Narrativa italiana Romanzi Volevo essere una gatta morta
 

Volevo essere una gatta morta Volevo essere una gatta morta

Volevo essere una gatta morta

Letteratura italiana

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C'è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non è divertente, è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l'ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.

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Volevo essere una gatta morta 2019-03-21 08:51:16 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    21 Marzo, 2019
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Un tipo di donna "particolare"

Chiara Moscardelli, scrive il suo primo romanzo con il titolo de Volevo essere una gatta morta. Un testo ironico, molto giovanile, dalla prosa frizzante e spesso sarcastica.
Chi è la “gatta morta” di cui si parla nel titolo, che suscita così tanta invidia? La gatta morta è:
“E per gatta morta intendo una categoria di donne verso la quale gli uomini hanno una particolare propensione e contro cui non c’è niente da fare, perché lei vince, vince sempre. La gatta morta è furba, determinata e ha come unico scopo quello di catturare l’uomo che fin dall’inizio ha individuato, puntato e strategicamente sedotto. La gatta morta riesce ad essere perfetta in ogni circostanza, si ubriaca con un sorso di birra senza però mai essere scomposta e quando sorride durante una cena non ha mai, e dico mai, l’insalata tra i denti.”
Ad ammirare il modo precipuo di certe donne è la spumeggiante Chiara: una giovane con qualche difficoltà evidenti di comportamento. Chiara è nata podalica: indizio certo di come lei, in realtà, era a suo agio nel pancione della mamma. Un presagio di come nella vita le difficoltà da affrontare possono essere tante, e forse troppe. Da sempre innamorata di Francesco che le si concede nei tempi e nei luoghi a lui consoni per poi sparire per lungo tempo. Chiara, nel frattempo, studia i comportamenti della cosidetta “gatta morta”, nel vano tentativo di emularla e cambiare vita. Ad esempio inizia nel comunicare cosa non si deve fare:
“Di sesso non si parla, è imbarazzante. Non si va al pub a bere una birra e fare quattro chiacchiere: la gatta morta non è un’amica. Imparate, una volta per tutte, che la gatta morta non prende la macchina da sola alla sera, non lascia andare in vacanza il ragazzo con gli amici né tanto meno sopporta di vedere film di un certo tipo. La gatta morta non mette mai, e dico mai, in discussione il suo uomo, e anzi, tutto quello che dice lui è vangelo. Non lo critica mai, né esprime opinioni precise su un qualunque argomento. E’ fondamentale, per una gatta morta, dimostrare di non essere in grado di fare alcunché senza l’aiuto di un uomo. Inoltre lei è sempre bisognosa di coccole e affetto, ha fame, è triste, ha freddo, non ce la fa a portare la borsa, soffre di mestruazioni dolorosissime. “
Un ottimo esordio per una scrittrice destinata ad ottenere un buon successo negli anni a venire. Una prosa corretta, sarcastica, mai volgare, nelle indubbie difficoltà di comunicazione sugli esseri umani. Un inno giocondo ad uno dei valori fondamentali della vita umana come l’amicizia vera e profonda. Una lettura trascinante e divertente per chi vuole estraniarsi con levità e leggerezza dai problemi quotidiani e del mondo, con personaggi ottimamente descritti per una trama ben elaborata. Un libro divertente.

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Consigliato a chi vuole leggere libri ironici.
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Volevo essere una gatta morta 2011-05-22 18:26:57 tiziana
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Opinione inserita da tiziana    22 Mag, 2011

il fatto è che le gatte morte sono molte di più...

per quanto a tratti sia un po' forzato e poco credibile (in fondo, come bridget jones, chiara colpisce anche i bellocci) ho continuato a leggere il libro per la leggerezza e l'ironia, trovando particolarmente divertente l'umorismo cinico degli amici di sempre. Confesso poi che la fine mi ha fatto anche riflettere e ha funzionato come quei pizzichi che all'improvviso ti costringono a "sentire" qualcosa e a fermarti un attimo a pensare. Ma, poi, come è andata a finire? Chiara è riuscita a mettersi in gioco dopo aver capito? Sono cose che si scrivono e si confessano solo quando si è riuscite a sconfiggere i fantasmi delle mille gatte morte che ci circondano (o che ci costruiamo per comodità), o sbaglio? spero per Chiara sia così

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