Il filo del rasoio
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APOLOGIA DI UNO SCRITTORE SNOB
Faccio mia la valutazione che ne diede Montefoschi: Somerset Maugham è il più snob degli scrittori. Eppure quanta eleganza, quanta lucidità, quanta ironia e umana comprensione si rivela nelle pagine di questo autore che pare conoscere ogni debolezza umana!
C’è distacco e disincanto, ovviamente. Lo snobismo lo esige. Ma è un distacco mai sprezzante e del tutto privo di cinismo. Quello di Maugham è un occhio vigile e curioso che non giudica ma ascolta, non disprezza ma comprende.
In una prosa semplice e scorrevole, dove ogni parola è al posto giusto, ogni aggettivo calza a pennello, Maugham presenta una serie di personaggi incantevoli. Il ritratto che ne fornisce è a tutto tondo e psicologicamente convincente. Sia che si tratti di protagonisti o di comprimari, sono comunque figure vive che agiscono con coerenza e hanno anima e spessore.
Mi limiterò ai due pilastri del romanzo: Elliott e Larry. Due personaggi volutamente agli antipodi nel sentire e nel concepire l’esistenza.
Il primo, davvero memorabile, trova ragione di vita nella superficialità degli incontri mondani, nella formalità dei riti del "bon ton". Ogni stilla della sua inesauribile energia è spesa nel costruire le giuste relazioni in quel mondo irreale di feste e ricevimenti in cui la forma è tutto e la sostanza è nulla. Un po’ arrampicatore sociale, dunque, ma soprattutto un convinto assertore di quella società dell’effimero che Eliott pateticamente idealizza non cogliendone la vacuità. Non manca di bontà d’animo né di senso di responsabilità verso i propri cari, ma la sua buona indole appare mal indirizzata, sviata dall’influsso di valori inconsistenti.
Al contrario, Larry è perennemente alla ricerca di un motivo esistenziale. Sconvolto dalle esperienze della guerra, si interroga sul male e sui grandi temi della vita. Un percorso che lo porterà, tra letture filosofiche, viaggi in Oriente ed esperienze mistiche, a un progressivo spogliarsi del superfluo e al vivere dello stretto necessario: atto di estrema libertà individuale e di definitiva cesura con la società e tutti i suoi vincoli. Un idealista, e come tale un solitario, che trova un suo delicato equilibrio personale non esente da una certa dose di egoismo.
L’uno è tutto immanenza, l’altro tutto trascendenza. E l’occhio snob di Maugham li osserva con equanime simpatia, quasi a ricordarci che non esiste un modo giusto di vivere e che, se le nostre tribolazioni appaiono ridicole soltanto le si osservi con dovuto distacco, non per questo sono meno vere e degne di rispetto. Come figuranti più o meno consapevoli, abbiamo la nostra parte da recitare nel mondo... Che nessuno si senta in diritto di giudicarla!
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Esistere o non esistere
«La passione non calcola i costi. Il cuore, dice Pascal, ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Se l'intendo bene, il senso è che la passione, quando si impadronisce del cuore, inventa ragioni in apparenza non solo plausibili ma decisive per dimostrare che per amore vale la pena di perdere il mondo. Ci persuade che si può sacrificare l'onore, che la vergogna è un prezzo lieve da pagare. La passione è distruttiva. Ha distrutto Antonio e Cleopatra, Tristano e Isotta, Parnell e Kitty O'Shea. E se non distrugge, perisce. Può darsi allora che ci si trovi alle prese con la desolante consapevolezza di avere sprecato gli anni della nostra vita, di esserci coperti di vergogna, di aver sopportato i morsi tremendi della gelosia, inghiottito le più amare mortificazioni, di aver speso tutta a nostra tenerezza, profuso tutta la ricchezza della nostra anima per una povera sgualdrina, uno sciocco, un piolo da appenderci i sogni, che non valeva una striscia di gomma da masticare.»
“Il filo del rasoio” di William Somerset Maugham è comunemente considerato il capolavoro dello scrittore. Ed è proprio sul filo del rasoio che egli si muove. Altro non è che la storia di Larry Darrel, reduce dalla Grande Guerra, traumatizzato dagli orrori subiti e vissuti anche per riflesso, tra tutti non di meno la morte del suo compagno aviatore. Ma si sa, la guerra ferisce e colpisce, marchia e devasta, lascia segni visibili nel corpo e non visibili nella mente.
È giovane, è brillante, è affascinante, è un uomo che sa conquistare il cuore di chi vuole ma è anche un uomo che è alla ricerca di se stesso. Proprio perché si sta cercando decide di lasciare tutto e di intraprendere un viaggio. Lascia la sua vita di agiatezze, di svaghi, lascia la fidanzata di nome Isabel, lascia tutto ciò che ha e si avvia tra Europa e India con pochi soldi, pochi mezzi e tante speranze.
Il rischio di cadere nel cliché era altissimo così come quello di cadere nel moralismo. Il confine tra un personaggio alternativo e un volto di pessimismo e disagio è veramente sottile. E altrettanto sottili sono le convenzioni sociali, il mondo piccolo-borghese, l’ambiguità sessuale, le dinamiche sociali fatte di stratificazioni e riflessioni non sempre così chiare e definite.
«[…] Scoprii che potevo liberare la gente non solo dal dolore ma dalla paura. È strano quanti soffrano di paura. Non intendo claustrofobia o vertigini ma paura della morte, è peggio ancora, paura della vita. Spesso sono persone in ottima salute, prospere, senza preoccupazioni, eppure questa paura le tormenta. A volte penso sia questo lo stato d’animo che più assilla gli uomini, e mi sono chiesto se non sia dovuto a un profondo istinto animale derivato all’uomo dall’essere primordiale, quale che fosse, che per primo sentì il fremito della vita.»
Maugham riesce a distanziarsi dallo stereotipo, “gioca” sempre sul confine e riesce anche a distinguersi dalle convenzioni. Prende per mano il suo protagonista e lo conduce in India. Sono tempi “non sospetti” – il romanzo viene pubblicato nel 1944 – e cioè dove ancora il luogo non era diventato meta di tanti peregrini in cerca, scrive il testo e delinea quell’incertezza e quella debolezza propria di una borghesia in crisi. Da qui la riflessione sulla letteratura, sul leggere, lo scrivere, su quel qualcosa che spesso è considerata intrattenimento mero. Notevole è anche la caratterizzazione dei personaggi e le scelte compiute.
Isabel, dal suo canto, accetterà di sposare un uomo che non ama pur di non rinunciare all’agiatezza. Vivrà per questo nel ricordo di un amore ormai perduto. Lo zio di lei, Elliott, è in apparenza un grande snob per cui conta la posizione sociale e la mondanità ma in profondità è la figura forse più ricca di umanità e compassione. Non può però mostrare questi sentimenti, soprattutto in certi ambienti.
“Il filo del rasoio” di William Somerset Maugham è un romanzo che apre a riflessioni profonde e che non risparmia al lettore un epilogo amaro che solo in apparenza è un “lieto fine”.
Altra grande maestria è data dalla prosa narrativa, sempre curata e ricca e dalla voce narrante che è data dallo scrittore stesso. Forse non il primo libro dell’autore da cui partire, per chi non lo ha mai letto, ma certamente da leggere.
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…Difficile e’ il passo sul filo tagliente di un rasoio…
Una storia di americani narrata da un inglese ( lo scrittore medesimo) , un giovane modesto, non famoso, Larry Darrell, reduce dalla Grande Guerra, la cui sofferenza sfocia nell’ irrinunciabile ricerca di un senso, il cui desiderio di spiritualità e conoscenza si erge a studio del profondo, irresistibile moto dell’ animo lontano dalla triste e scontata prospettiva borghese di un lavoro e dal matrimonio con la fascinosa Isabel ( che ama ) incatenato a un reale estraniante.
Maugham, nel ruolo di scrittore e di osservatore dall’ interno del romanzo, costruisce la trama personalmente ,parlandoci di Larry, del mondo che lo circonda, della sua cerchia di famigliari e di conoscenti, narrandone partenze, assenze, ritorni, frammenti di un’ esistenza costruita altrove, attraverso racconti, incontri, momenti condivisi, colloqui personali.
La vita di Larry è stata segnata dalle atrocità della guerra, da un trauma che continua a perseguitarlo riconducendolo al senso primario dell’ esistenza, un non eroe la cui stranezza lo allontana da una società fondata su individualismo, praticità, riconoscimento sociale, potere e denaro, da una promessa sposa non disposta a rinunciare ai propri privilegi di classe, alla ricchezza, a un matrimonio di convenienza.
La propria ricerca lo accompagnerà nel mondo, nel silenzio delle biblioteche, a contatto con arte e artisti, dalla vecchia Europa culla di civiltà alla spiritualità filosofica e religiosa dell’ India, solo, immerso nello studio, nella lettura, nella scrittura, un uomo puro, scomodo, modesto, esempio da cogliere e non stranezza da escludere, prima di tornare in patria e conoscere un paese che da troppo tempo lo ha visto lontano, presente e futuro da definire, forse da camionista, da tassista, lavorando in un’ officina.
Attorno a lui un mondo frivolo, personaggi che giostrano in una trama personale che evolve e si risolve pacificamente, come in un romanzo rosa, ciascuno porterà a compimento il destino agognato, nel bene e nel male, per Elliott il raggiungimento del prestigio sociale, per Isabel una buona posizione, per Gray un lavoro lucroso, per Susanne la sicurezza, per Sophie la morte, per Larry la felicità.
Larry è un paradigma di unicità, un individuo con un senso di incompletezza da scoprire, verificare, colmare, costruire, all’ interno di una tensione che lo attanaglia e che ai più parrebbe fine a se stessa, allontanandolo dal percepito, consapevole della propria ignoranza, una sete di conoscenza che lo indirizzerà verso strade difformi, ricercando una guida attraverso il mondo, una spiritualità purificatoria e pacificatoria, quesiti irrisolti sui grandi temi della vita e dell’ universo, un pensiero filosofico sconfinante nella religiosità e in un senso di vuoto incolmabile.
In Il filo del rasoio Maugham costruisce e attraversa un quindicennio della vita dei protagonisti, nessun giudizio di merito da lui espresso, una trama semplice, lineare, personaggi esclusivamente americani con la consapevolezza da lui stesso dichiarata dell’ impossibilità da inglese di entrare nello spirito di un popolo la cui essenza non è interamente in grado di percepire.
Una storia solo apparentemente di superficie, ricolma di profondità, spesso frammentate, che è molto più di quello che rappresenta, un giuoco di specchi in cui l’ autore in parte si mostra, insieme a una porzione di mondo e a una vicenda incentrata sulla semplice e imperturbabile complessità di un uomo in divenire, irraggiungibile, intangibile, evanescente, ma così vivido e presente.
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Per riflettere sul senso dell'esistenza
Risulta sempre piacevole leggere un libro di questo meraviglioso autore mai banale, che scrive storie ricche di riflessioni che sedimentano nella mente del lettore per lungo tempo. Fin dalle prime righe questo romanzo attira l’attenzione perché Maugham si rivolge al lettore spiegandogli che scriverà un libro in cui non ha inventato niente ed il racconto della vita di Larry (nome di fantasia dato dall’autore per non svelare la vera identità di questo personaggio) è frutto dell’osservazione diretta dello scrittore che narra in prima persona quanto ha realmente osservato. E’ pertanto possibile affermare che lo stesso Maugham è co-protagonista di una storia nella quale, come lui stesso precisa, “L’uomo di cui scrivo non è famoso” ma le sue scelte di vita sono risultate così straordinarie e particolari che risultano degne di essere narrate.
“Difficile è il passo sul filo tagliente di un rasoio: così i saggi dicono che ardua è la via della salvezza”.
Questa sorta di “epigrafe” al libro sintetizza bene le scelte di Larry, americano di ritorno dalla Prima Guerra Mondiale che risulta profondamente cambiato dentro e che si pone l’obiettivo di avere risposte alle sue domande esistenziali: “Voglio farmi un’idea se Dio c’è o non c’è. Voglio scoprire perché esiste il male. Voglio sapere se ho un’anima immortale o se quando muoio è la fine”. Maugham non conosce Larry all’inizio del libro ma grazie alle sue frequentazioni nell’alta società entrerà in contatto con il ragazzo e con la sua futura sposa Isabel, rampolla di una ricca famiglia americana, e ne seguirà direttamente le vicissitudini.
Ed il valore aggiunto del romanzo sta anche in questa rappresentazione dell'alta borghesia a stelle e strisce del primo dopoguerra (ma che non disdegna l’Europa come meta turistica ove soggiornare), dedita ad incontri mondani, ottimista ed opulenta. Una società avida che punta ad accumulare denaro, che investe a mani basse nella borsa americana nei confronti della quale gode di una fiducia illimitata, ma che si troverà all’improvviso a dovere fare i conti con la crisi del ‘29 ed il crollo di Wall Street. Contrapposta a questa visione di un’America sprezzante e dalla forte propensione consumistica, che vede il lavoro solamente come un fine necessario per arricchirsi, per godersi la vita come ben delineato dalle parole di Isabel (“Voglio andare alle feste, voglio andare a ballare, voglio giocare a golf e cavalcare. Voglio avere dei bei vestiti”), si staglia invece la figura di Larry. Il ragazzo risulta avulso da questi meccanismi, attratto invece dai segreti dell’anima, perennemente alla ricerca di verità assolute e che sembra trovare risposte solo nelle filosofie orientali ed in particolare nella cultura indiana. A tal proposito le ultime 50-70 pagine del libro sono un concentrato di dialoghi serrati tra Larry e Maugham, che toccano argomenti che spaziano da Dio, alla trasmigrazione delle anime, fino al senso dell’esistenza e del creato e che da soli varrebbero la lettura di quest’opera: “….Quando l’Assoluto si è manifestato nel mondo il male era naturalmente correlato col bene. Non avremmo la stupenda bellezza dell’Himalaya senza l’inimmaginabile orrore delle convulsioni della crosta terrestre”.
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Materialismo o spiritualità?
Amo molto questo scrittore: ha la capacità di rendere i personaggi vivi, le ambientazioni realistiche e le vicende, anche quelle quotidiane e ordinarie, interessanti. Merito della scrittura ricca, particolareggiata eppure fluida e musicale; è uno scrittore che ti fa vedere la storia che racconta e dà l'impressione che scrivere, per lui, sia un atto naturale. Protagonista di questo romanzo è Maugham stesso che si pone come voce narrante. Egli segue le vicissitudini, nel corso di una quindicina di anni, di alcuni personaggi - americani di Chicago - tra cui spicca Larry, un reduce della Grande Guerra, che, segnato nel profondo dalla tragedia a cui ha assistito e incapace di concepire un'esistenza superficiale, intraprende un difficile cammino alla ricerca di se stesso. Egli segue la sua strada con fiducia e slancio, sempre positivo, nonostante le persone 'normali' lo considerino un folle, fino ad arrivare a una sua personale consapevolezza. Molto riusciti anche gli altri protagonisti: il vanesio Elliot, che, in apparenza, pensa solo a feste e mondanità ma che, in realtà, è solo impossibilitato a esprimere la propria umanità nell'ambiente superficiale della borghesia che frequenta; la nipote Isabell, innamorata di Larry ma che preferisce sposare un altro, incapace di concepire una vita priva di agi. Questi personaggi si adattano alle convenzioni sociali e con la loro visione materialistica dell'esistenza, che credono l'unica possibile, sono infelici e si contrappongono specularmente alla ricerca spirituale di Larry che, s'eppur senza niente, è soddisfatto. Intensi anche i personaggi di contorno.
Il pericolo, per lo scrittore, avrebbe potuto essere quello di 'salire in cattedra' e dare una visone moralistica della società sempre incline a difendere se stessa da ciò che è diverso e che non concepisce, invece Maugham sa raccontare senza giudizio. Si legge con vero piacere e senza difficoltà.




























