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Cuccette per signora Cuccette per signora

Cuccette per signora

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Akhila ha quarantacinque anni, non ha un marito né figli, né una casa e una famiglia. Una mattina, però, si sveglia affamata di vita ed esperienza. Indossa una sari rossa e nera e compra un biglietto per sola andata per un paese in riva al mare. Una dopo l'altra conosce le sue compagne di viaggio: Janaki, moglie viziata e madre confusa, Margaret Shanti, insegnante di chimica sposata con un insensibile tiranno; Prabha Devi, perfetta figlia e moglie; Sheela, quattordici anni, con la sua capacità di capire ciò che le altre non possono; Marikolanthu, la cui innocenza è stata distrutta da una notte di lussuria.


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Cuccette per signora 2016-06-11 19:55:56 Mariangela
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Opinione inserita da Mariangela    11 Giugno, 2016

Recensione

La società indiana che la Nair vuole rappresentare, tradizionalista e conservatrice, esplica pesanti condizionamenti sull’identità femminile: dipendenza dalla famiglia, impossibilità di autodeterminazione, soggezione alle figure maschili sono la regola per le protagoniste di questo romanzo.

I racconti delle sei donne (tenuti assieme da un pretesto fragilissimo, un viaggio in treno nella medesima cuccetta ferroviaria) si dipanano in modo parallelo senza mai incrociarsi; i fatti narrati sono così slegati che l’opera avrebbe tratto vantaggio – e si sarebbe forse presentata in modo più onesto – se fosse stata impostata come raccolta di racconti del tutto autonomi.

L’autrice ci prospetta questo gruppo di viaggiatrici che, senza timori o reticenze, si raccontano fin nei più intimi dettagli le vicende, talvolta scabrose, della loro esistenza. Stupisce, innanzitutto, che si dia per scontata la confidenza tra donne accordata in modo così immediato e incondizionato. È più facile che questo tipo di complicità istintiva scatti tra uomini che tra rappresentanti del sesso femminile: antagonismo e diffidenza non mancano nei gruppi di soli maschi, ma in quelli di sole donne sono più spiccati e marcanti.

La narrazione risulta un po’ artefatta e forzata e lo svolgersi degli eventi, sempre a lieto fine, presenta contraddizioni in termini di tenuta logica e di tratteggio psicologico. Sono ingenuità (o furberie?) che si avvertono in particolar modo nella vicenda della moglie che ingozza il marito perché ingrassi fino ad aver bisogno di un ricovero in una clinica specializzata; la donna afferma di sapere che l’obesità gli fa regolarmente perdere mordente e cattiveria, gli ammannisce quindi, in modo subdolo e continuativo, abbondanti porzioni di cibo che ha cura di preparare personalmente. Sembra che il metodo dell’ingrasso funzioni: l’uomo, aumentando di peso, perde la sua tracotanza e si trasforma in un pingue borghese inoffensivo.

Anche la storia della donna che, dopo una sola settimana di bagni all’aperto, supera tutte le sue inibizioni e, riconciliatasi con il proprio corpo, riscopre improvvisamente i piaceri del sesso, è veramente troppo ottimista, anche a voler accordar credito alle propagandate proprietà terapeutiche del nuoto.

La narrazione delle vicende di Akila, quarantacinquenne sfruttata dalla famiglia che coraggiosamente decide dopo anni di sacrifici di cambiare vita, sembra essere più equilibrata e strutturata rispetto a quella delle altre donne. A poche pagine della fine del romanzo, però, terminato il suo viaggio in treno, la donna si concede una spensierata avventura sessuale occasionale. Quello che l’autrice non ci spiega è come possano tutti i condizionamenti accumulati durante un’esistenza di educazione repressiva improvvisamente allentarsi e lasciare spazio a tanta disinibita libertà d’azione.

Fin dal titolo l’autrice strizza l’occhio a una supposta sensibilità femminile che, grazie a Dio, è più complessa ed esigente. Questo quadretto rosa che l’autrice confeziona per blandire un pubblico di lettrici è nel complesso melenso e poco veritiero.

Mariangela

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Cuccette per signora 2012-04-27 19:46:26 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    27 Aprile, 2012
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un libro che parla al cuore di tutte le donne

Era da un po’ che non mi concedevo una lettura seria, intensa, della narrativa importante che non sia pura evasione, ma riflessione. Una di quelle letture che non terminano senza averti lasciato dentro l’anima qualcosa, quel qualcosa che hanno trasmesso.
Vi parlo di Cuccette per signora della scrittrice indiana Anita Nair. Il romanzo è stato scritto nel 2002.
La protagonista è una donna di 45 anni, Akhila: quel tipo di donna che fa quello che ci si aspetta da lei e tutto il resto si limita a sognarlo. “Perciò colleziona brandelli di speranza, come i bambini collezionano biglietti usati. La speranza per lei è intrappolata all’interno di desideri irrealizzati.” È una donna senza marito, senza figli, ma che ha un lavoro che le permette di portare avanti la famiglia e che scopre disapprovazione negli occhi della sorella Padma, quando le dice che improvvisamente deve partire in treno, diretta in un paesino in riva al mare, Kanyakumari. Akhila ha sempre sognato fughe e spazi liberi. È affamata di vita e di esperienze.
In treno, trova posto in una cuccetta per signora con altre cinque donne con le quali condividerà il viaggio e scoprirà modi di vivere alternativi al suo.
Con Akhila, nella cuccetta (così come prescriveva una legge indiana che prevedeva che le donne dovessero viaggiare solo con altre donne), ci sono: Janaki, sposata da quaranta anni, con un uomo che l’ha sempre protetta e l’ha fatta vivere come sotto una campana di vetro, e madre confusa e protettiva verso il figlio ormai grande; Margaret Shanti, insegnante di chimica, sposata con il preside della sua scuola, un uomo insensibile nei suoi confronti e al suo desiderio di maternità, di cui lei si vendica, rendendolo schiavo delle sue attenzioni fisiche fino ad ottenere ciò che vuole; Prabha Devi, una donna perfetta, una moglie, una madre, un sogno in stile newyorchese in un'India arretrata mentalmente, l’ideale di ogni uomo finché la situazione non le sfugge di mano; Sheela, una quattordicenne con la testa sulle spalle, un’innocente, con la voglia di cambiare le regole e la capacità di capire ciò che le altre donne hanno sbagliato nelle loro vite; Marikolanthu, la cui vita è cambiata da una notte di lussuria che l’ha segnata, cambiata e fatta odiare per l'umiliazione che aveva fatto subire alla sua famiglia e per la sua stessa mancanza di istinto materno. Tra queste sei donne si crea, subito e con naturalezza, una profonda intimità; si stabilisce una forte sintonia, un rapporto solidale. Anche la stessa Akhila capisce quale percorso far seguire alla sua vita.
Il fatto che queste donne siano indiane ha reso forse le loro storie più toccanti e intense, nonostante le loro vite non siano molto diverse da quelle delle donne occidentali, intrappolate nei doveri e nelle responsabilità della quotidianità, ma sempre alla ricerca di una forma di felicità, che doovrebbero poter provare tutte.
Questo romanzo è come se fosse una ben amalgamata raccolta di racconti, ognuno di una donna e di una vita diversa, ma allo stesso tempo simile, probabile, autentica.
La lettrice entra in questo universo costruito da forme di femminilità in cui in parte ci si ritrova. Ogni vita trasmette qualcosa, lascia una sua traccia, suscita un’emozione o un’amara riflessione.
Se siete pronte a questo tipo di lettura, che può interessare anche un uomo, che voglia conoscere meglio cosa si cela dietro l’universo femminile, vi consiglio di intraprenderla anche in virtù dell’emozionante fluidità con cui è stata scritta. Anita Nair è un’ottima scrittrice che sa raccontare le tradizioni della sua India moderna e la femminilità delle donne che cercano di svecchiarla, di difendersi dal mondo e dagli spazi in cui gli uomini le hanno relegate per troppo tempo.
Nel romanzo ci si chiede se le donne possano vivere senza gli uomini, se siano in grado di provvedere a loro stesse e alle loro esigenze. La domanda successiva, che con questo romanzo nasce spontaneamente, è se sono mai esistiti uomini in grado di vivere senza avere una donna al loro fianco.
È un romanzo che merita di essere letto nella sua complessità che regala esistenze fragili e anime combattive che vorrebbero cambiare la situazione delle donne.
VOTO 10+

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Cuccette per signora 2011-04-15 17:10:00 eleonora.
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eleonora. Opinione inserita da eleonora.    15 Aprile, 2011
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Il viaggio

Il viaggio di sei donne che si troveranno a condividere la stessa cuccetta del treno per arrivare ognuna alla propria destinazione.
Il viaggio dentro alla vita di queste donne, che durante le ore passate insieme si racconteranno.
Donne indiane di diversa età e con un diverso vissuto, nei loro racconti è come se ognuna parlasse a voce alta a se stessa, come se il solo parlare potesse in qualche modo dare un senso alle loro vite. Ognuna a turno racconta i propri fallimenti le proprie delusioni, nei confronti di una vita che il più delle volte si sono trovate a vivere, perché non è così semplice scegliere soprattutto quando la cultura in cui si vive, è legata alla visione della figura della donna unicamente come madre, moglie e appoggio della famiglia di origine. Akhila (la protagonista) è invece una donna sola, senza marito ne figli, distaccatasi poco prima di intraprendere il viaggio dalla sua famiglia di origine, per cercare di vivere la vita secondo i suoi desideri, scrollandosi di dosso il giudizio negativo di "zitella" e il peso per non aver vissuto una vita "normale" come tutte le sue coetanee.
Nonostante i molti spunti della storia, tutto rimane come un pò sospeso e scollegato. Gli sfoghi delle donne sono, come ho accennato prima, racconti in solitaria, non esiste tra di loro un vero dibattito un vero confronto ed è un peccato!

Durante il racconto il rimando ai cibi indiani è continuo, nelle ultime pagine è stato creato un mini ricettario con alcuni piatti, un'idea molto carina dell'autrice.

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