Narrativa italiana Romanzi Nel nome del padre
 

Nel nome del padre Nel nome del padre

Nel nome del padre

Letteratura italiana

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È la notte di Natale per tutti, ma non per Luca, che è solo in casa, abbrutito dall’alcol e dal dolore, sul punto di compiere un atto disperato, l’ultimo. Come è arrivato a questo punto? In una serie di flashback incrociati, ripercorriamo la storia d’amore di Luca e Sonia, la decisione di creare una famiglia, la nascita della piccola Alice, e poi via via tutti i passi, in fondo banali, che conducono una coppia alla distruzione. Il calvario di Luca è quello di molti padri separati, a cui la moglie impedisce di vedere i figli approfittando in modo subdolo di un vuoto legislativo che vede gli uomini pieni di obblighi ma privi di diritti. E mentre cerca di fare chiarezza in sé e nel suo passato, a Luca non resta che lottare, con incredulità, rabbia, incontrando altri uomini nella sua situazione, studiando maniacalmente le leggi, cercando di far pagare il meno possibile a sua figlia.



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Nel nome del padre 2016-11-08 05:37:01 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    08 Novembre, 2016
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Un cerchio che si chiude

L’inizio è a dir poco scioccante. Una scena che ti perseguita per tutta la lettura, in attesa di re-incontrarla per sapere come evolve. Poi inizia il racconto di una vita. Lo stile di scrittura è molto moderno, a scatti, quasi fosse una scacchiera bianca e nera, con mosse spigolose e imprevedibili. Intrigante, vivace, brioso. La storia ti fa immedesimare, ti infonde comprensione, tenerezza. Crea empatia. E’ uno stile interessante. E’ una storia che ti cattura. Il finale è un cerchio che si chiude. E questo è saper scrivere, e saper scrivere molto bene.

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Nel nome del padre 2013-07-06 07:09:36 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    06 Luglio, 2013
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La guerra dei Monti

Il tema delle ingiustizie che, spesso, un padre separato deve patire per le ripicche e le cattiverie di una moglie astiosa e vendicativa vene affrontato da Gianni Biondillo in un romanzo che io reputo perfetto sia come costruzione narrativa e stilistica, sia per profondità di sentimenti.

Luca Monti “subisce” la decisione della moglie Sonia che chiede il divorzio. E cade in un errore: “Abbandono del tetto coniugale. Lui pensava fosse un gesto conciliante, un modo per tenere tranquilla Sonia”.
Sonia si comporta da vera arpia (“Tu non hai nessun diritto, lo hai capito? – Non la ferma più nessuno, è furiosa”), impedendo in tutti i modi all’ex marito di frequentare la figlioletta Alice: “Abbiamo fatto un accordo davanti al giudice e tu lo devi rispettare. Se domani non vieni, non la vedi per due settimane”.
Luca non riesce a opporre le sue ragioni (“E invece non vedere il padre per sei mesi non è traumatico?”), di fronte a una legge ingiusta che è tutta a favore del genitore affidatario.
“E’ una guerra. E’ bene che tu ne renda conto. E’ una guerra.”

Luca attraversa periodi bui, ha reazioni anche violente e sfiora il dramma personale.
Poi, anche grazie agli amici (“Ci sono un po’ di associazioni di padri separati, nella tua condizione”), alla nuova relazione con Gabriela e all’impegno nell’associazione dei padri separati, tocca con mano la verità quando dinnanzi a lui si presenta una madre non affidataria (“Danno sempre i figli alle madri, prova a pensare come mi sento”): “Il dolore dell’umiliazione fa male a tutti. Se una legge è ingiusta è ingiusta”.
E arriverà perfino a comprendere le ragioni della ex moglie.
Finale emozionante e toccante, tutto “Nel nome del padre”.

Il romanzo è equilibrato e non sconfina nella misoginia. Di questo rischio è ben consapevole l’autore che nella gratulatoria finale rivela: “… ho voluto che il manoscritto fosse letto solo da donne, le quali, strada facendo, hanno saputo consigliarmi e tranquillizzarmi”.

Bruno Elpis

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