Narrativa straniera Romanzi I vent'anni di Luz
 

I vent'anni di Luz I vent'anni di Luz

I vent'anni di Luz

Letteratura straniera

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Buenos Aires, 1975. Liliana, detenuta in un campo di prigionia, partorisce una bambina, Luz, che le viene sottratta per essere affidata alla figlia di un ufficiale responsabile della repressione. Mentre Liliana muore, Luz cresce inconsapevole nella nuova famiglia, fino a che comincerà un lungo viaggio alla ricerca della propria vera identità.

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I vent'anni di Luz 2018-07-16 14:36:33 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    16 Luglio, 2018
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Vent'anni di rabbia, dolore ed emozioni

La ventunenne Argentina Luz Iturbe sbarca a Madrid con marito e figlio al seguito. Il suo non è un viaggio di piacere, piuttosto la degna conclusione di una serrata indagine sul suo passato. L'obiettivo è quello di incontrare un certo Carlos Squirru, unica tessera mancante nel mosaico storico che la giovane è riuscita comporre. Dopo un primo contatto telefonico, troviamo l'uomo e la ragazza ad un tavolino del Café Comercial. È qui che comincia il racconto dei vent'anni di Luz. Le parole della ragazza ci rimandano nella Buenos Aires del 1976, dove il nascente regime militare reprime con mezzi poco convenzionali ogni tentativo di opposizione. Chiunque venga sospettato di essere un possibile sovversivo viene arrestato, carcerato, torturato, umiliato, per poi sparire nel nulla come se non fosse mai esistito. È la triste storia dei "desaparecidos", persone che hanno pagato a caro prezzo l'impegno per costruire un mondo migliore, più giusto. "I libri della facoltà messi da parte, la luce accesa fino all’alba, e le storie che leggo e leggo senza potermi fermare e che mi sconvolgono. Una galleria di aberrazioni: quei centri clandestini, quegli uomini e donne, ragazzi, vecchi, torturati con la corrente elettrica, appesi, bruciati con gli accendini, allungati, bendati, ammanettati a mani e piedi, scuoiati, sporchi, coi pidocchi, indifesi nelle mani degli aguzzini. Non mi ero mai sognata che l’uomo potesse essere così malvagio con un suo simile. Cosa credevo che fosse la malvagità fino a oggi?" Tra i sovversivi ci sono anche Carlos e Liliana, innamorati ed in dolce attesa. C'è l'ennesima retata, Carlos viene avvertito per tempo, Liliana no. Il ragazzo non può far niente per impedire l'arresto della sua amata e, una volta perse le speranze di ritrovarla, abbandona l'Argentina. Liliana viene tenuta prigioniera per tutto il periodo della gravidanza ma sembra che gli spietati carcerieri le riservino un trattamento di favore. In effetti è proprio così, ma non è Liliana che gli aguzzini vogliono preservare, quanto la vita che ha in grembo. Una vita che vedrà la luce ma che continuerà lontana dalle braccia materne. Una bambina che per vent'anni chiamerà mamma e papà due impostori, nonna un'ipocrita perbenista e nonno l'assassino di sua madre e di tanta altra gente. Ma Luz ha sempre sentito dentro di sé di essere diversa da quelli che dovrebbero essere i suoi parenti. Qualcosa dentro di lei ha sempre e irragionevolmente tenuto le distanze da una famiglia a cui, senza sapersi dare spiegazioni, ha sempre sentito di non appartenere. Fino a che la ragazza non decide di fare chiarezza e intraprendere un'indagine che la porterà a conoscere le sue vere radici ma anche tutto il torbido che si nasconde nella storia del suo paese. Elsa Osorio colpisce il lettore due volte. La prima con la storia toccante di una ragazza che ha fame di verità e che l'autrice racconta con grande pathos, con uno stile di prim'ordine e personaggi di grande spessore, creando intrecci, suspance, empatia. La seconda con la storia di una nazione, di un popolo martoriato da uno dei regimi più cruenti del ventesimo secolo. Gli orrori dei colonnelli, troppo spesso taciuti, troppo superficialmente graziati dalla squallida "legge dell'obbedienza dovuta", vengono raccontati senza filtri né remore. Pagine cruente che scatenano sentimenti cupi nel cuore di chi legge, che tuttavia devono raccontare ciò che è stato con la speranza che l'uomo impari dai suoi errori. Una lettura consigliata a tutti, a chi ama le storie di gente coraggiosa, a chi ama scoprire, tramite la letteratura, verità scomode di cui si parla poco, a chi non ha paura di soffrire, arrabbiarsi, piangere perso dentro le pagine di un ottimo libro. "Ho un nodo alla gola, la sensazione di essere sul punto di piangere. E avanzo ancora, in un’altra direzione. Gli occhi cupi di quest’uomo che intona le strofe con rabbia, forse è quello che è riuscito a sopravvivere ma che, giorno dopo giorno, continua a sentire le grida della moglie, torturata, stuprata sotto i suoi occhi. Prego che nessuno si renda conto di chi sono io, chi è mia madre, mio nonno. E proprio in quell’istante una mano forte mi prende per un braccio, trasalisco. Ramiro. Lui sì che lo sa. Mi guarda fisso e io mi vergogno di essere lì. Suo padre l’assassinato, il suo sangue, da una parte; mio nonno l’assassino, il mio sangue, dall’altra. Come può pulsare insieme il nostro sangue?"

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I vent'anni di Luz 2013-05-04 06:12:53 lisetta.
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lisetta. Opinione inserita da lisetta.    04 Mag, 2013
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Sparire=desaparecer

Sparire, desaparecer.
Desaparesidos, non sono solo gli uomini e le donne che, negli anni 70, intrapresero la loro lotta contro il regime militare in Argentina, in nome di un mondo più giusto e che per questo furono torturati e poi inevitabilmente fatti sparire per sempre. Ma desaparecidos sono anche i bambini la cui “unica colpa” è di essere figli di questi uomini e di queste donne coraggiose, costrette a vivere nella consapevolezza che la recisione del cordone ombelicale, che al momento del parto separa un figlio dalla propria madre, sarà definitivo.
Luz(luce), la sua storia è come la storia di tanti di questi bambini, che da adulti sentono l’esigenza di ripercorrere il proprio passato, alla ricerca delle proprie origini. E allora scopre una nuova realtà, comprende che da una lotta finita ne inizia un’altra, quella lotta che porta ancora oggi non solo le mamme, ma anche le nonne a organizzarsi a riunirsi, nella ricerca quasi disperata dei loro nipoti. Una lotta pacifica la loro, dettata da un amore viscerale tesa a riunire le due parti recise di quel cordone ombelicale. Con quella forza e quella speranza, riescono così a costituire “una banca dati del sangue” che si trasforma in un punto di riferimento per i dispersi, riescono a far sentire la loro voce che si trasforma in un grido perché debba essere ascoltato in tutto il mondo. Perché la gente deve sapere, deve finalmente essere in grado di togliere la benda dai propri occhi.
Quella fascia che veniva usata codardamente, per chiudere gli occhi alle persone torturate, quella fascia che ancor più vilmente tanta gente per anni e anni ha tenuto stretta stretta sui propri occhi per non ammettere che certe atrocità esistono e non fanno parte solo dell’Argentina e della sua storia.
Ogni nazione ha alle spalle la propria storia, il proprio passato con le sue atrocità e i propri segreti . Ma la missione è unica:
Togliere le bende che offuscano la vista!!!!!

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I vent'anni di Luz 2012-02-08 11:23:49 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    08 Febbraio, 2012
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RICORDANDO LE NONNE DI PLAZA DE MAYO

In esordio suggerisco di evitare la quarta di copertina, e' rovinosamente dettagliata, una sintesi vera e propria del romanzo. Col senno di poi , io stessa avrei preferito non leggerla, avrei vissuto il libro con piu' intensita', scoprendo pagina per pagina quello che la casa editrice mi aveva gia' spifferato.

Due parole per sintetizzarne il contenuto : Luz, ha 21 anni, e' argentina, e' nata nel 1976 .
Luz, una famiglia fittizia. Luz figlia di desaparecidos. Luz, strappata alla madre in sala parto, come avveniva frequentemente durante il regime terrorista.
Un romanzo fitto, corposo, descrittivo, doloroso, fastidioso, drammatico, liberatorio.
L'autrice, Elsa Osorio, e' argentina e si sente, trapela senza remore il suo odio per quel periodo oscuro, la condanna senza esitazione al regime militare.
Nella struttura del romanzo si intrecciano passato e presente, esso racconta un ventennio , dagli inizi del regime con gli arresti e le torture ai giorni piu' recenti, con le immagini commoventi delle Nonne .
Purtroppo, benche' abbia trovato la trama del libro veramente eccellente, non ho amato la penna dell'autrice. Sara' che io detesto l'uso delle parolacce nella forma scritta, ( ogni tanto puo' capitare, ma l'abuso mi innervosisce) il vocabolario e' talmente guarnito di sinonimi che ritengo si possa creare un insulto con un po' piu' di classe.
Sara' che da una trama del genere mi aspettavo un'esaltazione estrema del pathos.
Invece c'e' qualcosa nel suo stile che blocca, io credo si tratti di rabbia. La rabbia dell'autrice che le ha impedito di eccellere in sentimentalismo. Comunque sia, un bel contenuto, una bella testimonianza, per quanto romanzata, questa e' storia recente.

IL coraggio di una madre
Il coraggio di una bimba.
Il coraggio di una ragazza.
La caparbieta' delle donne.
L'identita' come anelito di completezza.

Buona lettura.

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