Narrativa italiana Romanzi Qualcosa di vero
 

Qualcosa di vero Qualcosa di vero

Qualcosa di vero

Letteratura italiana

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A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l’infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell’alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c’è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le “fiabe vere”. Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l’uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti. Ma anche perché in ogni storia, persino in quelle più divertenti, si nasconde un mostro. E per sconfiggerlo le parole non bastano. Per sconfiggerlo ci vuole qualcosa di vero.



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Qualcosa di vero 2021-06-26 17:30:53 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    26 Giugno, 2021
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Fiabe alternative

La dolcezza di una bimba di nove anni che cerca la compagnia di una vicina di casa, una giovane donna un po’ acida, nonché pubblicitaria scompigliata un po’ disillusa, nel cui cuore la bimba fa breccia. Attorno a queste due bellissime figure ruota la storia, costellata di personaggi secondari altrettanti interessanti, come ad esempio un giovane talento creativo ed un meno giovane attore shakespeariano. Una storia che inizia con leggerezza ed ironia, per toccare verso la fine l’importante tema della violenza familiare. La copertina raffigura una figura femminile, rannicchiata su se stessa, sotto la cappella di un fungo velenoso: un messaggio importante, perché la violenza sulle donne, in famiglia, è davvero veleno.

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Qualcosa di vero 2018-04-11 09:52:40 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Aprile, 2018
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Giulia e Rebecca

Dopo i fiumi alcolici della serata Giulia mai si sarebbe aspettata di dover dare asilo a Rebecca, la figlia della nuova vicina di casa. Di lavoro pubblicitaria di successo, ma pur sempre reduce da una serata brava, lascia un mezzo biglietto alla porta della madre per avvertirla che la piccola si trova sul suo divano e molto diplomaticamente chiude la questione. O almeno, pensa di averla chiusa. Perché quello con Rebecca diventa un rituale sempre più costante, in cui basta il bussare al muro per quelle due o tre volte di fila, o ancora quello stereo lasciato volontariamente acceso per far compagnia, a far sì che due anime apparentemente opposte si avvicinino per non separarsi mai più. Le due vite finiscono con il diventare un tutt’uno, e Giulia, mediante la voce di Barbara, si riscopre. Conosce un lato del suo carattere che non pensava di avere, trova il coraggio di lasciarsi andare al sentimento puro e genuino dell’amore rinunciando a quelle che al contrario erano relazioni passeggere e volontariamente senza impegno, riesce a far breccia nel vicino di casa – con l’aiuto di Rebecca, bisogna ammetterlo – attore in pensione e riesce anche a far luce sul mistero che ruota attorno alla figura di questa compagna di pianerottolo piena di segreti e di misteri. Il suo, sarà un intervento determinante.
E questo, è solo l’inizio. Perché a tutto ciò dovete aggiungere una penna precisa, puntigliosa, pulita, una penna chiara che accompagna, narra senza spiegare, immedesima nel suo scorrere e coinvolge in toto il lettore. Non ha pretese Barbara Fiorio ma state pur certi che se decidere di prendere tra le mani questo o un altro suo romanzo, difficilmente riuscirete a staccarvene prima delle fine. Anche se questo significa fare le due di notte, soprattutto se questo significa fare le due di notte.
Un elaborato ricco di tutto, dalla trama solida e ben articolata, dai personaggi veritieri e ben costruiti, dai giusti colpi di scena e dal ritmo rapido e ben cadenzato. Una pura e semplice piacevole scoperta.

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