Narrativa italiana Romanzi L'estate dell'incanto
 

L'estate dell'incanto L'estate dell'incanto

L'estate dell'incanto

Letteratura italiana

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"Mi sembrava che tutto fosse in armonia, mentre preparavamo i bagagli per la villeggiatura. Partivamo per la campagna. E invece era la fuga." È l'estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull'orlo dell'abisso. Ma lei non lo sa. Quell'estate sarà la più bella della sua vita. Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove. La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio. Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l'anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare. C'è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto. È l'incantesimo di una giovinezza improvvisa. Francesco Carofiglio ci conduce per mano all'ultima estate di innocenza. E lo fa con la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

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L'estate dell'incanto 2019-10-28 09:49:46 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    28 Ottobre, 2019
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La malia della giovinezza

L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio è un libro intenso e profondo, che colpisce nell’intimo per profondità d’animo e intensità della vicenda narrata.
L’estate dell’incanto di cui si fa riferimento nel titolo è l’ultima estate di spensieratezza e d’innocenza, dalla quale dopo nulla sarà più come prima. La protagonista che ci narra la storia è Miranda, ormai oggi ultranovantenne, rammenta la sua giovinezza, perché la memoria è:
“uno spazio bianco, che si distende e si contrae. E rende tutto presente.”.
Siamo nel 1939, quando lei e la sua mamma si recano a trascorrere le vacanze estive a casa del nonno a Villa Ada, sulle alture pistoiesi. Villa Ada era:
“una cascina , con una costruzione di muri squadrati, che ritagliava una sagoma netta nei tramonti che infiammavano la valle. Intorno alla casa c’era un prato circondato da una siepe, poi l’aia, il pollaio, e la stalla, con Aldo, un vecchio cavallo maremmano.”
Nonno Ugo era un pittore, ma era anche un uomo profondamente solo e molto burbero. La bambina ne era al contempo affascinata ed intimorita. Lì inizia, comunque, la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuta, in cui vige una concezione dell’amore alla Emily Dickinson, per cui:
“L’amore è tutto/ è tutto ciò che sappiamo sull’amore/ e può bastare che il suo peso sia / uguale al solco che lascia nel cuore”.
Un romanzo avvincente, un romanzo di formazione che segna la fine dell’innocenza e della sua magia intrinseca. Si inizia la giovinezza, con un diverso vissuto, carico di dolori e di sentimenti, di passioni e di gioia. Attraverso il ricordo viene narrata una storia intima ed intimistica, che non può che incantare il lettore per la sua leggiadria e per la sua armonia intrinseca.

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