Narrativa straniera Romanzi storici Le stanze di lavanda
 

Le stanze di lavanda Le stanze di lavanda

Le stanze di lavanda

Letteratura straniera

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«Vivevamo a Marache, in Turchia, al confine con la Siria. È lì che sono venuta al mondo nel 1901. Mio nonno, Joseph Kerkorian, era armeno. Un uomo importante e saggio, solido come una roccia. Se, dopo l’inferno che ho conosciuto, dentro di me è rimasta una particella di fiducia nell’umanità, è grazie a lui. Avevamo una casa magnifica, e un immenso giardino dai fiori di mille colori. Sono stata amata da mio padre, dalla mamma dai baci di lavanda, dalla sorellina Marie, dal mio impetuoso fratello Pierre e da Prescott, il nostro gatto armeno con un nome da lord inglese. E da Gil, il piccolo orfano ribelle che un giorno, sotto il salice piangente, mi ha dato il mio primo bacio. Erano giorni immensi, eppure non potevano contenerci tutti. Nell’aprile 1915, il governo turco ha preso la decisione che ha precipitato le nostre vite nell’orrore: gli armeni dovevano sparire.»



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Le stanze di lavanda 2011-11-04 15:08:30 crisk
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crisk Opinione inserita da crisk    04 Novembre, 2011
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le stanze di lavanda

Louise, la protagonista di questo formidabile romanzo, racconta la sua storia dolorosa, la storia dell’Armenia, vivendo in prima persona la tragedia del popolo armeno.
“ Ignoravo che il genocidio degli armeni avrebbe fatto più di un milione di morti”.
Le prime pagine sono di una dolcezza infinita, a cui seguono pagine di una durezza spietata, e tanto dolore da far perdere qualsiasi speranza, qualsiasi ancora di salvezza.
“Ti ucciderò Dio, ti ucciderò”
Un’indescrivibile commozione assale leggendo queste righe struggenti, la storia di una donna che ha vissuto atrocità terribili che si è indurita nel tempo abbandonando tutto quello che di “poetico” c’era in lei. Durante la lettura si viene travolti da emozioni contrastanti. La tenerezza per una ragazzina spensierata, lo sconforto per una fanciulla che da un mondo fiabesco e protettivo si ritrova sola nel deserto; il ribrezzo per il genere umano capace di atrocità indefinibili e l’ammirazione per la forza interiore di una donna capace di risollevarsi e continuare a vivere, affrontando i suoi fantasmi del passato senza dimenticare le sue radici.
Consiglio di leggerlo non solo per gli spunti riflessivi che pone, ma soprattutto per conoscere e ricordare questo sterminio di cui poco si parla.

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Le stanze di lavanda 2011-09-15 12:29:33 gio gio 2
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gio gio 2 Opinione inserita da gio gio 2    15 Settembre, 2011
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La poetessa di Marache

Ondine Khayal ripercorre il vissuto della nonna armena,nata nel 1901 a Marache, in Turchia, al confine con la Siria .
Ne descrive, in prima persona, con estremo e poetico candore, l'intera vita partendo dall'infanzia e dall'adolescenza.

Nella primissima parte del romanzo il lettore si perde nell'incanto di in un "giardino fatato", ne respira il delicato profumo di lavanda, un'infanzia ricca e serena, nella quale la piccola Lucine scopre la preziosa "magia" delle parole, per mezzo delle quali esprimerà lo stupore di ogni suo nuovo sentimento e scoperta.

Con gli sviluppi politici dal 1915 in poi, il governo turco decide, perentoriamente, che l'etnia armena DEVE essere eliminata, perduta.
Cosi l'incanto si spezza, la prima descrizione di orrore arriva come uno schiaffo sordo, lacerante.

Il terrore, la sterminio e la violenza si insinueranno nell'esitenza di Lucine e della dolce sorellina Marie.
Le due bambine, uniche supersiti di una famiglia barbaramente uccisa, diverranno compagne di un lungo viaggio nel deserto : l'incontro con l'inferno.

Pur trovando, al di là del percorso negli inferi, una sorta di salvezza e ricevendo in dono dal destino la possibilità di "ricostruire" e donare la
vita, essa si ritroverà completamente perduta, un'anima abbandonata dalle sue radici, sola con l'incubo straziante delle sue carni DILANIATE, il dono dell'incanto delle parole perduto, distrutto dall'assenza di emozioni che non riesce più a provare.

..."Ma da quando il mondo era sprofondato, non mi restavano che rimasugli di emozione, pallidi ricordi dell'intensità passata, e andavo come una cieca per strada, senza più essere capace di sentire"
...

Tenacemente legata al ricordo di Gil, primo giovane e unico amore, abbandonata alla solitudine, ritroverà pian piano il coraggio di far riaffiorare i pensieri. Offrendo parole ad altre persone, attraverso la scrittura delle altrui emozioni, la "piccola poetessa di Marache" tornerà a vivere, scriverà lettere ai cari fantasmi dell'infanzia e respirerà, nel mondo e dentro di sè, le sagge parole del tanto adorato nonno Joseph...

..."Il nonno aveva spesso insistito sulla necessità di non scordare le proprie radici.Il fiore del nostro amore era strappato, ma la sua radice era rimasta profondamente radicata alla terra, e aveva potuto fiorire. Quella lettera era un meraviglioso dono"...

Una lettura commovente, traboccante di profondi significati,che imprigiona il cuore del lettore in una "morsa" di soffocante dolore, attraverso pagine intrise di incantevole poesia: il contrasto di uno stile che mantiene una sorprendente purezza, pur mostrandoci gli aspetti tristemente folli e crudeli di un genocidio, conducendoci nell'animo di una vittima di questi orrori e donandoci, in fine, la possibiltà di vedere attraverso ad essa, un sentiero che conduce verso la speranza, un respiro che pur giungendo a noi con il lieve "profumo di lavanda" ci avvolge con soprendente intensità,perchè insieme ad esso vi troviamo un dolore impossibile da cancellare.

"Dobbiamo scrivere le nostre storie nel cielo, perchè coloro
che verranno dopo possano leggervi le nostre lotte, il sale delle nostre ferite. Dobbiamo scrivere le nostre vite nel cielo, perchè coloro che vengono dopo vi leggano le nostre eterne rinascite.
La mia casa è diventata la terra."

Una storia vera, inserita in un contesto storico che tutti abbiamo il diritto di conoscere, ma prima di tutto il DOVERE DI NON DIMENTICARE!

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Mille splendidi soli, K.Hosseini
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Le stanze di lavanda 2011-04-30 21:30:17 toffoli
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toffoli Opinione inserita da toffoli    30 Aprile, 2011
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Nessuno potrà mai deportare i nostri pensieri

Mi sono immerso nelle tristi pagine di questo romanzo e non ho saputo riemergere fino al raggiungimento dell'ultima riga. Mi ha commosso. Dolorosamente. E felicemente.
La tragedia del popolo armeno è riassunta nella vita di una donna, Louise. E' ancora una bambina quando scoppia la guerra, quando inizia la deportazione degli armeni e quel doloroso genocidio ancora oggi poco conosciuto. Cresciuta in una luminosa abitazione, circondata dall'amore di una famiglia presente e sostenuta dalla saggezza di un nonno che ha sempre le giuste risposte, si ritrova a marciare nel deserto in compagnia di altri disperati, verso chissà cosa.
E quella bambina, che prima era l'emblema della gioia, della voglia di vivere, una fontana di energia e di parole che sgorgavano dalla sua penna con disarmante facilità ed intensità, ora viene uccisa. Nel cuore e nell'anima. Le parole disegnano immagini di violenze e dolore che fanno male. Louise si salva solo grazie alla presenza della fragile sorella Marie, la cui salvezza diventa lo scopo supremo. Poi inizia a sopravvivere.
Essere sradicati dalla propria terra, vedere tranciati di netto i legami familiari, subire un destino che mai ci si sarebbe aspettato, ad un'età di ancora completa innocenza. Come si diventa? Si comprende bene la mancanza di energia, di curiosità per la vita, la profonda tristezza che abbraccia Louise. Sentimenti che vengono così ben descritti che mi hanno ingabbiato in una tristezza demolita con grande fatica. E' un romanzo che coinvolge profondamente. Ed è un messaggio di speranza.

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Le stanze di lavanda 2010-12-16 21:55:39 elfina
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elfina Opinione inserita da elfina    16 Dicembre, 2010
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alla ricerca della propria anima

Ho regalato questo libro a mia mamma che lo ha letto in due giorni.
Incuriosita me lo sono fatto prestare. Letto anche io in pochi giorni e consiglio di farlo.
Quando si sente parlare di genocidio solitamente si pensa all'epoca nazista.
E invece attraverso questo libro mi sono ricordata che la storia ci racconta numerose oscenità e crudeltà umane, tra cui il genocidio degli armeni, siamo quindi all'inizio del novecento.
Ho accompagnato per mano la protagonista Louise dalla prima all'ultima pagina. Il sentimento che ho provato è stato solidarietà, si perchè avrei voluto aiutarla in tutti i modi e in tutti i momenti difficili che ha dovuto affrontare.
Dall'infanzia crudelmente e brutalmente interrotta alla vecchiaia in cui finalmente riesce a ricucire la propria vita!!!

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Le stanze di lavanda 2010-11-06 17:33:25 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    06 Novembre, 2010
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Le stanze di lavanda

Quest'opera prima dell'emergente Ondine Khayat è sicuramente un romanzo degno di nota.
Siamo in Turchia nel primo novecento,quando si apre una tremenda pagina della storia dell'umanità, il genocidio del popolo armeno.
Il romanzo narra la lunga vita di Louise, dal giorno in cui la sua infanzia spensierata viene spezzata e infangata, rimanendo sola al mondo, alla disperata e vana ricerca di ricucire ciò che resta della sua vita, avendo impresse della cicatrici inguaribili.
E' una grande storia di dolore, di amore, di odio, di rabbia, di morte e di rinascita; un racconto a tinte forti che va dritto al cuore del lettore e ne lascia un ricordo indelebile.
La narrazione è altamente coinvolgente ed incalzante, i personaggi sono vivi, tratteggiati con mille colori e sentimenti. Durante la lettura ho amato la bambina e la donna Louise, soffrendo con lei pagina dopo pagina.
Ottimo anche lo stile narrativo, leggero ma deciso, crudo e fortemente poetico al tempo stesso.
Un testo che consiglio di leggere a tutti, per non dimenticare le crudeltà perpetrate dall'uomo.

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Le stanze di lavanda 2010-03-12 13:22:54 NRG
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NRG Opinione inserita da NRG    12 Marzo, 2010
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e stanze di lavanda

Il genocidio armeno visto attraverso gli occhi di una bambina

Lucine vive in Turchia, a Marache, in una famiglia perfetta, la mamma che profuma di lavanda, la piccola sorellina Marie, delicata di aspetto e di salute, l’irruento fratello Pierre a volte vittima di imprevedibili e repentini attacchi d’ira, il gatto Prescott fedele compagno di giochi ma, soprattutto, il nonno Joseph Kerkorian , un facoltoso armeno che sa sempre dare la risposta giusta ed è il punto di riferimento di tutta la famiglia.
La prima parte è il resoconto struggente e melanconico di una infanzia fiabesca vissuta nella più totale armonia, dove Lucine scopre e confida al nonno il suo grande amore per le parole, che le sgorgano dal cuore e che la faranno conoscere come la “ piccola poetessa di Marache”. Lucine scrive soprattutto per gli altri, per quelli che le parole le hanno perse o non le hanno mai conosciute, gode la pienezza della sua infanzia che sembra non dover finire mai, grazie alla quiete della sua grande casa dove il giardino, in primavera, invita a gioiosi girotondi, la mamma prodiga d’affetto organizza meravigliose feste di compleanno , soprattutto per la piccola Marie, e la sera, prima di andare a dormire , regala fragranti baci alla lavanda. Il nonno, attivista politico per il popolo armeno, è magnanimo nei confronti anche di chi è molto meno fortunato dei familiari, ha contribuito infatti alla costruzione di un orfanotrofio del paese dove porta anche la nipote Lucine che lì conosce e ama profondamente sin dal primo sguardo Gil.
Gil imparerà ad avere fiducia, a ricambiare i sorrisi, a scoprire i propri sentimenti e, più concretamente, a leggere ed a scrivere, grazie alle domeniche trascorse a casa Kerkorian in compagnia di Lucine ed in questa atmosfera fatata i due si scambieranno il loro primo bacio. Poi il buoi, la devastazione e le fiamme una notte in cui le sorti del popolo armeno sono state decise…Brutalmente ucciso iol nonno, tutta la famiglia annientata dall’incendio appiccato alla grande casa e solo Lucine e la piccola Marie inizieranno, attraverso la Turchia fino ad arrivare in Siria, il cammino della disperazione.
Gli occhi di Lucine conosceranno la furia della guerra, il degrado e l’umiliazione della fame e della sete, l’orrore della violenza. Arriveranno quasi 5 mesi dopo ad Aleppo per trovare ospitalità dapprima presso una famiglia che poi le metterà in un collegio.
La seconda parte è il racconto dei pezzi di anima che, faticosamente, Lucine cercherà di rimettere insieme in un ambiente freddo e crudele dove nessuno mostra a lei o alla sorella un briciolo di comprensione o umanità; le strade tra Lucine e la sorella Marie si separeranno perché quest’ultima, per dimenticare l’orrore, abbraccerà completamente la fede tanto da prendere i voti a soli 14 anni, mentre Lucine, grazie all’amicizia sincera di una collegiale coetanea, conoscerà l’uomo che poi diventerà suo marito e la renderà due volte madre.
La coppia si trasferirà in Libano dove, oltre alla ritrovata voglia di scrivere con e per gli altri, putroppo nuove disgrazie attendono Lucine che però, proprio grazie ad esse ed al faticoso cammino in salita affrontato potrà e saprà ritrovare se stessa, la propria maternità rifiutata, l’amore ed il rispetto che si era negati.
Un cammino di dolore e di speranza comune, putroppo, a molti profughi.
Di grande impatto emotivo anche se, a volte, l’autrice si lascia trasportare troppo e la trama diventa inverosimile. Comunque da leggere

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