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Letteratura italiana

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Divna, Dorothy e Thomas sono tre ragazzini come tanti, che attraversano l'adolescenza armati dei loro sogni e circondati dai loro fantasmi. La vita, intorno, è dura, il mondo dei grandi si manifesta in tutta la sua inadeguatezza. Gli adulti sono affascinati dalla luce che, come stelle appena nate, i tre amici sprigionano: ma faranno di tutto per spegnerla abusando della loro innocenza, della loro curiosità. Isabella Santacroce ha scritto un romanzo coraggioso e struggente, che trova parole potenti per raccontare un mondo impronunciabile come quello della prostituzione minorile. I suoi protagonisti, romantici come la fotografia in bianco e nero di un bacio, restano incisi nella memoria, trasfigurati dalla luce della loro giovinezza: perché l'adolescenza è sdoppiarsi sopra uno specchio, rotto da un cuore.

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Supernova 2015-02-14 15:27:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    14 Febbraio, 2015
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Essere sordi per non sentire la morte.

Cos'è l'amore, cos'è la felicità, cosa e chi sono io? Queste sono alcune delle domande che permanano in “Supernova”, ultimo lavoro – e primo per me – , di Isabella Santacroce.
”Dorothy ha appena sedici anni quando la sua vita viene risucchiata in una spirale dalla quale non è facile uscire. Della sua esistenza non ricorda altro che sofferenza. Rimasta incinta di lei poco più che ventenne, sua madre, è stata rinnegata da quella famiglia che condannava il suo gesto peccaminoso per essere relegata e dimenticata da una zia buona ma debole, incapace di contrastare e rettificare un'anima già corrobata dalla vita. Sorte non diversa poteva toccare a quella nipote prova diretta delle colpe della madre. Come sopravvivere, come può questa crescere una figlia? La favola raccontata e la verità brutalmente rivelata ad otto anni con la scoperta della donna nuda nel letto con un uomo sopra. La prostituzione è la soluzione. Ed è così che le giornate della bambina passavano ed ella cresceva. La ricetta prevedeva il lavoro nelle ore diurne della madre e la messa in scena notturna di quella favola, “Il mago di Oz”, che aveva ispirato il suo nome. Ed ora che è adolescente odia gli uomini, tutti, dal primo all'ultimo. Le fanno schifo. E si rammarica perché il suo corpo, le sue movenze, il suo volto sono sempre più simili ai ritratti maschili che femminili.
Quando la diciassettenne Divna compare nella sua vita, ne è attratta, vede in lei una possibilità di salvezza ma poi scopre che questa per mantenersi vende il suo corpo. E' l'allieva prediletta della madre della androgina. Fuggita da una casa piena di odio, violenza e risentimento, vuol guadagnare denaro per diventare una ballerina della Scala, il talento abita in lei, deve solo sopportare un breve periodo di buio. Thomas è invece il figlio del nuovo compagno della madre, Marcello, è timido, introverso e si odia. Lamette e tagli sul proprio corpo sono la sua vita d'uscita. A queste si aggiungono conversazioni con persone sconosciute su un pc amico. Dorothy si rispecchia in Thomas, le loro essenze sono le medesime, lui può essere la sua scappatoia. Ma vuole anche liberare Divna, aiutarla a conseguire il suo sogno di ballare e così, senza rendersene conto, si ritrova nel baratro: entra in un giro di prostituzioni in cui finisce col trascinare prima l'amica ed infine il giovane. Da preservatrice a condannatrice. Colli per il boia. Sullo sfondo, Antonia, bulimica compagna di classe della protagonista. Questo non è altro che un dettaglio, si dice quest'ultima, perché le sue forme ed il suo viso sono sempre più simili a quelle di Kate Moss.
Ma cosa cerca Dorothy, perché si fa del male? Droga. Alcool. Sesso. Sesso. Droga. Alcool. Abbattere la lucidità mentale è essenziale per contrastare il disgusto per se stessi e per quegli uomini che sbavano per ragazzi bambini.
Un padre. Una madre. Questo cerca la protagonista dell'opera. Non ha mai conosciuto la figura maschile di un genitore nella sua breve vita e implicitamente la desidera. Tra uno sballo ed un altro si interroga e si rende conto dell'evidenza di questo dal fatto che in origine odiava quegli uomini che impazzivano per il corpo di sua madre, del suo, di quello di Divna e di Thomas mentre ora ha iniziato a cercare tra essi colui o coloro che in lei vedono semplicemente quello che è: una donna bambina, morta dentro, sola e senza qualcuno che la ami. E questo ci porta al problema della madre perché su di lei Dorothy ha emozioni contrastanti. Non hanno dialogo da quando quest'ultima ha deciso di non interpretare più il mago di Oz, la prostituta non si accorge nemmeno di quando la sua progenie e la sua protetta tornano a casa nel cuore della notte o giorni dopo completamente fatte e sbronze, non le ha mai detto una sola volta “ ti voglio bene”. Si è limitata ad odiarla perché quella figlia sinonimo del rifiuto dei propri genitori non le somiglia minimamente.
Stilisticamente il romanzo è fluente ed incanta il lettore anche se a tratti lo lascia basito, interdetto, senza parole. Ricorda nella sua forma un diario ma è privo di una divisione in giorni, mesi o anche semplicemente capitoli. La punteggiatura è ridotta all'essenzialità questo rende talvolta complesso cogliere i dialoghi. Assistere impotenti alla disfatta totale di quegli adolescenti non è affatto facile. Viene spontaneo chiedersi il “perché” di quella soluzione, di quel finale. Sicuramente una prima risposta è riscontrabile nella famiglia e nel totale disinteresse per quei figli messi al mondo. Una seconda è offerta al contrario dalla società priva di valori in cui i più piccoli stanno crescendo. I protagonisti vendono il loro corpo e sperperano tutto quello che guadagnano tra sostanze illecite, vestiti di marca, computer e telefoni di ultima generazione. La terza la lascio a voi e alla vostra libera interpretazione.
Concludo semplicemente dicendo che se avete voglia di leggere questo scritto non dovete aspettarvi altro che la trasposizione di una realtà cruda ed attuale messa su carta.

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