La bambina che guardava i treni partire
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Testimonianza viva
Questo libro non è un romanzo, ma una raccolta di testimonianze, anche nella forma. Ed è una lettura che lascia un segno profondo proprio perché racconta una delle pagine più atroci della storia umana attraverso lo sguardo di chi la vive con innocenza e fragilità. Il romanzo, ambientato nella Francia del 1940, segue la famiglia Wins e soprattutto la piccola Charlotte, di origini ebree polacche, costretta, fin da quando comincia il tempo del disprezzo, ad una fuga continua per sfuggire alle persecuzioni naziste e salvare ciò che resta dell’affetto e della dignità umana. Il valore più forte del libro è l’uso della prospettiva della bambina: da un giorno all’altro scompare il mondo per come lo conosce e, giorno per giorno, vive la Storia con gli occhi di chi non comprende del tutto ma sente inevitabilmente dentro di sé questa rottura brutale, fino alle viscere. Non si tratta di un semplice racconto storico, ma di una narrativa che intreccia memoria e testimonianza, dando voce alle emozioni, ai timori ed ai silenzi. L’autore utilizza una cronaca ricca di dettagli e la mescola con testimonianze dirette. Questo espediente narrativo ha il pregio di allargare lo sguardo oltre alla singola vicenda familiare, inserendo Charlotte ed i suoi cari in un contesto più vasto di sofferenze, coraggio, umanità tradita e solidarietà precaria tra sconosciuti. La scrittura, semplice ma intensa, evita gratuiti sentimentalismi: parla piuttosto di sopravvivenza, di paura che si fa fisica, di una quotidianità che, nella sua apparente normalità, d’improvviso si spezza. Questo libro chiede al lettore di non limitarsi a guardare, ma di sentire, di respirare la stessa inquietudine. Ed è proprio questa immersione emotiva, più che la mera costruzione narrativa, a fare di questa lettura un qualcosa che tocca e resta. Questo libro è un invito a non dimenticare, a raccogliere ogni parola come se fosse un testimone, a sentire, con rispetto ed occhi aperti, ciò che la Storia ha inciso nelle vite dei più vulnerabili.
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Una lettura forte ma non perfetta
La bambina che guardava i treni partire è un romanzo tratto da una storia vera e che richiama all’attenzione dei lettori la crudeltà delle operazioni naziste durante la Seconda guerra mondiale e con essa la paura costante che aleggiava, come una cappa asfissiante, sopra le città in quel periodo. Paura di essere puniti per una parola, per uno sguardo ma soprattutto per un aiuto agli ebrei, coloro che più di tutti hanno sofferto per un razzismo religioso dettato dall’odio e dall’ignoranza.
Il libro scritto da Ruperto Long è la storia, riportata alla luce dopo anni, di Charlotte, bambina ebrea di 6 anni che insieme alla famiglia ha vissuto quella paura che attanaglia e che li ha portati lontani da casa, a nascondersi in luoghi riprovevoli, incontro alla fame continua e al terrore di retate improvvise. Ma questo romanzo non racconta solo questa di storia, piuttosto da voce a tanti personaggi, ognuno con un ruolo diverso in quella guerra. Senza risparmiarsi i “cattivi”, anche loro raccontano la loro guerra. Grazie alle diverse voci narranti e ai vari salti spaziali, non solo temporali, arriveremo così alla fine di quella terribile guerra e alla fine - che poi vera fine non è - di tanta paura.
Leggendo La bambina che guardava i treni partire è impossibile rimanere indifferenti davanti a tanta crudeltà, a tanta ingiustizia. Ogni emozione, ogni parola è un pugno al cuore dei lettori, tanta è la rabbia. Trattando un tema così delicato e così importante penso che questo libro abbia un ottimo potenziale e che le emozioni che vuole far arrivare, arrivino tutte. Grazie anche alle foto vere di cui sono arricchite le pagine, la storia prende forma nella nostra mente e diventa terribile anche per noi.
Ma questo non è bastato a farmi avere un parere positivo su questo romanzo. Purtroppo, non ho apprezzato molto il modo in cui è stata raccontata la storia. Il dare voce a diversi personaggi, metterli in primo piano tutti insieme, ha causato una gran confusione, a mio parere. Ho fatto fatica a ricordare i nomi di tutti e collocarli nella propria storia. Ogni volta che riprendevo tra le mani il libro dovevo ritornare indietro per capire a che punto avevo lasciato quel personaggio. Penso che questo abbia fatto perdere spesso l’intensità della storia, tenere un filo conduttore tra le storie è stato davvero difficile.
Credo che questa sia l’unica nota stonata di una storia forte ed emozionante, che comunque mi sento di consigliare a chi vuole intraprendere una lettura a tema, seppur credo che ci siano storie migliori e descritte in maniera più lineare.




























