Narrativa italiana Romanzi Non sono stato io
 

Non sono stato io Non sono stato io

Non sono stato io

Letteratura italiana

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Ada, dopo la separazione dallo scienziato pachistano Bashir, lascia Londra e torna con Giacomo, suo figlio, a Serana, il paese dell’Alta Val di Susa in cui è nata. Giacomo ha otto anni, sa molte cose sugli animali e sul mondo, ma nella nuova scuola non ha amici. Tranne uno, Robi, un misterioso bambino – come pure se ne trovano in provincia – dai capelli rossi e dai giochi micidiali. Ada cerca di rifarsi una vita, ma Serana è un paese piccolo, gli abitanti sono pochi e si conoscono tutti. Così, mentre gli adulti sono impegnati a spettegolare di amanti e politica, Giacomo e il suo amico Robi si addentrano sempre più tra i boschi, fino alle rovine del castello appartenuto a un antico negromante: prima di loro, nessuno aveva mai ritrovato la porta dei sotterranei, dove si cela la minaccia che da secoli tiene sospeso il fiato degli abitanti della valle. Daniele Derossi racconta una storia avvincente e tenera, con una scrittura seria e divertente che ha il dono raro della semplicità.

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Non sono stato io 2019-11-07 16:35:55 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    07 Novembre, 2019
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Ma allora chi è stato? Bho?!

Chi sarà Robi, il “bambino rosso” che Giacomo, figlio di Ada, ha come unico amico di scuola? Nessuno se lo chiede, men che meno Ada, la quale ha vissuto a Londra con il padre pakistano del bambino , tale Bashir (ingeniere) perché doveva affrancarsi dalla coppia genitoriale separatasi. La donna è tornata a Serana, paesino montano della Val di Susa, sconvolta dalla perdita in culla della secondogenita Laura. Soffre di capogiri e malori, in una situazione tale da non riuscire a ricominciare a rifarsi una vita ( e ci si chiede “ma di che vive”? ). Il ragazzo va a scuola dalle suore, dove naturalmente non viene accettato da compagni e compagne in quanto “diverso” per etnia e colore della pelle e perché parla l'inglese. La madre è presa dalle sue paranoie, circondata da: Radames parrucchiere omosessuale (ma pensa!) e ciarliero che però rimane nel paesino a onta delle discriminazioni; Sergio suo “maestro” di cermaica (perché per rinascere qualcosa bisogna pur fare) ex tossicodipendente con il quale pensa di avere un rapporto più intimo; Antoni ex compagno di scuola motociclista attempato palesemente single sfigato anche li possibile copulatore ma rifiutato durante gita montana; Mariella sua ex compagna di scuola ora divenuta la signora borghese più ricca e conformista del paese con venature razziste, cinica, fredda, intimamente soddisfatta di aver sposato il più ricco del paese (che fabbrica assi di cessi multicolori, riscaldate ecc...) ; Giorgio marito ricco di quest'ultima, con il quale finalmente Ada si concede a vari rapporti sessuali prima si, poi no, poi l'istinto che prevale sulla ragione e chi se ne frega. Mentre la donna è distratta, sia dal proprio lutto sia sul profondo malessere psicologico di cui è vittima, anche impegnata a districare il rapporto con la propria madre che (udite!) si scoprirà che anch'ella era stata toccata da una tragedia coinvolgente figli, il ragazzo/bambino Giacomo si accompagna al rosso crinuto amico che solo dai dialoghi è evidentemente psicopatico, violento, misogino, delinquente, diabolico. A Serana (dove scompaiono un sacco di persone misteriosamente) è infatti presente un castello diroccato ove un negromante si dilettava con sacrifici umani e le peggio cose, scribacchiando rune ovunque. Queste rune (che riuscirà ad interpretare solo il macellaio del paese [!] che per diletto si occupa di leggende ed esoterismo) non sono alla luce del sole, ma in una scala sotterranea che Giacomo scoprirà inoltrandosi in un sotterraneo che da centinaia di anni nessuno ha mai neppure intuito. Intanto una compagnuzza (Jennifer) scompare, e da qui via alla polizia, ai sospetti, ai giornalisti ecc.. In questo frangente Ada è troppo impegnata a scatenarsi in amplesso in auto con il marito della Mirella (sorpresi dai Carabinieri!) e quindi non pensa neppure che il figlio abbia un amico inventato, né si preoccupa di farselo presentare.... Giacomo intanto con il bambino rosso si da a letture esoteriche, riti cimiteriali, decapitazioni di bambole, sacrifici animlai, schifezze varie. E poi gli viene la febbre alta e la bava alla bocca (esorcismo?) e la madre infine si preoccupa. Il pericolo incombe? Bho? Il finale è piovoso e confuso, privo di senso. Dovrebbe esserci ansia, angoscia, mistero. Tutto risulta abbozzato, indefinito, già sentito. L'autore vuole dirci che troppo spesso i genitori siano ignari di quanto avviene sotto i loro stessi occhi? Per carità, è possibile trovare una simile morale: il libro però risulta scipo, senza mordente, con personaggi improbabili di forma e non di sostanza. Penso che Fois sia amico di Derossi se cita Dürrenmatt ed Ammanniti con i quali questo testo nulla ha da spartire. Un tentativo sufficiente, ma niente di più. Si salva solo l'ambientazione. Naturalmente non vi dico se c'è il lieto fine, tanto lo si intuisce.... Peccato.

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