Narrativa straniera Romanzi storici La bambina che guardava i treni partire
 

La bambina che guardava i treni partire La bambina che guardava i treni partire

La bambina che guardava i treni partire

Letteratura straniera

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Francia, 1940. La guerra è ormai alle porte e i Wins, famiglia ebrea di origine polacca, rischiano di essere deportati. Alter, lo zio, è partito per la Polonia nel tentativo di salvare i suoi familiari, ma è stato preso e rinchiuso nel ghetto di Konskie. Il padre della piccola Charlotte vuole evitare che la sua famiglia subisca lo stesso destino, così si procura dei documenti falsi per raggiungere Parigi. Ma dopo soli quarantanove giorni si rende conto che la capitale non è più sicura e trasferisce tutti a Lione, sotto il governo collaborazionista di Vichy. Charlotte a volte esce di casa, e davanti ai binari guarda passare i treni carichi di ebrei deportati. Ben presto suo padre realizza che nemmeno Lione è il posto giusto per sfuggire alle persecuzioni e paga degli uomini affinché li aiutino a raggiungere la Svizzera. Un viaggio molto pericoloso, perché durante un incidente la famiglia Wins si troverà molto vicina alla linea nazista Una fuga senza sosta, di città in città, per scampare al pericolo, sostenuta dalla volontà ferrea di un padre di salvare a tutti costi i propri cari.

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La bambina che guardava i treni partire 2018-01-31 10:58:49 Christy Unbuonlibro
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Christy Unbuonlibro Opinione inserita da Christy Unbuonlibro    31 Gennaio, 2018
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Una lettura forte ma non perfetta

La bambina che guardava i treni partire è un romanzo tratto da una storia vera e che richiama all’attenzione dei lettori la crudeltà delle operazioni naziste durante la Seconda guerra mondiale e con essa la paura costante che aleggiava, come una cappa asfissiante, sopra le città in quel periodo. Paura di essere puniti per una parola, per uno sguardo ma soprattutto per un aiuto agli ebrei, coloro che più di tutti hanno sofferto per un razzismo religioso dettato dall’odio e dall’ignoranza.
Il libro scritto da Ruperto Long è la storia, riportata alla luce dopo anni, di Charlotte, bambina ebrea di 6 anni che insieme alla famiglia ha vissuto quella paura che attanaglia e che li ha portati lontani da casa, a nascondersi in luoghi riprovevoli, incontro alla fame continua e al terrore di retate improvvise. Ma questo romanzo non racconta solo questa di storia, piuttosto da voce a tanti personaggi, ognuno con un ruolo diverso in quella guerra. Senza risparmiarsi i “cattivi”, anche loro raccontano la loro guerra. Grazie alle diverse voci narranti e ai vari salti spaziali, non solo temporali, arriveremo così alla fine di quella terribile guerra e alla fine - che poi vera fine non è - di tanta paura.
Leggendo La bambina che guardava i treni partire è impossibile rimanere indifferenti davanti a tanta crudeltà, a tanta ingiustizia. Ogni emozione, ogni parola è un pugno al cuore dei lettori, tanta è la rabbia. Trattando un tema così delicato e così importante penso che questo libro abbia un ottimo potenziale e che le emozioni che vuole far arrivare, arrivino tutte. Grazie anche alle foto vere di cui sono arricchite le pagine, la storia prende forma nella nostra mente e diventa terribile anche per noi.
Ma questo non è bastato a farmi avere un parere positivo su questo romanzo. Purtroppo, non ho apprezzato molto il modo in cui è stata raccontata la storia. Il dare voce a diversi personaggi, metterli in primo piano tutti insieme, ha causato una gran confusione, a mio parere. Ho fatto fatica a ricordare i nomi di tutti e collocarli nella propria storia. Ogni volta che riprendevo tra le mani il libro dovevo ritornare indietro per capire a che punto avevo lasciato quel personaggio. Penso che questo abbia fatto perdere spesso l’intensità della storia, tenere un filo conduttore tra le storie è stato davvero difficile.
Credo che questa sia l’unica nota stonata di una storia forte ed emozionante, che comunque mi sento di consigliare a chi vuole intraprendere una lettura a tema, seppur credo che ci siano storie migliori e descritte in maniera più lineare.

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