preso la prima parte e l’avrei consigliata a tutti e, con la seconda, avrei fatto un plico e l’avrei inviata all'autore chiedendo la cortesia di provare a riscriverla o tra trent'anni o quando gli sarebbe tornata l’ispirazione. C’è una profonda discrepanza tra le due parti e ho avuto la sensazione che la seconda fosse stata terminata in fretta, come se ci fosse premura per chiudere il libro. Non ho idea se l’urgenza fosse dell’autore o della casa editrice., resta il fatto che c’è.

Ritornando al libro, la storia si insinua in una crepa che all'improvviso si apre in un matrimonio. Un professore giovane e a contratto viene trovato con una studentessa nel bagno dell’università. Si giustifica con tutti sostenendo di averla aiutata perché stava male. E’ una bugia, ma lui la ripete a tutti. Nello stesso tempo la moglie prova uno strano desiderio misto a disagio ad ogni tocco di un giovane fisioterapista. E’ quel momento fotografato in maniera perfetta dall'autore. E’ il momento nel quale in una coppia la passione travolgente inizia a raffreddarsi, a diventare un principio di abitudine. Quello che c’è stato fino allora tra i due è stato fuoco, poi piano piano l’incendio si placa. Nella testa dei protagonisti è una realtà difficile da accettare, la comprendono, sanno che è un momento che deve arrivare, ma non riescono a trovare la chiave per vivere insieme il passaggio ad un’altra dimensione della coppia. Sono giovani e i loro corpi reclamano altro. Il “malinteso” del professore diventa un’ossessione, il fisioterapista della moglie si traduce in un frettoloso rapporto. Poi trovano una strada per andare avanti; insieme decidono per un figlio, da soli decidono di avere più corpi femminili lui, un’amicizia pluriennale con il fisioterapista lei. Sempre nella prima parte sono delineate con precisione due figure che diventeranno, poi, protagonisti della seconda parte. Il fisioterapista farà i conti con la sua omosessualità e con il desiderio di “vivere la violenza” che lo pervade e al quale non sa dare argine. La mamma di lei che da sarta di periferia si trasformerà nell'unica capace di comprendere segreti e sbandate che la vita propone a ciascuno lungo la via della maturità. La via di lei mostrata, la “comprensione” o accettazione è un respiro profondo che è possibile sentire. Per il resto, la maturità che avrebbe dovuto coinvolgere gli altri non è pervenuta. C’è una sorta di limbo nel quale restano incastrati il professore e la moglie. Nessuno dei due si decide a crescere. E “il malinteso” va ben oltre il tempo di un malinteso. In questo il libro ha la pecca peggiore. Perché cerca di dare una risposta dove invece c’è solo immaturità, anche dell’autore. Questi due eterni grandi adolescenti che si rifiutano di diventare adulti, che guardano gli altri sempre come se il mondo fosse centrato su di loro. Mi è risultato ripetitivo, e pure un po’ noioso, nelle parti nelle quali il professore e, di tanto in tanto, la moglie, sono lì a farsi domande, le stesse, da anni. Mi veniva voglia di scuoterli, ma essendo personaggi di carta non ho potuto farlo. All'autore invece una scossa se potessi la darei. Scrivere così bene e banalizzare la fine di un libro partito con tante promesse, è peggio che se fosse stato scritto e raccontato male sin dall'inizio.

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Sì, per chi ama Milano come scenario. Si sentono gli echi di Dino Buzzati e d buone letture tra le pagine
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Fedeltà 2019-03-08 12:04:18 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    08 Marzo, 2019
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Sopravvalutato

Tutto ha origine da un “malinteso” che si fonda sul sospetto (da parte di Margherita, la moglie) di un tradimento extraconiugale da parte del marito (Carlo, professore universitario sorpreso da una matricola in un bagno mentre ufficiosamente stava soccorrendo Sofia, una studentessa colta da un presunto malore improvviso) e che ha la forza di incrinare un rapporto, di far nascere e fomentare il dubbio, di alimentare la fiammella della fragilità umana più intima e radicata. Teatro delle vicende una Milano reduce dalle operazioni di riqualificazione per l’EXPO 2015, che ricorda lo splendore degli anni dei quartieri signorili, della ricchezza e dell’agio della più alta borghesia e che al contempo si trova a dover far i conti con una società mutata, ora multietnica e dove povertà e nuove dimensioni hanno rotto quegli equilibri e quegli schemi consolidati. Da qui hanno inizio gli interrogativi, domande, risposte e non risposte che ruotano attorno al concetto di fedeltà (inteso non solo in senso psicologico) e che si dipanano grazie alla presenza di un mix di micropersonaggi (in particolare il fisioterapista Andrea, la stessa allieva Sofia, la madre Anna) e microstorie che seppur si svolgano parallelamente alla principale, hanno – o dovrebbero avere – il ruolo di avvalorarla e donarle spessore ricostruendola poco alla volta in quel che sono i problemi attuali della quotidianità italiana e che toccano precarietà, mutui insostenibili da pagare, rimpianti, infelicità, famiglie allargate, insoddisfazione, irrequietezza, paure, desiderio di libertà, ricerca di una felicità diversa da quella che abbiamo, fallimento, aspettative.
Tanti presupposti quelli presenti – forse troppi – in questo ultimo romanzo di Missiroli che caricano di aspettative non soltanto i protagonisti e coprotagonisti della storia, ma anche il lettore che curioso per le tante opinioni divergenti sentite che per il tanto decantare e parlare di questo componimento, vi si avvicina con sincera curiosità.
Tuttavia, sin dalle prime pagine questo interesse inizia a scemare perché il teatro che ha luogo e che si pone alla base dello scritto non è niente di così innovativo o originale rispetto ai tanti altri scritti incontrati nella letteratura. Gli eroi e le eroine indossano panni stereotipati e recitano una parte che a più riprese sembra essere maggiormente finalizzata ad allungare la vicenda che a portare ad un qualcosa di concreto e di concludente e a cui, quale tentativo di colpo di scena, consegue, a circa metà del copione, la volontà di scambiarsi interpretazione e quindi passarsi quei dubbi, quelle incertezze, quelle titubanze, quelle insicurezze che originariamente erano dell’altro figurante.
A tutto ciò si aggiunge una impostazione narrativa lenta, farraginosa, eccessivamente descrittiva, ricca di frasi su frasi e aggettivi ridondanti, citazioni su citazioni (vedi quelle della Nèmirovsky), che già singolarmente avrebbe sfiancato, figurarsi se contestualizzata in un siffatto nucleo di vicissitudini.
Per non parlare del messaggio utopico di fedeltà che emerge da tutto questo caos calmo e che può sintetizzarsi in un concetto che è più fine a sé stessi che agli altri o comunque in un qualcosa di irrealizzabile perché risultato di una immaturità sentimentale perpetrata. Ma anche qui certezza non c’è, perché appena il conoscitore sembra aver recepito questa morale, ecco che nuovi elementi di disordine ne fanno sfuggire la sostanza.
In conclusione, “Fedeltà” è un elaborato che si prefigge buoni propositi che ahimè non riesce a sviluppare adeguatamente, con molteplici elementi dissonanti dettati da una fragilità e da una inconsistenza perpetue, che osa troppo, che è percepito come un fiume in discesa libera, che non convince e che anzi annoia.

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Fedeltà 2019-03-04 07:39:43 68
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68 Opinione inserita da 68    04 Marzo, 2019
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Fedeltà inconsistente....

Il tanto decantato ultimo romanzo di Marco Missiroli, ambientato in una Milano multietnica che ha vissuto di cambiamenti epocali, non ultima la riqualifica per l’EXPO 2015, una metropoli nella quale sopravvive il respiro del ricordo di quartieri signorili, borghesi e popolari oggi soppiantati da convivenze obbligate e da una certa indefinitezza di luoghi.
Un “ Malinteso “ protrattosi per l’ intero racconto ed un interrogativo che restituisce esiti più o meno fallaci, il sospetto vissuto dalla protagonista femminile ( Margherita ) di un tradimento extra matrimoniale ( da parte del marito Carlo ) ed interrogativi sul senso fisico, psicologico ed emozionale del termine fedeltà.
Invero spunti di riflessione non mancano, un tema principe ( la trama del matrimonio di Carlo e Margherita ) a cui si affiancano personaggi e microstorie in un respiro condiviso, un senso di precarietà onnipresente, economica, umana, affettiva, che attraversa un decennio, risposte complicate, mancanza di senso e precarietà, il timore di non essere amati.
Il tempo non sarà galantuomo, anni dopo un mutuo da pagare ed una famiglia allargata, nel mezzo evasioni, rimpianti per un passato sepolto, ovattate intimita’ famigliari, un microcosmo giovanile dolente ed un reale ansiogeno che pretende e riflette responsabilità, perdono, crescita, condivisione, dolore.
Una trama incastrata in altri pezzi di storie e sentimenti ( il fisioterapista Andrea, l’ alunna Sofia, la madre Anna ), un flusso tra coscienza e realtà, una metà di se’ che osteggia l’ altra metà, un focolaio domestico che sovente impedisce di vivere, il senso di colpa quale limite e confine, retaggio di una educazione cattolico-borghese.
Permane un’ idea di libertà pulsante che sfugge dalla quiete domestica, la ricerca dell’ altra felicità, smottamenti e cambi di rotta, la stanchezza del matrimonio, una gioia condivisa, una zona franca al di fuori della coppia, un semplice sbaglio, un senso di perdita non misurabile, il tradimento banalmente ridotto alla infelicita’, un perenne senso di vuoto protratto, il fallimento personale, la propria difficile storia, una famiglia impegnativa ( i Pontecorvo ) e le proprie aspettative.
Assistiamo ad un moto perpetuo che vive e fissa singoli attimi per ricostruire la circolarità di una storia ( quella di Carlo e Margherita ), un flusso poco vitale inserito in una quotidianità monca ed ossessiva che vorrebbe pulsare, una subordinazione narcisista ed autodefinente, poche certezze, tanti dubbi, esito di una vaghezza priva di reale forza sentimentale.
Ne emerge una noiosa rappresentazione di fatti e luoghi, i personaggi recitano una parte, sempre la stessa, stereotipata, maniacale, inconcludente, dissertando su tutto, immaginando il contrario di tutto, sopraffatti dai sensi di colpa, da possibilità mai arrivate, incapacità, precarietà, scambiandosi ruoli e sembianze, fagocitati da una certezza inconsistente.
Ed allora di che cosa si parla e che cosa si intende per fedeltà? Una utopia, un pensiero indecente, uno stato fisico e mentale, un’ idea errata, necessità, prova d’ amore, abitudine, fedeltà a se stessi, all’ altro, semplice menzogna?
In realtà continuiamo a sguazzare in un caos onnipresente con un finale di aggiustamenti, rigettando una profonda fragilità emozionale ed una certa immaturità sentimentale perché al presunto “ Malinteso“ si sono aggiunti molteplici tradimenti che l’ altro, ignaro di tutto e con la stessa idea nella testa protratta per dieci anni, ha già rispedito al mittente ( tradendo a sua volta ). Nel frattempo, quella idea e quel “ malinteso “ sono stati riposti, svaniti in nuovo senso acquisito.
Una rilettura più attenta, alla ricerca di un quid che legittimi la bontà del romanzo, ci consegna un cumulo tracimante di fatti e parole, aggettivi roboanti, frasi tronche e poco includenti, un inseguimento continuo e senza meta che assume sembianze contorte, inevase, citazioni colte da manuale letterario, squallide rappresentazioni sessuali che esulano da ogni erotico intendimento, personaggi indistinti, elenchi di luoghi ed indirizzi da guida turistica, rare pulsioni e flussi emozionali, respiro vitale ed autentico scambio relazionale, in un oceano di copiosa apparenza ed indecifrabile essenza.
Il battage pubblicitario ci restituisce , ahimè, un romanzo piuttosto fragile, pretenzioso, inconsistente, senza scomodare indegni paragoni con grandi autori del passato.
Che mi sbagli ? Ogni opinione personale, del resto, rispondendo alla propria esperienza e “ fedeltà “ letteraria, potrebbe rivelarsi fallace…

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