Narrativa italiana Romanzi Tutto sarà perfetto
 

Tutto sarà perfetto Tutto sarà perfetto

Tutto sarà perfetto

Letteratura italiana

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La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c'è di mezzo la famiglia. Quarantenne single e ancora ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero Scotto, ex comandante di navi, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due figlie e con un chiaro problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire lasciando il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l'inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di fumare imposto da Marina è solo una delle tante regole che vengono infrante. Tallonato da Cane Pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre ottantenne che non ha affatto intenzione di farsi trattare da infermo, Andrea sbarca a Procida e torna dopo anni sui luoghi dell'infanzia, sulla spiaggia nera vulcanica che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d'amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E in quei contrasti, in quell'imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre o dal brontolio familiare della vecchia Diane gialla della madre, Andrea troverà il suo equilibrio.

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Tutto sarà perfetto 2019-09-02 15:24:13 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    02 Settembre, 2019
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Libero, Andrea & Augusto

«Non è la morte in sé a terrorizzarmi, ma lo scampolo di vita che siamo costretti a portarci dietro prima dello stop, quel ritaglio inutile che non sappiamo più come riempire» p. 24

Quando Andrea Scotto riceve quella chiamata dalla sorella Marina, sposata con due bambine e un cane, un bassotto azzannatore di cinque anni e super viziato di nome Augusto ma di fatto un terrorista che ti guarda con sguardo di superiorità e che per questo si merita l’appellativo di Cane Pazzo Tannen, tutto si sarebbe aspettato tranne che la richiesta di prendersi cura di suo padre, Libero Scotto, comandante di navi a riposo, procidano e trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, affetto dal cancro, cambiato dalla malattia e agli ultimi giorni della sua vita per un fine settimana. Andrea è un fotografo quarantenne, fortemente immaturo, incapace di prendersi ogni forma di responsabilità affettiva, refrattario ai rapporti parentali, refrattario ad ogni forma di vita regolare e lineare. Beve, fuma (canne comprese o come asserisce “sigarette al mentolo”), passa da una donna all’altra e non vuole vincoli. Non può però sottrarsi alla richiesta della donna, obbligata ad assentarsi per quello che sarà un fine settimana fatto di avventure rocambolesche, di riscoperte, di nuovi legami e di situazioni paradossali. E non solo le dieci accuratissime regole stilate da Marina non verranno rispettate ma avrà luogo un vero e proprio viaggio in quel di Procida, un viaggio che da un lato esaudirà il desiderio di Libero ma che dall’altro porterà il giovane a riassaporare luoghi e persone e a rivivere ricordi e ferite non rimarginate. Un percorso che porterà il protagonista a trovare il suo equilibrio e che sullo sfondo è accompagnato da un’isola intima, introspettiva, magnetica.

«Lui infine si è voltato e mi ha afferrato gli occhi con i suoi, e allora finalmente sono riuscito a percepire la sensazione di smarrimento che stava provando, quel sentirsi ormai fuori da tutto e in balìa del vento. E in quell’attimo ho capito che c’è qualcosa di carnale nel rapporto fra genitori e figli, qualcosa che si nasconde nello sguardo, nella bocca, si confonde con il respiro e ha a che fare con i sensi, con il sangue e con le cose che sanno di antico e ci sfuggono. Ho capito che hai voglia a serbare dentro di te il rancore, a custodirlo e proteggerlo come una balia per paura che cresca lontano e ti lasci senza più una difesa alla quale appigliarti; quando ti ritrovi davanti questo soffio ancestrale non puoi resistergli, e ti senti d’un tratto sfatto e senza forze, con le gambe che ti tremano come dopo una corsa o una lunga notte d’amore.» p. 79

Lorenzo Marone torna in libreria con una storia che sa far leva sulle corde del lettore e non delude le aspettative di chi ama questo genere narrativo e soprattutto l’autore. È una storia densa di significati, fortemente introspettiva, capace di solleticare la riflessione, che si interroga sui rapporti umani, sulla fragilità, sui rapporti familiari e che è avvalorata dalla penna inconfondibile del napoletano. Riassaporiamo inoltre i sapori e gli odori del luogo, un luogo che è percepito quale vitale e parte integrante della vicenda. Vera colonna portante inoltre del testo è Libero, un uomo che si mostra forse per la prima volta a quel figlio o che forse è proprio quel figlio a vedere per quello che è per la prima volta.
Tuttavia, devo ammettere di aver faticato un po’ nella lettura di quest’ultimo lavoro di Marone, non perché sia scritto male o perché manchi qualcosa, quanto perché quei tratti distintivi che lo caratterizzano ci sono tutti tanto che talvolta l’evoluzione del narrato è intuibile. Non solo, anche i personaggi che crea alla lunga tendono ad assomigliarsi proprio perché caratterizzati da quel denominatore comune consono. La sensazione di déjà-vu è stata costante.
In conclusione, una piacevole lettura, che colpisce soprattutto per il rapporto tra padri e figli ma che a mio avviso non brilla particolarmente di originalità.

«[…] Riflettei che ero solo, solo davvero.» p. 283

«Forse, per una volta aveva davvero ragione il comandante, rifletto prima di scattare: la vita è fatta di attimi di perfezione nei quali arriva la giusta luce e tutto ci appare come deve essere, e forse il segreto non è cercare di prolungare questi attimi, di fermarli a ogni costo, che nulla può essere fermato, ma accontentarsi di godere del bello, di scorgerlo. Forse si tratta solo di trovare il coraggio di non trattenere ciò che amiamo, chi amiamo, di lasciar sparire la terra all’orizzonte, confidando che tanto al prossimo battere di ciglia ci sarà un nuovo piccolo brillio a rendere, seppure per un istante tutto perfetto» p. 297

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Tutto sarà perfetto 2019-07-23 14:38:27 Luigi Mazziotta
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Opinione inserita da Luigi Mazziotta    23 Luglio, 2019

Un canto universale di paura ed d'amore

Sospiri di meraviglia, casuali e improvvise escursioni fuori dalle rotte prestabilite, questo regala ai lettori ‘Tutto sarà perfetto’.
La letteratura quando è bella sospende il senso, non cerca significati, e restituisce alla vita la sua forza indicibile. Ma più di tutto la sua impossibilità di raccontarsi.
E' la ricerca del senso di un esistere. Ci sono una domanda e un tentativo di risposta. Il valore aggiunto alla ricerca è la scrittura di Lorenzo Marone, che con la sua prosa lieve e perfetta, un ritrattista dei paesaggi umani, scrive una storia tenera e profonda che riflette sulla distanza emotiva che silenzi e dolori possono instaurare. È un racconto pieno di imperfetta perfezione che parla al cuore di chi non vuole smettere di credere che quando ci sarà resa la memoria, verrà il tempo della riscoperta del passato.
Marone legge la storia di ogni figlio o padre, e discorre in modo poetico e leggero dell'amore e dell'illogicità del vivere, della bellezza della giovinezza insidiata dalla vecchiaia e dalla malattia, della favola della specie umana, dimentica di pietà di fronte alla vita che si illude di dominare.
Un racconto pieno di punti interrogativi, di domande, di contrapposizioni; ma anche di parole e silenzi cocenti e della capacità straordinaria di amare di una madre, Delphine, sia pur chiusa nel ripiegamento della depressione che le sue piccole pulci Andrea e Marina, faticano a comprendere fino in fondo. Nulla in queste pagine è sprecato, ogni frase è perfetta, premessa di quella successiva. Ogni pagina innesca l’emotività, allo stesso tempo mantenendosi asciuttissima.
L'autore scrive su cosa significa smarrirsi e poi ritrovarsi, raccontando l’umano dei personaggi che animano il racconto.
A spezzare quella stagnante bonaccia - interiore ed esteriore- il passato che torna e la necessità di un viaggio che porterà Andrea alla ricerca delle sue origini insieme al padre malato Dario, il Comandante, in un’isola, Procida. Un viaggio composto di solitudine e inerzia, di leggerezza e ritrovamenti: il vento è onnipresente e con la spinta dell’umanità ferrigna accompagna Andrea alle scoperte e soprattutto alle riscoperte. Un romanzo in movimento in cui ogni movimento è un carotaggio delle infinite vibrazioni che agitano noi in attesa della chiave che le doti di un ordine, di una cadenza che la restituisca all’armonia.
Procida come Itaca, una metafora del racconto, terra bruna e dal mare verde e blu, profumato di vento dove Andrea aveva imparato a nuotare con il padre e a conoscere i primi turbamenti con Ondina. È bella la Procida descritta, ricca di fichi e limoni, delle schiume del tirreno, e dei cambiamenti di vento.
È bella quando è così. La luna bassa sul mare, la strada chiara, le stelle e la luna a spazzare la notte. Un’aspra dolcezza regna sull’isola e se n’è completamente avvolti come i protagonisti che quasi ne vengono ingoiati.
Ogni frase dà un’emozione attenta a trasformarsi in pensiero e parola, a non essere invisibili e soli nel mare aperto di una prigione.
Un canto universale di paura e d’amore, proprio bello il romanzo di Lorenzo Marone.

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A chi ama la letteratura di bravi scrittori italiani
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Tutto sarà perfetto 2019-06-26 03:35:17 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    26 Giugno, 2019
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La perfezione è un attimo che sfugge alle regole

Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone narra la difficile relazione tra il padre Libero, ex comandante di nave, e il creativo figlio Andrea: un rapporto spesso di forza (“La mia voglia di tenergli testa a ogni frase, come ho sempre fatto”), con qualche complicità (“Sei capace di tenere un segreto?”) e con qualche ironia (“Da morto potrai scegliere con tutta calma quale casa infestare”), con schermaglie e pudori (“In che senso?”), che inesorabilmente giunge al capolinea a causa della malattia di Libero.

Andrea accondiscende alla richiesta del padre ed esaudisce il suo desiderio di rivedere la natale Procida. Scorrono così i luoghi della bellezza (“Giù a Ciraccio, sotto ai faraglioni… Non sono quelli famosi di Capri, ma due spuntoni di roccia che affiorano dal mare, sulla spiaggia di Ciraccio”) e della memoria (il porto della Corricella, Piazza dei Martiri, la chiesa della Madonna delle Grazie, “Terra Murata, un borgo medioevale in cima all’isola”, “l’isolotto di Vivara, con la spiaggia di ciottoli e conchiglie nascosta dietro la scogliera”, l’Epomeo) in fotogrammi lirici ed emozionanti.

Ma la resa dei conti è in agguato (“In due giorni le ho distrutto uno specchio, un materasso, un magnete orribile, le ho rovinato una fodera di broccato, e adesso le ho smarrito il cane. E le riporto un padre che non prende le medicine da ore e si fa le canne”) dietro ai ricordi, alle fotografie, alle insidie dei rapporti familiari e dell’amore. Perché “la perfezione è un attimo che sfugge alle regole.”

Giudizio finale: mnestico, fotografico, isolano.

Bruno Elpis

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Tutto sarà perfetto 2019-06-13 10:40:11 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    13 Giugno, 2019
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Storie di ordinaria discrezione

Quello che apprezzo in Lorenzo Marone è, come potrei dire, la sua discrezione; nei suoi libri lo scrittore napoletano lascia il palcoscenico completamente ai suoi personaggi, liberi di agire come farebbero realmente nel vivere comune, nelle sue storie fa parlare i suoi personaggi senza interferire, senza che si senta la sua mano. Sembra una cosa ovvia, ma non lo fanno tutti quelli che scrivono, anzi, più spesso si indulge a scrivere di sé stessi, non è che Marone dia vita ai suoi personaggi e crei una storia dove questi agiscono, fa qualcosa di diverso, semplice e mirabile insieme: sono i personaggi che vivono di luce propria, loro fanno la storia in autonomia, e lo scrittore, se si riesce a vederlo, è in un angolino, confuso tra i lettori che seguono incantati il dipanarsi della trama. Non è la storia, ma i suoi protagonisti ciò che valorizza i romanzi di Lorenzo Marone: e i suoi personaggi sono persone comunissime, che ciascuno di noi potrebbe realmente incontrare nella vita di tutti i giorni. Talmente comuni da essere unici: il vecchietto Cesare Annunziata, lo sfigato Erri Gargiulo, la giovane avvocatessa precaria Luce Di Notte, il cane superiore Alleria, che ben potrebbe essere l’emblema principe di animalisti e vegani, il piccolo Mimì perso dietro il suo amore adolescenziale Viola sullo sfondo di una tragedia civile, la tartaruga Morla, e via così. E tramite loro si parla di femminicidio, di lavoro, di rapporti familiari, di animali, di omosessualità, di camorra, di amore, di vita, di morte, della difficoltà del vivere comune, insomma i temi della quotidianità. E se lo sfondo delle vicende narrate è Napoli, è solo un caso: in verità Marone parla a tutti e a chiunque, parla di cose e persone che potrebbero essere ogni luogo e ogni persona, per questo piace Lorenzo Marone: infine parla di noi, è lui stesso, siamo noi stessi, i veri personaggi delle sue storie. Leggiamolo, dunque, con fiducia, e: “Tutto sarà perfetto”, come dice Lorenzo Marone.

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A chi ha letto Marone, e a chi ritiene "eroi" le persone del vivere quotidiano.
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