Narrativa straniera Romanzi Il sapore della gloria
 

Il sapore della gloria Il sapore della gloria

Il sapore della gloria

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Naboru Kuroda ha tredici anni, vive solo con la madre Fusako da quando il padre è morto. È un ragazzo duro e orgoglioso della propria insensibilità, che ama però spiare la madre quando si spoglia nuda per coricarsi. Una sera viene ospite da loro un ufficiale di marina, Tsukazaki Ryuji, e la donna gli si concede di nascosto dal figlio che però li osserva alla luce della luna. Ryuji capisce che Fusako, con la sua bellezza imperturbabile e sensuale, è la donna della sua vita. Naboru, da parte sua, prova a spiegare alla sua piccola banda di amici che meraviglioso uomo di mare sia l'amante della madre. Ma si ricrederà e dovrà rassegnarsi alla volontà sadica dei compagni, al loro delittuoso anelito di negare ogni senso al mondo.

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Il sapore della gloria 2014-05-15 05:02:01 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    15 Mag, 2014
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' Il sapore della gloria è amaro '

Questo romanzo di Mishima ha tre protagonisti: una ancora giovane vedova, suo figlio tredicenne e un Ufficiale di Marina.
La storia segue due linee di avvenimenti: l'amore fra i due adulti; le vicende del ragazzo e del suo inquietante gruppo di amici. Nello svolgimento dei fatti, i due 'percorsi' hanno più momenti di contatto, uno dei quali determinante per la trama del racconto.

Mi soffermo in particolare sulla figura del ragazzo e sui suoi amici.
Per certi aspetti, le vicende inducono ad un confronto con quelle narrate in "Agostino" di Moravia. In entrambi i romanzi, infatti, abbiamo protagonisti adolescenti di classe borghese, nei mutamenti della pubertà, che 'scoprono' dolorosamente la donna nella propria madre, a causa dell'intrusione di un uomo che s'inserisce proprio nel delicato momento psicologico-sessuale dei giovanissimi personaggi. Nei due romanzi, poi, c'è la presenza di un gruppo di coetanei.
Le diversità fra le due opere, però, sono notevoli; intanto per il contesto: in Moravia, l'insicuro Agostino incontra giovanissimi sottoproletari, maleducati e volgari, che ambiscono magari ad un pacchetto di sigarette e sono in perenne lotta fra di loro; qui, invece, il ragazzo, freddo e anaffettivo, frequenta amici di famiglie benestanti; sono bravi studenti, apparentemente 'a modo', ma coltivano un'ideologia nichilista e pericolosissima: si sentono piccoli 'superuomini' che detestano i genitori e ne odiano gli atteggiamenti; vogliono 'educarsi' all'insensibilità verso tutto (nel giovane protagonista l'unico sentimento che alberga è la rabbia), ed elaborano uno strano e astratto concetto di gloria.
Anche il Marinaio, amante della madre, è vissuto sull'onda dei sogni di gloria, ormai frustrati dalla realtà dei fatti; ma il sogno talvolta ancora trapela, e proprio il volo della fantasia lo renderà meno guardingo e più vulnerabile nel preannunciato evento finale.

Il Marinaio ha goduto dell'ammirazione del quasi figliastro, ma quando vuole assumere il ruolo del buon papà, aperto e comprensivo, il mito che il ragazzo ha costruito su di lui s'infrange e ai suoi occhi diventa uno come tutti, anzi l'emblema di quei genitori che i suoi amici non sopportano e verso cui, astuti conoscitori delle leggi vigenti, 'vogliono fare qualcosa', prima di compiere 14 anni.

Il romanzo, anche se non fra i migliori dello scrittore giapponese, è rappresentativo della sua scrittura e della sua controversa ideologia. Inoltre, qui, ci conduce di fronte ad una generazione di giovanissimi terribilmente idealista per contrapposizione e frustrazione, di un idealismo pieno di odio e distruttivo, riscontrabile ancora, o forse ancor più, in attuali società del benessere, ove 'per noia' si progettano disastri.

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