Narrativa italiana Romanzi La guerriera dagli occhi verdi
 

La guerriera dagli occhi verdi La guerriera dagli occhi verdi

La guerriera dagli occhi verdi

Letteratura italiana

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Avesta ha ventidue anni quando sale in montagna seguendo le orme di Harun, l'adorato fratello. Lascia Mezri, lascia Turgut Reis, i villaggi curdi dove con la famiglia è cresciuta e ha imparato a conoscere le cose, ad amarle. imbraccia il fucile per dare il suo contributo alla lotta per un Kurdistan libero, e la sua forza è così grande, l'energia che mette in tutto così viva, che presto le chiedono di entrare nel gruppo speciale, e altrettanto presto diventa comandante della sua squadra. Tante ragazze, come lei, hanno scelto quella vita sui monti del Qandil, tra le foreste, nella neve. Non si poteva lasciare che il governo turco strozzasse le voci in gola, spegnesse i fuochi di festa, negasse la vita, come ora non si può soccombere ai missili e alle bombe delle milizie islamiche. Contro il Daesh, Avesta combatterà una battaglia esemplare. Sarà, con la squadra che ovunque la segue, baluardo di resistenza e testimonianza di chi propone una vita comunitaria radicalmente democratica. Nel suo grido di battaglia le voci di un popolo intero, un coro che chiama da tempi lontani ma che oggi, come sempre, chiede solo libertà.



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La guerriera dagli occhi verdi 2021-03-14 07:58:54 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    14 Marzo, 2021
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Avesta Harum

“Quando sei un cecchino, non devi solo saper sparare. Devi avere stabilità mentale, capacità di concentrazione, tenuta fisica. Devi essere in grado di sentire la natura intorno a te. Di controllare e gestire le emozioni. Uccidere qualcuno che non ti sta minacciando direttamente significa uccidere una parte di te stesso. E devi essere capace di resistere a questo morire”.

Marco Rovelli decide di fare un viaggio in Kurdistan per mettersi sulle tracce di Avesta Harum. Avesta è curda, ma il territorio dove vive è stato diviso tra altre nazione, lei si trova nella parte sotto la dominazione turca e un giorno dice basta, lei si sente curda e vuol avere il diritto di parlare la sua lingua nel suo paese, non sarà l'unica a farlo.

L'autore ci racconta una storia forte, la protagonista indiscussa del romanzo è Aversa, ma intorno a lei sono molte le persone che combattono, ognuno a suo modo. Lei fa parte dei guerriglieri del Pkk e vuole la libertà, ma non sono una libertà politica, Aversa combatte anche per le donne:

“Quando ti accorgi che dove vivi la gente ha un comportamento feudale e patriarcale, e poi dall'altra parte c'è il nemico, quello che non vuole che parli la tua lingua e ti picchia per strada, non puoi aspettare che qualcuno venga ad insegnarti, devi camminare da sola. È orribile sentire che intorno a te la gente pensa che la donna da sola non sia capace di fare niente, non sappia decidere, non possa difendersi, muoversi, lavorare fuori, viaggiare. L'idea che debba avere un uomo per sopravvivere, questa per me era insopportabile”.

Con uno stile non proprio indimenticabile, l'autore ci porta fra i monti del Qandil, dove una donna combatte per dei principi. Una storia raccontata dall'interno, che mette in luce molti fatti dolorosi per una terra che cerca pace. Lo consiglio, non per lo stile dell'autore, ma per il coraggio che ha avuto nel raccontare questa storia, sono queste le testimonianze che ci permettono di aprire gli occhi sul mondo. Se avesse scritto anche qualcosina in più, per meglio contestualizzare il periodo storico e le vicende intorno ad esso, l'avrei preferito.

Buona lettura!

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