Narrativa straniera Romanzi storici Il ragazzo di Bruges
 

Il ragazzo di Bruges Il ragazzo di Bruges

Il ragazzo di Bruges

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Firenze, giugno 1441: nei pressi della locanda dell'Orso, Lorenzo Ghiberti, celebre scultore e pittore, si accascia al suolo con una daga piantata tra le scapole. Poco lontano, un uomo fugge in direzione dell'Arno. Anversa e Tournai, durante lo stesso anno: due giovani apprendisti di Van Eyck, il grande artista delle Fiandre cui si deve l'invenzione della pittura a olio, vengono trovati cadaveri con la gola tagliata e della Terra di Verona in bocca. Bruges, ancora nel 1441: Jan, il giovane figlio adottivo di Van Eyck, di ritorno a casa verso sera, si imbatte nel corpo di un uomo con gli occhi strappati, la gola squarciata e una polvere verdastra che gli cola dalle labbra... "Si sta avvicinando. Anversa e Tournai, oggi Bruges": è l'amaro commento di Van Eyck. A che cosa alludono realmente queste parole? Perché l'assassino dovrebbe avvicinarsi alla città del riverito pittore? Tra le brume delle Fiandre e il cielo luminoso della Toscana, si snoda un thriller carico di suspense e di avventura, oltre che un romanzo storico che ci riporta all'epoca d'oro della pittura.



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Il ragazzo di Bruges 2020-10-25 18:12:45 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    25 Ottobre, 2020
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Il fatale pedaggio del dono artistico

Il titolo e la presentazione mi attiravano troppo per lasciare che questo libro cadesse, come tanti altri, (ahimè), nell’oblio delle mie continue wishlist non scritte.
Una ambientazione storica ben ricostruita e personaggi reali che hanno fatto la storia del nostro Rinascimento: storia ed arte, come resistere? Il genere in sé non mi attira, ma ho strizzato l’occhio a Sinoué perché adoro i libri dalla ricostruzione storica ineccepibile.
La lettura è stata piacevolissima, mi ha anche arricchito sulla pittura fiamminga e sulle varie tecniche per ottenere colori vividi: laddove i nostri grandi artisti utilizzavano ancora la tempera, Ian Van Eych, maestro del colore indiscusso in tutta Europa, usava con grande soddisfazione la tecnica ad olio.

“Ricordati la frase dell’Alberti: Nella mano dell’artista, perfino uno scalpello deve trasformarsi in pennello, uccello libero”.

L’ambientazione é doppia ed è dinamica: le Fiandre, dove il grande pittore insegna al piccolo Jan l’amore per la pittura e la tecnica per ottenere i colori dalle piante, dai minerali, e Firenze, dove è in atto una cospirazione che sembra fare vittime solo tra artisti entrati in contatto col grande fiammingo. Perché? Tra l’altro tutti trovati morti con in bocca terra colorata, terra verde di Verona.
Un thriller con tanto di omicidi seriali, inseguimenti, una mappa nascosta chissà dove, la storia del figlio adottivo di Jan Van Eyck, che, rimasto orfano una seconda volta, sogna di imbarcarsi per Venezia dal porto di Bruges portando con sé il segreto di suo padre e suo maestro. Tantissime parole tipiche dell’epoca: lo scabino, la scarsella, il balivo, il batavo, l’atanor, gregario, beghinaggio, la velenosissima segala cornuta...mi hanno stimolato a fare ricerche autonome. Così come ho cercato i vari dipinti, polittici, ritratti, nominati con dovizia di particolari da Sinoué.
Momenti piacevoli ed interessanti: il dialogo tra Ghiberti e Nicolò Cusano sullo scisma della Chiesa, il dibattito tra Petrus Christus , William Caxton e Laurens Coster sulla rivoluzione culturale derivata dall’invenzione dell’ars artificialiter scribendi, ossia della stampa a caratteri mobili di Gutenberg.
Certamente non sono d’accordo nell’accostare il libro al capolavoro di Umberto Eco (Valeurs Actuelle, rivista francese di attualità), dal momento che per quanto riguarda la trama, mi lasciano un po’ perplessa alcuni passaggi narrativi. Consiglio il libro per una piacevole lettura, arricchente dal punto di vista storico ed artistico.

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