Perdutamente Perdutamente

Perdutamente

Letteratura italiana

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Cosa fare quando la persona che ci è più cara si ammala, lottare fino all’ultimo, sognare addirittura di sconfiggere la malattia, o accettare che il distacco è un destino ineluttabile, e che la vita continua? Perdutamente è un romanzo basato su una storia vera che si svolge in una Napoli convulsa e surreale, un inquietante modello di degenerazione metropolitana. È la storia di una famiglia – tanto allargata quanto scombinata – che si trova ad affrontare una delle emergenze più frequenti della vita di oggi: assistere l’anziana madre e nonna che si sta ammalando di Alzheimer.



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Perdutamente 2013-12-17 21:40:35 ant
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ant Opinione inserita da ant    17 Dicembre, 2013
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La voglia e la passione di aiutare, ma...

Un libro molto particolare, l'autore con delicatezza d'animo soprattutto, coadiuvata da sensibilità, amore assoluto verso la madre, un pizzico di teatralità(il libro è ambientato a Napoli) e tanta passione, ci narra le vicissitudini di una donna(sua mamma) che scopre di essere affetta dal morbo di Alzheimer e tutte le vicissitudini varie che affrontano sia lei che i suoi familiari.
La trama: come dicevo in apertura la storia si sviluppa a Napoli, l'io narrante riceve una telefonata da un suo amico che le dice di aver visto sua mamma alla stazione in stato confusionale. Inizia così il calvario di questa donna e dei suoi familiari, ottimamente descritti i componenti della famiglia della malata, non solo da un punto di vista fisico e comportamentale, ma soprattutto vengono ben delineate le peculiarità e le caratteristiche del linguaggio e del target sociale che rappresentano(c'è il ragazzo 18enne, figlio dell'io narrante che è un giornalista, iper tecnologico e campione sportivo, fidanzato con un'adolescente spagnola ipersensibile; c'è la donna del Nord Italia, moglie del protagonista, molto pratica e determinata; c'è Rinaldo, fratello del protagonista, apparentemente un sognatore, freddo e distaccato e altri personaggi ancora) .
Si spazia in diverse stati d'animo in queste pagine, passando dal tragico al grottesco e quello che mi ha colpito di più in questo romanzo è l'analisi meditata e pensata della malattia, vissuta con l'animo di chi si sente straziato e impotente nei confronti di persone care che vorrebbe aiutare e che invece deve vedere peggiorare gradualmente.
Ho estrapolato qualche riga, che a mio avviso, testimonia quello che dico sopra:
"...Non ci riconosceva...pur inchiodata sulla sua poltrona, lei viaggiava nello spaziotempo, aprendolo e chiudendolo come una fisarmonica. Sprofondava nel passato, stravolgeva il presente intrappolandolo in un gioco di specchi deformanti, poi volava fra i presagi del futuro .Una tempesta di passioni e tormenti si abbatteva su di noi, mentre come una medium mia madre cercava disperatamente di evocare i morti, inconsapevole di essere lei stessa lo spirito in pena, incapace di comunicare. Viva e morta, nello stesso istante.."(pag 37)
Da sottolineare, per concludere, tutta una gamma di attività e situazioni fantasiose attuate dal protagonista e dai suoi familiari per cercar di tenere viva la coscienza e la mente della malata, autodefinendo come caregivers estremi tutta l'equipe di sostegno alla donna sofferente.
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Perdutamente 2013-11-13 07:38:50 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    13 Novembre, 2013
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Alzheimer, perduta...mente

Mi torna alla memoria il celebre titolo del saggio scritto da Oliver Sacks "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello", di primo acchito sorridi a questa che sembra una situazione inverosimile,comica, poi, leggendo il libro si comprende che l'uomo che ha questa falsa percezione della moglie, un musicista serio ed apprezzato da tutti, è uno dei pazienti del dottor Sacks con lesioni encefaliche di vario tipo, dunque stiamo parlando di sofferenza, di un dolore che, ci hanno insegnato il dottor Sacks e il dottor Alzheimer, non rimane circoscritto al singolo malato ma coinvolge i suoi cari così come tutta la comunità. Oggi ci sono nel mondo 35 milioni di malati di Alzheimer nel 2050, con l'aumento dell'età media di altri 3 anni, saranno 120 milioni, un sessantacinquenne su otto è destinato ad ammalarsi. Riuscite a immaginare le conseguenze sociali ed economiche alle quali la nostra società andrà incontro?
Questo libro l'ho trovato interessante per questo, perché in modo colto , intelligente e anche comico, di quell'umorismo che apparteneva ai De Filippo, visto che l'autore è napoletano, riesce a calare il lettore in questo mondo tragico e grottesco nel quale vivono i malati di Alzheimer e i loro familiari.
La storia è quella di un giornalista che vive in un antico palazzo nobiliare del centro storico di Napoli. Con lui ci sono Penelope, sua moglie, padana doc, i due figli Piernunzio, scugnizzo di sei anni sempre pronto a bisticciare con la nonna alle prese con il signor Alzheimer,Gianciro impegnato con gli studi universitari e soprattutto la fidanzata spagnola, Cayetana, infine Rinaldo, fratello del giornalista,scapolo impenitente e Wimal tuttofare indiano che aspetta il miracolo di San Gennaro come fosse l'illuminazione del Buddha. Una mattina il protagonista del romanzo viene raggiunto dalla telefonata preoccupata di un amico che alla stazione centrale di Napoli in attesa di chissà quale treno ha trovato per caso sua madre , in palese stato confusionale. Il giornalista corre in soccorso della madre, scopre che l'anziana ha con lei una lettera e per giunta non vuole rivelargli la meta del suo viaggio. Comincia così una nuova vita per tutta la famiglia, la nonna è malata dicono i medici ed è doloroso scoprire che tua madre non ti riconosce più, spesso ti scambia per altre persone, è doloroso vederla rabbiosa e violenta, ma anche debole e incapace di badare a se stessa. E' aberrante scoprire che chi ti dovrebbe aiutare, lo Stato nelle vesti dell'INPS si mostra ancora una volta debole con i furbi, latitante con i deboli. Ma più di tutto , l'Alzheimer che mille volte ti fa dimenticare te stesso e mille altre ti sorprende quando, miracolosamente, in un attimo di lucidità, ti restituisce alla tua memoria e ai tuoi cari, è una malattia che incenerisce ,senza pietà. Sei come morto e non lo sai, tuo padre, tua madre che ne soffrono non ci sono più, eppure stanno ancora lì con te, abbandonati in un letto o su di una sedia guardano il vuoto. Caregivers, li chiamano i dottori americani, sono coloro , familiari e amici, che cercano di riempirlo questo vuoto, aspettando fiduciosi che prima della fine , uno dei tanti topolini sparsi nei laboratori di mezzo mondo dia un segnale di speranza e intanto non ci rimane a noi, al di qua del vuoto, di rimanere vicini ai nostri cari, non ci rimane che inseguire perdutamente chi l'ha perduta la mente.

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