María María

María

Letteratura italiana

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«Sono venuta a confessare un delitto». È una creatura docile e gentile a proferire questa frase terrificante. Si chiama María, ha la fissità di una statua e negli occhi una luce ardente, la stessa dell'isola da cui proviene. L'agente di polizia che in Questura redige la confessione, pur intuendone la pericolosa ambiguità, resta ammaliato e desidera immediatamente conoscere ogni cosa di lei – forse perché, a volte, orientarsi nella vita di una donna significa per un uomo avvicinarsi con ostinazione a se stesso. Fra l'aspirazione al divino e la condanna di avere un corpo, María racconta la sua storia. E rievoca quando rinunciò a tutto per andare a vivere con quello che sarebbe diventato suo marito e insieme il suo carceriere: le loro notti di amore accanito e la vergogna del giorno dopo, la gabbia della gelosia e il miracolo della libertà che non si compie mai. Ammette di essere finita nel labirinto di una passione tanto ineluttabile quanto assassina. Adesso sta scappando, alla ricerca del suo unico figlio. Nadia Fusini, dopo aver prestato la voce a Virginia Woolf ed Emily Dickinson, Mary Shelley, Katherine Mansfield e Sylvia Plath, disegna una figura di donna che resterà a lungo nella mente del lettore. Con appassionata intensità e nitido rigore, ci guida nei tormenti di una storia d'amore in cui verità e menzogna si spartiscono quel niente che il destino lascia nelle mani degli uomini. E delle donne.

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María 2019-04-25 08:30:52 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    25 Aprile, 2019
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Una donna di nome Maria

Nadia Fusini scrive Maria, un libro che lascia a bocca aperta, stupefatti. Una scrittura asciutta, scarna, che tuttavia colpisce al cuore e nell’anima. Una:
“novella intensa ed implacabile, che racconta come tra bene e male esistano stagioni sospese, sfumature che solo alcuni accettano di vedere.”
Maria è una donna. Tante donne. Una, nessuna, centomila. E’ una donna ferita, usata, abusata, annullata. In lei tutto urla disperazione e sopraffazione. Ma lo fa in religioso silenzio. Un silenzio che colpisce e stupisce chi ascolta. A cominciare dalla sua voce:
“La voce di Maria suonava monotona, insistente. Ma non querula. Quello che sentivo era piuttosto il tono implacabile di chi non si perdona. E cerca la verità, non si discolpa. E’ diverso, ho notato, quando chi parla non pronuncia parole vive, ma ripete frasi che ha già concepito e stacca da sé come fossero squame.”
Per lei è giunto il momento della confessione. Ma quale? E di cosa?
“In realtà ci stava raccontando la storia della sua vita. (…) Maria, che s’era evidentemente persa nella massa confusa di ricordi e sensazioni che l’opprimevano, si riprese, frugò nella memoria. E tornò a quella notte.”
Già, quella notte. Quella notte in cui Maria assiste, impotente, ad un omicidio, compiuto dal marito, quell’uomo che lei ha amato sopra ogni cosa, più di se stessa.
Il racconto di una figura di una donna che ammalia e conquista. Una donna destinata a rimanere impressa nella mente di ogni lettore. Un racconto dove si respira violenza, in cui:
“avrei conosciuto presto alla perfezione lo strazio dell’anima che s’aggira stordita in vicoli ciechi, infernali.”
Un testo psicologico, intimo ed intimistico, scritto con una perfezione profonda ed assoluta. Un libro per imparare la cultura del rispetto, dove la violenza cieca e bruta non conduce a nulla se non all’annientamento di se stesso e degli altri. Una lettura colta e profonda.

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