Narrativa straniera Romanzi storici Gli affari del signor Giulio Cesare
 

Gli affari del signor Giulio Cesare Gli affari del signor Giulio Cesare

Gli affari del signor Giulio Cesare

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La scoperta che la cosa piú grande di Cesare erano i suoi debiti, e che questi furono la causa reale del suo successo politico, suscita una reazione di incredulità e fastidio nel personaggio che parla in prima persona in questo romanzo: uno storico giovane e idealista che – a vent’anni dalla morte di Cesare – raccoglie materiali per scriverne la biografia. Brecht, narrando i colloqui del giovane col banchiere Spicro, e riproducendo gli immaginari diari del segretario di Cesare, Raro, riscrive la storia di Roma nel I secolo a. C., col risultato di restituirla, con sorprendente verosimiglianza, alla sua dimensione «affaristica». È una sfida credibile sul piano storico e felicissima sul piano narrativo. Brecht, in quest’opera rimasta incompleta e pubblicata postuma nel 1956, si è rivelato un romanziere efficace con uno stile da storico: probabilmente il suo tono freddo, asciutto, argomentativo non sarebbe dispiaciuto allo scrittore Cesare, per il quale è qui professata una latente, originalissima simpatia.



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Gli affari del signor Giulio Cesare 2020-02-10 08:02:04 siti
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siti Opinione inserita da siti    10 Febbraio, 2020
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Il potere dei grandi?

Opera postuma e incompiuta, 1956. Romanzo, non testo teatrale. Opera molto attesa, si sapeva che il noto drammaturgo ci stava lavorando, una lettura forse oggi ai più sconosciuta, mi ci imbatto grazie a Luciano Canfora e al suo saggio “Giulio Cesare. Il dittatore democratico”, è lo stesso storico a chiarirmi che Brecht in realtà aveva iniziato la sua stesura già un ventennio prima della morte. Che sia un’opera complessa , è affermazione insindacabile. Si tratta sostanzialmente del resoconto di uno storico giovane e idealista che , a vent’anni dalla morte del dittatore, si mette sulle tracce dei diari di Raro, il segretario di Cesare, con lo scopo di attingere alle preziose informazioni in essi contenute per documentarsi in modo più completo in previsione della biografia sul grande uomo che egli ha in mente di scrivere. Il resoconto delle ricerche condotte dal nostro narratore, che ha come primo interlocutore il banchiere di Cesare, si alternano alle pagine degli immaginari diari di Raro. Tramite la sua voce narrante scopriamo un Cesare inedito, un ritratto dell’uomo certo, ma soprattutto il ritratto di un personaggio politico emergente. A dire il vero, Cesare è solo il pretesto usato da Brecht per restituire il periodo nero della cosiddetta crisi della repubblica, con un riguardo particolare all’aspetto meramente sociale delle conseguenze registrate sulle frange sociali più deboli a causa della gestione del potere. Un potere che viene rappresentato apparentemente come quello tipico delle istituzioni romane ormai collassate ma tramite un linguaggio vivido e attuale e a noi sinistramente conosciuto. Qui si parla di affari, di giochi speculativi , di Borsa, di crac e dissesti vari, di alleanze marce che sorreggono il privilegio di pochi, di un sistema economico degno dei cuori commerciali più attivi del nostro pianeta. Un prototipo di City, di quartieri affaristici contrapposti alla Suburra, un via vai di faccendieri, di individui loschi ma anche tremanti quando si avvicina l’ennesimo ribaltone politico a matrice, sempre e solo, squisitamente, finanziaria. In primo piano i raggiri, il sistema di clientele, la corruzione, il malcostume, l’assenza totale di un’etica politica, in secondo piano- ma efficacemente evidenti- le condizioni del popolo schiacciato dallo stesso sistema di clientele che mantiene in vita, dai danni economici derivati da guerre di conquista che avrebbero dovuto invece garantire un allargamento delle possibilità economiche per tutti. La guerra non è poi neanche guerra: è conquista di nuovi mercati. Parallela, lieve e gradevole, scorre la vicenda d’amore dell’autore dei diari per il suo amato, partito con gli eserciti di Catilina dopo il fallimento della congiura. E Cesare? Con viva delusione per il suo estimatore rimane una figura enigmatica e sfuggente, apprezzato e insieme denigrato da chi gli è più vicino, non solo Raro, pronto a cercare con doti da perfetto camaleonte la via più adatta o se vogliamo il momento più adeguato, la classica mossa giusta per sfondare e assumere il potere. Questo Brecht, non ha fatto in tempo a rappresentarlo ma ciò che ha premesso permette al meglio di cogliere un certo populismo crescente in Cesare man mano che si approssimava al suo personale trionfo e alla presa del potere ma anche lo sguardo lungo di che sapeva che il popolo va guidato e gestito per evitare la rivoluzione:
“ La capitale del mondo è costituita da alcuni edifici governativi in mezzo a sobborghi. Qualche sala riunione, alcuni templi e qualche banca, circondati da un mare di case d’affitto decrepite, piene di miserabili. La guerra è stata un delitto. I vinti sono ventidue re asiatici e il popolo romano. La capitale del mondo ospita oltre a voi, signori miei, soltanto disoccupati. L’occupazione cui si dedicheranno un bel giorno, vi meraviglierà tutti. I capi della democrazia presto non saranno più in grado di far capire la ragione alle masse. In queste condizioni serrate pure col pugno i vostri sacchi di soldi! Domani ve li porteranno via, con tutto il pugno.”
Una condanna della guerra, un monito al Senato, una profezia…
Un romanzo che permette infine di capire il valore della storiografia in ogni epoca storica. Pensateci bene, che idea di Cesare vi ha tramandato lo studio della storia a scuola? Sapete che lo stesso Catilina è personaggio già da tempo riabilitato? E il mito che spesso si accompagna a queste grandi figure storiche? E l’approccio storiografico attuale?
Un libro che apre insomma a importanti riflessioni in tempi non proprio felici quali sono i nostri durante i quali lo studio della storia va ancor più difeso e direi garantito alle giovani generazioni.

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