Manituana Manituana

Manituana

Letteratura italiana

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1775, all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d'America. Lealisti e ribelli si contendono l'alleanza delle Sei Nazioni irochesi, la più potente confederazione indiana. Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da decenni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell'Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra. Un cacciatore irochese abbandona i boschi e i romanzi di Voltaire. Un guerriero del Clan del Lupo interrompe la traduzione del Vangelo e imbraccia il fucile. Un baronetto di Sua Maestà compare nei sogni di bianchi e indiani. Una donna guida il suo popolo attraverso le fiamme. Un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.



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Manituana 2017-04-30 14:08:40 Mane
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Mane Opinione inserita da Mane    30 Aprile, 2017
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Corale Americana

Il collettivo bolognese Wu Ming, con il suo bagaglio d’animo indomito e di passione per la Storia, sbarca sulle terre del Nuovo Mondo, per la precisione in Nord America, attorno alla seconda metà del Settecento, ma non indugia sulle coste, si spinge oltre il confine delle Thirteen Colonies, verso l’interno, per respirarne le essenze, udirne gli echi; prossima promessa dell’Ovest per i coloni europei ancora sudditi della Corona d’Inghilterra, terre dei padri, di radici e di leggende per i nativi Indiani.

In questo limbo di terra, culla dell’incontro fra molteplici culture, i personaggi sono piccoli interpreti, sovrastati dalla maestosità degli scenari e dalla grandezza degli avvenimenti gagliardamente evocati dagli autori. Così, più che un’avvincente dipanarsi di trama, Manituana rappresenta un’immersione d’incredibile impatto nel Passato, dove le penne dei Wu Ming dimostrano ancora una volta la superba capacità di forgiare visioni dall’armonica comunione di mille prospettive.

La coralità di questo romanzo storico, infatti non si risolve nel semplice sfoggio di variazioni di registro linguistico (che ad ogni modo arricchiscono in maniera decisiva l’opera) ma piuttosto, si magnifica nell’ampio spettro di filtri attraverso cui viene osservato lo svolgersi dei fatti. Ognuno di questi filtri è cesellato volta per volta su misura perfettamente calzante al carattere che coglie le redini della narrazione in quel determinato istante.

A ben vedere, pertanto, non si può parlare di figure abbozzate quando si fa riferimento agli attori disegnati da Wu Ming, ma altrettanto si riconoscerà che essi ben di rado esibiscono tratti fisici o caratteriali a tinte forti che ne concedano una facile rappresentazione nella mente; questo è un lavoro che il collettivo bolognese lascia all’immaginario del lettore.

Molti i nomi, le genti e i riferimenti, a tratti possono rendere faticoso lo scorrere di un filo logico, se si è completamente digiuni dai fatti principali riguardanti le origini degli Stati Uniti, soprattutto perché la Guerra d’Indipendenza tra ribelli e lealisti è ben più che una mera cornice in questo romanzo.

Come per incanto, nel bel mezzo di foreste e grandi laghi, sorge improvvisamente l’appariscente Londra in piena epoca Georgiana (pre-Vittoriana), “cuore pulsante” dell’Impero Britannico secondo certi punti di vista, “orifizio deiettante” del medesimo secondo altri.
Dentro questo cammeo metropolitano ricavato nella roccia delle montuose pagine dell’avventura nell’America Coloniale, si scopre un altro elemento abbastanza familiare per i lettori del collettivo: una vibrante discesa negli inferi, fra i reietti della società londinese dell’epoca, culminante fra le mura di un manicomio (località ricorrente metà di visita dentro le opere di Wu Ming), nella fattispecie l’ospedale psichiatrico Bethlem Royal Hospital, soprannominato “bedlam” per il gioco di parole con rimando al termine inglese traducibile in putiferio, tumulto, confusione.

Ma non è soltanto dentro ai sobborghi della capitale che gli autori esprimono la loro predisposizione all’antropologia e alla sociologia, Manituana è infatti storia di popoli, di concezioni distinte sull’esistenza, che si mescolano e dove non trovano connubio vengono a cozzare.
Manituana è un libro che parla di guerra, della sua preparazione, dei suoi primi focolai, del suo divampare e del suo consumarsi in polvere.

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L'armata dei sonnambuli
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Manituana 2013-08-06 09:27:31 Andrea Strippoli
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Opinione inserita da Andrea Strippoli    06 Agosto, 2013

Un crescendo

Il romanzo è un crescendo. Dopo un inizio ostico i personaggi prendono vita e si caratterizzano ben oltre le nozioni storiche che li accompagnano. Lo stile muta abilmente e si adegua al contesto narrato. Si passa quindi da frasi lapidarie ed enigmatiche che accompagnano la narrazione delle vicende irochesi, al registro basso-grottesco degli indiani di Londra, alla classica narrazione lineare per il mondo aristocratico della capitale britannica. E' un romanzo di costruzione-distruzione. Il dualismo tra il mondo occidentale e quello Mohawk è postideologico, problematico e per questo ricco, convincente.

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Manituana 2009-06-22 22:03:14 fabiomic75
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fabiomic75 Opinione inserita da fabiomic75    23 Giugno, 2009
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Manituana di Wu Ming

Non si può certo affermare che i libri di Wu Ming ed i relativi progetti non siano ambiziosi e di facile approccio. Secondo il mio modesto parere la capacità descrittiva e il linguaggio utilizzato sono sempre di altissimo livello. In questo romanzo avventuroso e ricco di accadimenti vengono raccontate le gesta di Joseph Brant e della sorella Molly che contribuirono in pieno diciottesimo secolo alla salvezza della propria comunità, gli indiani Mohawk, durante la guerra tra i ribelli delle colonie americane e i lealisti della corona inglese. I personaggi del racconto sono molti quindi è necessario affrontare la lettura con particolare attenzione. Ho trovato molto interessante la descrizione degli usi e costumi di questi popoli. Consigliato.

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Q di Luther Blissett
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