Narrativa italiana Romanzi La via del sole
 

La via del sole La via del sole

La via del sole

Letteratura italiana

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Un ragazzo di ottima famiglia, ricchissimo, a nemmeno trent'anni è già uno stimato ingegnere cui non manca nulla. Un eccesso di cose per lui sempre più opprimente. È per questo che di punto in bianco decide di rinunciare a ogni comodità per andare a vivere in una baita di montagna. Evocando le memorie dell'infanzia, scopre infatti i ricordi buoni: visioni di cime lontane, limpide sorgenti e cascate lucenti di sole. Sì, il sole. È lui il ricordo più bello. Ma una volta tra i monti, si accorge che le ore di luce a disposizione non gli bastano più. Ogni giorno osserva la via del sole scoprendo che a levante una vetta ne ritarda l'uscita mentre, dalla parte opposta, un altro picco ne anticipa la scomparsa. Accecato da un'avidità insaziabile, comincia quindi ad abbattere le cime che circondano la baita pur di godere, per qualche minuto in più, della vista del suo amato astro, dando così inizio a uno scempio insensato.

Recensione della Redazione QLibri

 
La via del sole 2016-06-30 06:32:51 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    30 Giugno, 2016
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FIABA IN NERO

" La saggezza dei grandi pensatori consiste non nel soddisfacimento ma nella eliminazione del desiderio ".
( Beckett )

"Un giovane di buona famiglia (...), ricco (...), un giorno decise di lasciare la società caotica e confusa (...) e ritirarsi in una baita di montagna". Così il fiabesco incipit. La "baita", però, era una lussuosissima villa, ma non gli bastava comunque : lui voleva il sole, molto sole, sempre più sole ; per questo voleva far abbattere i picchi, le rocce che gliene toglievano un po'.

L'ultimo e recentissimo libro di Mauro Corona, lo scrittore-montanaro che non disdegna i palchi televisivi, è stata composta in poco più di tre mesi. E purtroppo si nota.
La storia si dipana lungo questi ultimi quarant'anni, periodo che gode i frutti del boom economico, col mito del benessere, anzi della ricchezza, in cui i figli crescono viziati e supponenti in piena crisi di valori e in una società in cui il denaro e la corruzione hanno ricadute pesantissime sull'ambiente e sull'ecosistema. Il trionfo del consumismo e dell'irresponsabilità.
Il testo di Corona si pone come denuncia di tutto questo ; una volta sarebbe stato definito 'd'impegno civile'. Procedendo nella lettura, ci si accorge che coinvolge anche l'aspetto esistenziale dell'uomo, la dimensione del senso. Insomma, si tratta di un libro scritto con le migliori intenzioni.
Però ... l'opera letterariamente non è riuscita.
Probabilmente un'affrettata stesura ed esigenze editoriali forse pressanti hanno contribuito a non perfezionare una scrittura spesso molto carente : convenzionale, piena di 'luoghi comuni', ad un livello basso-televisivo, per cui si parla di "un padre (...) che non arriva a fine mese", di "imprenditori senza scrupoli" e di "politici prezzolati e senza scrupoli" ; poi si dice che "un tizio coi suoi soldi può comprarsi mezza Sardegna" e "le famiglie sono spesso la rovina dei figli". Il peggio è che ad usare questo 'stile' non è il protagonista del racconto; bensì il narratore stesso, che possiamo identificare con l'autore!
Talvolta però, quando si descrive l'amato paesaggio di montagna, succedono momenti di grazia narrativa : il linguaggio diviene gradevole, perfino poetico. C'è anche da aggiungere che la seconda parte del romanzo è percettibilmente migliore della prima. Ogni tanto c'è una citazione tratta da autori noti : qualche perla di saggezza che scivola fra gli accadimenti.

Si tratta dunque di una fiaba, per cui non tutto deve essere verosimile. E, come tutte le fiabe, presenta un finale volto a far riflettere, finale che ovviamente non vogliamo svelare. Non possiamo però sottrarci dal ricordare una frase emblematicamente lapidaria dello scrittore americano De Lillo, che qui ci pare significativa, secondo cui "il denaro parla a se stesso".

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