Narrativa italiana Romanzi La battuta perfetta
 

La battuta perfetta La battuta perfetta

La battuta perfetta

Letteratura italiana

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Le rivoluzioni, di solito, si fanno nelle strade e sono intrise di sangue. Quella che ha trasformato l'Italia negli ultimi cinquant'anni è avvenuta nel salotto di casa, e si è svolta in un clima di festa. A provocarla, e nello stesso tempo a raccontarla, è stata la televisione. Alla televisione appartengono i sogni dei protagonisti di questo romanzo, Filippo Spinato e suo figlio Canio. Ma mentre il primo parte dal profondo Sud per diventare, oltre che un solerte funzionario della Rai, l'apostolo della missione educativa intrapresa (e fallita) dalla tv pubblica tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il secondo si ribella al suo modello pedagogico per aderire anima e corpo alla televisione commerciale dei decenni successivi, diventando dapprima venditore di "consigli per gli acquisti", e poi addirittura consigliere dello stesso Berlusconi. Attraverso il conflitto generazionale tra il qualunquismo euforico di Canio e l'ideologia ipocrita di suo padre, si rivela la ridicola tragedia di un paese che, dopo essersi nascosto per anni sotto la maschera grigia di un perbenismo borghese, cerca ora rifugio dietro il cerone di un capo del governo che "vuole solo piacere". Ognuno, in questo apocalittico ed esilarante romanzo, vuole solo piacere. Ma che si insegua il consenso attraverso una dignitosa serietà o attraverso il riso dionisiaco, folle e disperata sarà la missione, e destinata a rivelare l'irredimibile solitudine dell'essere uomo.



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La battuta perfetta 2011-07-21 10:50:20 ahab
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ahab Opinione inserita da ahab    21 Luglio, 2011
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La battuta perfetta

Il romanzo di Carlo D’Amicis è strutturato in due parti, due lunghe lettere che il narratore scrive prima a suo padre, poi a suo figlio. La lettura procede come quella di un diario, e di questo ne coglie tutta l’intimità, vuoi anche per l’uso ricorrente delle parole 'padre' e 'figlio', usate per rivolgersi ai presunti destinatari. Lettere che forse nessuno mai aprirà, perché destinate non ad altri ma a se stesso, a Canio Spinato, protagonista e narratore del racconto.
La storia si svolge in gran parte a Matera, dove la rappresentazione cinematografica della crocifissione del Cristo di Pasolini, evento che sembra essere storicamente fine e inizio della città stessa, cattura l’attenzione di tutti. E dove un dialetto, profondo e mai fuori posto, traccia sentimenti genuini e spontanei (spesso anche repressi).
Attraverso la vita di Canio si svolge anche quella del padre, prima, e del figlio, dopo; ma, soprattutto, si traccia la vita di tutta una società italiana che cresce, passando dagli anni ’50 fino ad… oggi, perdendo innocenza e pudore. Motore di questo cambiamento, proposto da Carlo D’Amicis come aspetto involutivo dell’intero arco temporale, è la televisione. Necessariamente educativa nei primi anni, procreatrice, fautrice e idolatra del 'mercato' in seguito.
La ricerca (velata d’innocenza) di Canio è quella del bene, una ricerca però distorta da un’ingannevole realtà che gli viene rimandata dal tubo catodico televisivo. Il bene, per Canio, si confonde con la felicità, e la felicità, a sua volta, con la risata. Di qui la ricerca assillante della battuta perfetta, ricerca che concede al lettore quasi degli intervalli costituiti da barzellette (esilaranti, a dire la verità) che assumono all’interno del libro, però, un carattere grottesco, se non proprio amaro.
Lo stile è molto ricercato, con continue metafore che prendono spunto da ogni possibile accadimento o cosa osservata dal narratore. Forse l’estrema ricercatezza dello stile è, allo stesso tempo, un punto di vantaggio e di debolezza dell’opera, obbligando il lettore a rallentare il ritmo di lettura. Ma c’è chi, come me, trova questo un piacere.
Il finale, evocativo, spinge l’immaginazione del lettore a raffigurarsi la scena con cui si chiude il libro, scena che probabilmente alcuni lettori considereranno minore rispetto alla narrazione, ma che acquista un suo significato se solo si considera che si è di fronte a un diario oltre che a un racconto.

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Il tempo materiale, di Giorgio Vasta
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La battuta perfetta 2011-01-18 08:24:55 Stefp
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Stefp Opinione inserita da Stefp    18 Gennaio, 2011
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La battuta perfetta

Canio Spinato, protagonista di questo libro, ci narra, con un lungo monologo diretto prima al padre e poi al figlio, la sua storia ed anche la storia della televisione italiana degli ultimi cinquanta anni con la quale la sua vita si intreccia.
Il padre, Filippo Spinato, colto, si ciba di classici, serio e sempre compìto, moralista che sconfina nel bacchettone, entra in Rai negli anni '60 con l'aiuto di un Monsignore e la tessera della Dc e intende la televisione come un formidabile progetto educativo. Canio, si ciba di varietà e di programmi di intrattenimento e ritiene sua missione nella vita, piacere agli altri e soprattutto, far ridere, ed entra negli anni '80 in Pubblitalia vendendo pubblicità e fa talmente colpo agli occhi di Berlusconi al punto di diventarne consigliere e deciderà lui stesso raccomandazioni e carriere, soprattutto femminili nel campo dello spettacolo in cambio di riconoscenze di un certo tipo.
Il racconto ci fa attraversare 50 anni della nostra storia, enormemente condizionata dalla televisione, e lo fa facendoci passare dagli angusti e polverosi uffici Rai degli anni '60 pieni di oscuri funzionari devoti alla Dc e alla Chiesa e di raccomandati, per poi proiettarci nei luminosi corridoi Mediaset degli anni '80 pieni di una squallida fauna fatta da pseudo-attori, attricette, veline, vallette e comparse pronta a tutto pur di esserci. Tra le righe, la trasformazione e la crescita dell'impero mediatico di Berlusconi, la sua ascesa inarrestabile e la sua trasformazione in potere politico.
Un romanzo interessante, questo di Carlo D'Amicis, con continui passaggi tra presente e passato, dialoghi serrati molto accattivanti, a tratti umoristico, ma pervaso da una malinconia e una tristezza palpabile. Canio, il protagonista, si aggira con destrezza e noncuranza fra i rapporti falliti con il padre e poi anche con il figlio, fra le macerie del suo matrimonio e fra rapporti di “amicizia” e professionali fatti solo di interesse e di opportunismo, ma alla fine, il suo “voler solo piacere” risulterà credibile e anche lui apparirà come una vittima travolto e consumato dagli ingranaggi della tv.

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