Narrativa straniera Romanzi Il pastore d'Islanda
 

Il pastore d'Islanda Il pastore d'Islanda

Il pastore d'Islanda

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Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d'Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell'inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leo e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell'inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l'immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. E qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell'esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d'Islanda è il racconto di un'avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi.


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Il pastore d'Islanda 2017-04-05 09:13:29 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    05 Aprile, 2017
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'Racconto d'inverno'

Dall'Islanda ci giunge questo intenso racconto : sono solamente 88 pagine, ma di spessore.
G: Gunnarsson è una delle perle della letteratura nordica, e "Il pastore d'Islanda" risulta essere un'opera assai significativa di quel mondo affascinante e molto particolare.

Come ormai da parecchi anni il protagonista, la settimana che precede il Natale, parte col proprio cane e il fidato montone per andare alla ricerca delle pecore smarrite in lande petrose nel freddo e tra bufere di neve : "occorreva trovarle e ricondurle a casa sane e salve prima che la grande festa portasse la sua benedizione sulla terra, e pace e gioia nel cuore degli uomini di buona volontà". In fondo, questi ovini "erano pur sempre esseri viventi", e "che cos'è un uomo senza le sue pecore ?" .
Lui "era già un uomo anziano di 54 anni. Alla partenza veniva assalito da una specie di vaga nostalgia : "era perché doveva abbandonare per qualche giorno le terre abitate o perché a ognuno di quei commiati lo assaliva il pensiero che un giorno avrebbe dovuto separarsene per sempre ? ".
Come vediamo, ben presto la narrazione assume un 'respiro cosmico', diventa quasi parabola esistenziale in cui ognuno può rispecchiarsi 'a prescindere'.

In questo viaggio così concreto e così simbolico, fra descrizioni suggestive ed 'ecologiche', il nostro personaggio sperimenta "una grande quiete" in se stesso e intorno, nel silenzio delle montagne. "Sotto quella luna si poteva quasi vivere di sola aria".
Le sue riflessioni accolgono serenamente la precarietà della condizione umana : " Chi poteva dire di aver di meglio? Bisognava essere davvero ingrati per pensare di essere stati maltrattati dal destino".
La meravigliosa pacatezza, il sentimento di gratitudine e la scoperta di senso, che emanano queste pagine, ci consegnano una saggezza profonda, capace di farci toccare con mano l'inconsistenza e la superficialità di stereotipi come la 'felicità subito' , imperativo di moda della cieca dittatura del piacere immediato : "la forza che fa crescere la vita è l'abnegazione. E una vita che non è sacrificio nel suo nucleo più profondo è arrogante e sacrilega e conduce alla morte".

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