Narrativa straniera Romanzi storici La città fra le nuvole
 

La città fra le nuvole La città fra le nuvole

La città fra le nuvole

Letteratura straniera

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Costantinopoli, 1453. Sulla città sotto assedio si abbatte la violenza dell'esercito ottomano. All'interno delle mura, la dodicenne Anna abita in una casa di ricamatrici, trabocca di curiosità e, da quando ha trovato l'antico libro greco che racconta di Ètone, legge alla sorella malata le avventure dell'umile pastore dell'Arcadia che sogna di trasformarsi in un uccello per raggiungere un'utopica città nel cielo. Secoli dopo, in una biblioteca nell'Idaho dei nostri giorni, l'anziano Zeno placa i suoi fantasmi allestendo con cinque bimbi delle elementari una trasposizione teatrale del mito di Ètone; ancora non sa che il diciassettenne Seymour, che parla con i gufi, sta mettendo a repentaglio le loro vite. Anche Konstance, in un futuro lontanissimo, legge. Non ha mai visto la Terra, ha quattordici anni e da sempre è in viaggio su un'astronave, con altre ottantacinque persone, alla ricerca di un pianeta extrasolare su cui vivere. Mentre sfreccia in un vuoto freddo e silenzioso, davanti a sé ha un rompicapo: più di cento ritagli di carta con sopra delle parole. Costantinopoli, 20 febbraio 2020, Ètone... Tre piani temporali, tre orbite a distanze diverse da un comune centro di gravità. Su ciascun piano, dei tenaci sognatori; il centro che li tiene legati a sé e ne determina le traiettorie è un libro eterno, modello di utopia e immaginazione. Intorno a questo oggetto misterioso Anthony Doerr costruisce un romanzo torrenziale, un omaggio al potere delle storie e dei libri che le contengono, irriducibile testimonianza del passaggio dell'uomo sulla Terra.



Recensione della Redazione QLibri

 
La città fra le nuvole 2022-03-06 15:26:32 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    06 Marzo, 2022
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Solo nei libri troveremo la nostra salvezza!

Zeno Ninis è un ottantaseienne di Lakeport, un paesino perso nelle tundre gelate dell’Idaho. La vita non è stata generosa con lui: orfano di madre sin da piccolissimo, perse il padre, ucciso a Guadalcanal, quando aveva solo nove anni. Appena maggiorenne rimase prigioniero in Nord Corea per lunghissimi mesi. Poi la vita gli ha concesso poche gioie; solo la lettura dei classici greci lo ha salvato. Ora il suo sogno, l’unico che gli è rimasto e che davvero conti per lui, al termine della sua lunga vita, sarebbe mettere in scena una rappresentazione teatrale con i bimbi del paese: una commedia ispirata al romanzo “Nubicuculìa” di Antonio Diogene; un testo ampiamente frammentario in greco antico, ritrovato nel 2019 in una biblioteca di Urbino e da lui faticosamente tradotto. Qui si narra di una città meravigliosa tra le nubi e delle incredibili avventure che il pastore Ètone affrontò per raggiungerla, in forma di cornacchia.
Seymour vive nello stesso paesino. Da sempre è afflitto da una iperacusia, da una generale ipersensibilità e, forse, da una qualche forma di autismo. Quando la speculazione edilizia farà abbattere la foresta sul retro della casetta in cui vive, dove lui trovava serenità anche per la presenza di un grande gufo grigio che lui chiamava Amicovero, si trasformerà in una versione sociopatica di Greta Thunberg. Maturerà la decisione di un gesto estremo di ecoterrorismo.
Anna è un’orfanella tredicenne del XV secolo. Vive a Costantinopoli poco prima che la città sia travolta dalle armate del sultano Maometto II. Anche lei, in un mondo che la condanna a essere solo una ricamatrice senza istruzione, ha trovato gioia nella lettura di Omero. Durante l’assedio sarà un piccolo vecchio codice muffito, contenente lo strano, favoloso romanzo di Antonio Diogene a tenere su il morale suo e della sorella maggiore, Maria, ormai morente.
Lì vicino, ma dalla parte integrata nell’impero mussulmano, c’è Omeir, suo coetaneo; nato con un labbro leporino che gli deforma il volto, è dotato di una sensibilità particolare e, anche lui, ama i miti.
Infine c’è Konstance. Ha quattordici anni. È nata nei primi anni del XXII secolo su Argos, una astronave generazionale, diretta in un viaggio di oltre 500 anni verso il pianeta Beta Oph2 ove suoi occupanti (per la maggior parte nati sulla nave) sperano di trovare una speranza di futuro per i loro eredi, giacché la Terra è divenuta ormai inabitabile. Anche Konstance ama leggere; anche lei, dopo che una catastrofe sembra abbia distrutto ogni residua speranza a bordo, cercherà rifugio nel mito di Nubicuculìa, la città tra le nubi e, faticosamente, cercherà di ricostruirne il testo, ormai perduto.

Konstance, Zeno, Anna, Seymour, Omeir. Non possono esistere personaggi più diversi tra loro. Tutti vivono le loro vite, spesso dolenti, non di rado tragiche, in luoghi lontanissimi, nel tempo e nello spazio, gli uni dagli altri. Hanno culture diverse e diversa mentalità. Tuttavia sono legati inscindibilmente da un unico destino, da un unico filo conduttore, che li farà protagonisti di una storia in bilico tra la realtà storica, la favola immaginifica, la parabola evocativa e pedagogica, il romanzo di fantascienza e il sogno a occhi aperti. Tutta la costruzione è tenuta assieme dall’amore per i miti, per i libri e per la lettura in generale.
Le tre storie, i tre filoni narrativi che si intrecciano e accavallano tra loro trovano la loro unitarietà nella conclusione, una sorta di “agnitio” sorprendente e contemporaneamente malinconica pur nella sua catarsi con intenti consolatori. Tutte le vicende sono intrinsecamente meste, resoconti di amare e definitive sconfitte, addolcite unicamente dalle immagini che la fantasia dona ai protagonisti e da una nebulosa promessa finale di una vita se non proprio felice, quantomeno quieta e appagata dal poco che essa concede.
L’ipotetico romanzo del II secolo d.C. di Antonio Diogene (romanzo inventato, ma autore realmente esistito), oltre che elemento unificante è anche sintesi morale di tutte le tre vicende. Anche per tale motivo, l'antico codice, che magicamente sembra avere il potere di donare serenità e speranza a chi lo legge, è, esso stesso un’avventura esaltante, ma nell’essenza triste e malinconica con il suo ammonimento conclusivo. La città di Nubicuculìa (nome, rubato alla commedia di Aristofane “Gli uccelli”) è l’emblema di tutti gli ideali umani, apparentemente splendidi e appaganti e, per ciò, strenuamente bramati; ma, puntualmente, una volta raggiunti, si rivelano solo fonte di insoddisfazione, delusione e ulteriori, diverse brame.
Il vero messaggio, forte e potente, che ci viene dal libro e ne è la vera sostanza è un altro: solo quando siamo immersi nella lettura possiamo ritenerci liberi dalla realtà quotidiana con tutti i suoi orrori, le sue crudeltà, le sue delusioni, perché i libri sono “una macchina per catturare l’attenzione, per schivare la trappola”, come, a un certo punto, dirà Zeno. E, foss’anche per questo solo insegnamento, il contenuto del romanzo varrebbe non 5 ma sei, sette stelline.
In conclusione un ottimo libro, per certi versi commovente per altri consolatorio, pur nella sua mestizia di fondo. Non tutti i tre filoni sono ugualmente meritevoli di lode. Buona la ricostruzione della Costantinopoli del XV secolo; la vicenda contemporanea è forse un po’ iperbolica in certi passaggi, ma ben costruita. La storia fantascientifica è forse la più appassionante, perché imprevedibile, ma anche quella che più soffre dei numerosi prestiti dalla letteratura e cinematografia di genere (penso, in particolare, a 2001, Capricorn One e, da ultimo, Passengers). Confesso di aver provato un po’ di fastidio quando il comportamento di Sybil (il computer onnisciente dell’Argos) assume atteggiamenti che assomigliano troppo a quelli di HAL-9000, quasi a rasentare il plagio. Complessivamente, comunque, le vicende si integrano e completano e assieme regalano pure quella piccola dose di suspense che rende più appassionante la lettura.
Non ho apprezzato moltissimo lo stile con cui è stata impostata la narrazione: tutto il racconto è giocato su proposizioni all’indicativo presente. Comprensibili le motivazioni: rendere le azioni tutte come presenti, indipendentemente dall’epoca (passata, presente, futura) in cui si sarebbero svolte. Tuttavia, in tal modo si perde la profondità temporale; tutto appare bidimensionale, come una serie di diapositive, piatte, senza prospettiva. Proprio per questa ragione all’inizio ho fatto un po’ fatica a procedere nella lettura, poi, però, attratto dalle vicende, non ci ho più badato.
Probabilmente, a una analisi pignola, la trama non sempre rispetta una coerenza interna logica, temporale e narrativa, però si tratta sicuramente di un libro valido e da leggere con piacere.

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La città fra le nuvole 2022-04-24 14:17:20 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    24 Aprile, 2022
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Nuvole, mito, fantascienza e leggenda

Meritatamente vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa con “Tutta la luce che non vediamo” (classe 2014) nel 2015, Anthony Doerr torna in libreria con “La città fra le nuvole”, opera ambiziosa e con un fine e un disegno molto grande e chiaramente complesso da perseguire. Doerr, già riapprodato in libreria dopo il grande successo del Pulitzer, non sempre è riuscito a mantenere la stessa capacità empatica ma mai ha disilluso per temi o argomenti trattati. Ha saputo commuovere e coinvolgere ma anche far riflettere e meditare. Questo in ogni suo scritto. Che si trattasse di una raccolta di racconti o di un elaborato più strutturato.
Ed è proprio questa la forza di Doerr e cioè raccontare storie ambientate tra presente e passato senza troppa difficoltà. Come in “Tutta la luce che non vediamo” in cui eravamo negli anni della Seconda guerra mondiale ma anche in luoghi lontani come ne “Il collezionista di conchiglie” ed ancora di storie di vita quali in “A proposito di Grace” in cui David Wincler, cinquantanovenne, prendeva una decisione tale da cambiare completamente la propria vita. Storie di grande capacità contenutiva ma anche di grande attualità. Storie che ci riportano al nostro legame con la Terra.
“La città tra le nuvole” è uno scritto dalla mole importante e dalla grande ambizione, come anzidetto. Settecento pagine che sono costruite sull’impostazione di una serie di voci narranti tra loro incastonate e delineate al fine di realizzare un unico puzzle.
Le storie che si susseguono tra queste pagine toccano archi temporali più ampi ma toccano e abbracciano anche secoli così come luoghi completamente differenti e con l’aggiunta di una narrazione alternata. Il tutto sino a creare dei microcosmi e microorganismi che fondano generi e realtà diverse.
Conosciamo Konstance che vive su una nave interstellare in un viaggio di circa cinquecento anni verso un mondo completamente nuovo dove abbracciare la speranza di un nuovo inizio.
Zeno e Seymour si incontrano invece nell’Idaho di oggi. Zeno Ninis è un uomo di anni ottantasei residente nella ridente Lakerport, paesino dell’Idaho ed orfano di madre sin da piccolissimo ma anche di padre all’età di 9 anni. Poche le gioie che conosce, tra queste la lettura e il mito. Ha un sogno, Zeno. Un sogno che consiste nel mettere in scena una rappresentazione teatrale con i bambini del luogo e che vorrebbe che potesse avere quale protagonista “Nubicuculìa” di Diogene (romanzo inventato abbinato ad autore esistente, n.b.). Testo, questo, ritrovato nella biblioteca di Urbino nel 2019 e scritto in greco antico. Ed è qui che si narra di una meravigliosa città fra le nuvole e delle imprese di un pastore, Ètone, che pare averla raggiunta in forma di cornacchia. È la lettura dei classici greci che nel concreto è ciò che lo ha salvato. Da sempre.
Omeri e Anna si scrociano e incontrano, invece, nella Costantinopoli del 1453. Un mito lega le voci dei protagonisti realizzando un’opera che oscilla tra narrativa, romanzo storico e fantascienza. Il tutto alternando fatti realmente accaduti con altrettanti frutto della fantasia.
Cinque protagonisti (Konstance, Zeno, Anna, Seymour, Omeri) che costruiscono il disegno di Doerr con tutte le loro caratteristiche differenti. Quel che davvero contraddistingue lo scritto è il messaggio, un messaggio che ruota attorno alla lettura e alla sua capacità di renderci liberi quando questa è totalizzante e completa nel suo svilupparsi.
Un testo che quindi offre tanto nella sua costruzione e nel suo lascito, un testo che non manca di avere dei grandi punti di forza nel suo essere evocativo e pungente ma che tuttavia presenta anche dei punti di debolezza non indifferenti. Tra questi uno degli ostacoli più grandi è l’alternarsi non tanto e solo di lassi temporali quanto di voci narranti. Il lettore si lascia trascinare dal testo, si lascia incuriosire ma questo avvicendarsi costante e continuo alla lunga stanca, perde di forza onirica, rallenta la lettura. A ciò si aggiunge una costruzione permeata su troppe voci narranti che tra loro non riescono a mantenere di intensità coinvolgendo in modo maggiore (e in questi casi la lettura accelera) o minore (caso in cui subentra un rallentamento non indifferente dello scritto) il conoscitore che in parte perde di interesse. Si crea come una frammentarietà, una difficoltà intrinseca nel mantenere vivida ogni narrazione e per effetto, vi è la perdita di pathos e forza narrativa.
Nel complesso resta un libro meritevole di lettura, un esperimento narrativo che abbraccia tre filoni e con un messaggio di fondo davvero bello. Forse un po’ prolisso, forse alle volte un po’ dispersivo, ma da leggere e godere con tranquillità e serenità.

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