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L'opera al nero L'opera al nero

L'opera al nero

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"L'opera al nero" è la storia di un personaggio immaginario, Zenone, medico, alchimista, filosofo, dalla nascita illegittima a Bruges negli anni del Cinquecento, fino alla catastrofe che ne conclude l'esistenza. Il racconto lo segue nei viaggi attraverso l'Europa ed il Levante, lo vede all'opera nell'esercizio della medicina, sia al capezzale degli appestati sia presso i sovrani, intento a ricerche in anticipo sulla scienza ufficiale del tempo; lo segue nei perpetui e rischiosi spostamenti, tra rivolte e compromessi.



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L'opera al nero 2021-04-14 14:29:20 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    14 Aprile, 2021
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Il pensiero di Zenone

Zenone è un uomo del sedicesimo secolo, marchiato come figlio illegittimo e abbandonato al proprio destino, avviato alla vita ecclesiastica e agli studi teologici.
Ma i confini della città natale di Bruges sono troppo angusti; come pellegrino audace è destinato ad attraversare l'intera Europa esercitando la professione medica di corte in corte grazie ai rudimenti acquisiti.
Dietro la lecita facciata dell'esercizio medico si cela in lui una fame di conoscenza che spazia all'alchimia e alla filosofia.
Un secolo attraversato da forti tensioni religiose, da contrasti e da nuove ideologie; ogni pensiero espresso rischia di essere tacciato come eresia.
Su questo sfondo storico si muove il personaggio immaginario creato dalla Yourcenar, incrociando sul suo cammino una galleria umana in cui si mescolano volti reali e di fantasia, in una ballata vorticosa dai mille fili narrativi che si intrecciano e si sovrappongono per dare forma ad una trama storica ma dai connotati filosofici.

Romanzo dalla struttura complessa che si dipana e prende corpo più che con le immagini con le riflessioni filosofiche e teologiche.
La sostanza descrittiva non è l'elemento portante, poche le immagini di città, mercati, laboratori e taverne; il flusso narrativo segue i ragionamenti del protagonista e di tutte le altre comparse per sviscerare il fermento e le contraddizioni del contesto storico inquadrato.
La tradizione che si oppone al progresso.
La staticità del pensiero contro il dinamismo.

Un ribollire di temi e un pezzo di storia dell'evoluzione del pensiero, elaborati in modo stilisticamente originale e fuori dagli schemi più classici del romanzo storico.
Cervellotico al primo impatto, necessita di una lettura brachicardica per coglierne lo spirito e poter entrare in sintonia con la penna dell'autrice.

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Wu Ming
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L'opera al nero 2020-07-08 03:47:07 siti
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siti Opinione inserita da siti    08 Luglio, 2020
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Conosci te stesso

Romanzo storico di ampio respiro, impegnativo, pregnante, sorretto da una ricerca storica certosina che porta il lettore nel XVI secolo, epoca in bilico tra il nuovo sapere prodotto dal Rinascimento e l’eresia soggiacente a ogni nuova evoluzione della mente. Un’epoca storica in pura dimensione europea con una breve incursione verso il Levante, sullo sfondo le continue guerre di conquista, la Riforma luterana, il valzer delle eresie, la moda anabattista; al centro Zenone, il personaggio filosofo, alchimista, medico, che cela in realtà semplicemente l’uomo imprigionato nella sua finitezza umana, l’uomo bisognoso di conoscere, di esplorare i propri limiti per giungere alla piena consapevolezza e conoscenza di sé, al pieno controllo, paradossalmente, se poi si pensa al sublime epilogo di questa vita e di questa straordinaria opera. Pagine intense, che giungono al culmine e si fanno perdonare l’eccessivo zelo storico che permea lo scritto, a tratti appesantendolo e rendendolo di non agile lettura. La Grande Opera, l’opera al nero, - la prima tappa della trasmutazione alchemica necessaria per la creazione della pietra filosofale- e Zenone, pellegrino tutta la vita perché “chi sarà tanto insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?”. Zenone, spinto dalla necessità di appurare se “l’ignoranza, la paura, la stupidità e la superstizione verbale regnano anche fuori di qui”, protagonista di un lungo viaggio attraverso il suo tempo, la conoscenza, se stesso. Una figura storica fittizia, dice la stessa Yourcenar nella nota dell’autore, ben diversa da una figura storica ricreata come l’imperatore Adriano delle celeberrime Memorie, che necessita più che mai di una perfetta collocazione temporale affinché le date della sua vita coincidano in maniera esatta col substrato storico attestato. Tutte le “verità” alle quali Zenone giunge dopo incessanti e travagliate oscillazione dell’anima e del pensiero sono poi le medesime intenzioni che hanno caratterizzato vita e opera di Leonardo, Harvey, Paracelso e tanti altri. Una sintesi perfetta del pensiero del secolo i cui fatti storici interessano le vite parallele degli altri personaggi, fornendo un’eccellente ambientazione di sfondo. Niente è lasciato al caso, tutto è riconducibile a precise fonti documentarie, la trama langue, rari gli spunti narrativi di vivo interesse, quasi un substrato narrativo sincopato, a volte monco; un viaggio ostico che chi saprà intraprendere vedrà culminare nelle due- tre pagine finali di raro pathos e di intensità descrittiva tale da riabilitare l’intero scritto col dubbio di essere davanti a un sapere tale da poter solo lasciare inebetiti. Per appassionati di storia , per cultori della materia, per curiosi che volessero approfondire l’affascinate età moderna.

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Brecht, Vita di Galileo
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L'opera al nero 2015-10-06 04:20:09 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    06 Ottobre, 2015
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Zenone in Aeternum

“L’opera al nero” di Marguerite Yourcenar ha per protagonista Zenone (“Tutti erano d’accordo nel trovarlo bello, ma la sua voce tagliente faceva paura; il bagliore delle sue pupille scure affascinava e riusciva allo stesso tempo sgradevole”): un uomo marchiato a vita dall’infamia di essere figlio illegittimo, che dimostra fin dall’infanzia grande interesse per la cultura. Avviato alla vita religiosa (“Zenone crebbe destinato alla Chiesa”), dimostra di avere spirito critico, interesse per l’indagine filosofica e scientifica, curiosità per le arti meccaniche.
Questo profilo composito lo spinge a un viaggio (“Parto… vado a vedere se l’ignoranza, la pura, la stupidità e la superstizione verbale regnano anche fuori di qui”) da Bruges… a Bruges attraverso l’Europa, la Svezia, le Fiandre…
Il viaggio è anche un itinerario attraverso un secolo minato dai conflitti tra Riforma e Controriforma (“Ci si abitua alla ferocia delle leggi del proprio secolo, come ci si abitua alle guerre suscitate dalla scempiaggine umana…”), Inquisizione (“… Un ufficiale dell’Inquisizione incaricato di arrestare Zenone…”) e persecuzioni, che costringono alla clandestinità (“Fu durante questo periodo senza avvenimenti che lo riconobbero per la prima volta… Greta…”) chi esercita il libero pensiero (“Preferisco che non venga dato alle fiamme il mio capolavoro”).

Tornato a Bruges sotto le mentite spoglie di Sebastiano Theus, Zenone collabora con il Priore (“Era un cilicio su cui si seccavano qua e là dei grumi nerastri…”) presso l’ospizio di san Cosma, ove s’imbatte in giovani (“Cipriano aveva tenuto a fare di lui un confidente, se non un complice”) dediti a pratiche segrete (“Qualunque cosa facessero, Idelette e Cipriano, Francesco de Bure e Matteo Aerts erano belli… la grande fiamma sensuale tramutava ogni cosa come quella dell’athanor alchimistico e valeva la pena che per essa si rischiasse dei roghi. Il biancore dei corpi nudi luceva come quelle fosforescenze che attestano le virtù nascoste delle pietre”) e sacrileghe (“Quel consumo di pane benedetto e di vino rubato all’altare, mangiato e bevuto alla luce di mozziconi di candela. Le abominazioni della carne sembravano aggravarsi di chissà quali sacrilegi”).
Nello scandalo, il medico-filosofo viene coinvolto incolpevolmente e affronta il processo per eresia, ateismo e sodomia interrogandosi su come la libera determinazione dell’uomo possa affermarsi contro le forze del sistema politico-religioso: meglio ritrattare, chiedere l’intercessione della sorellastra Marta (che nel frattempo è andata in sposa a un potente banchiere), affrontare il rogo o… quale altra alternativa?

“L’opera al nero” è un romanzo storico che ha un protagonista tanto inventato quanto plastico: Zenone si staglia sull’intrico di eventi, nomi, citazioni (“Eamus ad dormiendum, cor meum”) e riferimenti che talvolta richiedono un ottimo senso dell’orientamento storico. Perché la sfida (“Sono arrivato al punto di biasimare Prometeo per aver dato il fuoco ai mortali”) rientra nello stile di Marguerite Yourcenar.

Bruno Elpis

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L'opera al nero 2010-06-16 11:37:05 murasaki
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murasaki Opinione inserita da murasaki    16 Giugno, 2010
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del corpo, della modernità

“… Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza. I miei trionfi e i miei pericoli non sono quelli che la gente s’immagina; ci sono altre glorie oltre la gloria e altri roghi oltre il rogo. Sono quasi riuscito a diffidare delle parole. Morirò un po’ meno sciocco di come sono nato.”

Noi, insieme a Zenone, a tastoni facciamo il giro della prigione di carne e di pensieri che l' esistenza ci riserva; noi siamo consapevoli che il dubbio , fino a qualche decennio fa una sorta di eresia, diventa la benedizione salvifica nella tentata laicità del moderno; l' opera al nero, nel linguaggio alchemico è anche uno stadio primario del conseguimento da parte dell' essere umano di uno stadio di coscienza. Abbiamo tutti, credo, sentito parlare in qualche modo di "albedo" e di "nigredo" , anche se questi termini sono ormai usciti dall' uso comune nella lingua.

"Più vado avanti negli anni, più questa follia che consiste nel rifare libri antichi mi appare una grande saggezza. Ogni scrittore porta in sé solo un certo numero di esseri. Piuttosto che rappresentare questi esseri con le sembianze di personaggi nuovi, che sarebbero solo personaggi già conosciuti chiamati con nomi diversi, ho preferito approfondire, sviluppare, nutrire questi esseri con i quali ero già abituata a vivere, imparare a conoscerli di più via via che conosco meglio la vita, perfezionare un mondo già mio. " Non ho mai capito che ci si sazi di un essere", faccio dire ad Adriano parlando dei suoi amori. Non ho neanche mai creduto che mi possa saziare di un personaggio che avessi creato. Non smetto di guardarli vivere. Essi mi riserveranno delle sorprese fino alla fine dei miei giorni."

Non posso esimermi dal citare questo brano dai "Taccuini per le memorie di Adriano". Sono parole della stessa Yourcenar, e sono parole che rivelano quanto alter ego di Zenone e di Adriano abitassero la scrittrice.
Le ambientazioni de L'opera al nero sono varie; così come sono variamente collocati i pensieri di uomini differenti: uomini ancora tenacemente inchiodati al passato che si sta sgretolando e uomini che verranno puniti per aver voluto andare oltre. E uomini che , per la prima volta nella storia dell' europa dopo il medioevo, si porranno domande. Gli eretici, allora. Ma come scrive Blaise Pascal, il filosofo tanto amato dalla Yourcenar, alla finne gli uomini sempre vengono sconfitti da qualcosa di più grande di loro.
Una lingua sontuosa ed elegante fa di questo romanzo, uno dei più belli del XX secolo. Mi riesce difficile parlarne tenendo una distanza; non è un romanzo da leggere ; come Le memorie di Adriano, è da rileggere. Da tenere sempre a portata di mano. E' pieno di cose che indicano spesso la prigione della quale non possiamo non fare il giro.

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Fuochi , M. Yourcenar
Autodafè, E. Canetti
I buddenbrok, T. Mann
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L'opera al nero 2010-05-02 17:56:03 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    02 Mag, 2010
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Dogma e logica

CONTIENE SPOILER

Quando Marguerite Yourcenar scrive nel 1968 L’opera al nero sono già trascorsi più di cinque lustri dalla prima edizione di Memorie di Adriano, che può essere considerato il suo libro più riuscito e, in assoluto, un capolavoro. Il suo è un ritorno al romanzo storico, un genere che le è indubbiamente congeniale e che appunto con Memorie di Adriano le ha dato fama e risonanza a livello mondiale. Se però nel descrivere la crisi che colpisce l’imperatore illuminato, ormai prossimo alla morte, evoca anche l’atmosfera della grande Roma ormai incamminata verso la sua fine, con L’opera al nero, nel narrarci della vita del medico e alchimista Zenone, ci mostra splendidamente il passaggio storico dal Medioevo al Rinascimento. Marguerite Yourcenar non si limita a un grande affresco di un’epoca di transizione all’evo moderno, in cui convivono le rigide e apparentemente immutabili regole di un periodo oscuro con i primi bagliori di luce della nascita di una nuova era in cui l’uomo ambisce a squarciare il pesante telo di ignoranza e di superstizione, ma va più a fondo, e come nel caso di Adriano, instaura un dialogo fra l’essere e la sua anima, fra la materialità del corpo e la sua essenza spirituale, in una ricerca della verità interiore di rara e stupenda bellezza.
Mentre Adriano è esistito veramente, Zenone è esclusivo frutto della creatività, pur se influenzata indubbiamente dalla vita di personaggi dell’epoca quali Paracelso e Tommaso Campanella. Al pari di questi uomini dotti e famosi, il povero medico e alchimista ha dovuto subire le conseguenze derivanti dall’essere un anticipatore dei tempi nuovi. Precorrere nuove idee che un giorno andranno ad affermarsi è sempre un rischio e a tal riguardo basti pensare al processo che dovette subire Galileo Galilei. Si viene a determinare così uno scontro fra la razionalità che ammette possibilità diverse e il pensiero dominante che può e deve essere solo unico. Non a caso Zenone, processato per eresia, discutendo con i teologi dice loro queste parole “Non esiste accomodamento durevole tra coloro che cercano, pensano, analizzano e si onorano di pensare domani diversamente da oggi, e coloro che credono o affermano di credere, e obbligano con la pena di morte i loro simili a fare altrettanto.”. E’ un’evidente accusa al dogma, a quel credere ciecamente che porta a un assolutismo tale in base al quale anche gli altri sono costretti a credere. Lo sviluppo culturale non può quindi che essere frutto del dubbio, ma ciò significa entrare in aperto contrasto con le religioni imperanti monoteiste, quali il cattolicesimo, il luteranesimo, l’islamismo, in eterno contrasto con la razionalità della scienza e sempre inclini a negarla, non riuscendo, né volendo, tenere separati il soprannaturale e la realtà materiale del mondo in cui si vive.
Zenone è uno spirito libero e come tale vuole condurre la sua esistenza, costretto però per professare le sue idee a usare un nome falso, a nascondersi, a una clandestinità che tuttavia lo ripaga dell’immenso piacere di porsi domande cercando risposte. Come altri uomini nuovi (basti pensare a Giordano Bruno) finirà con l’essere scoperto, processato e condannato a morte; lo spirito di libertà che lo anima, tuttavia, gli impedirà di essere consegnato al carnefice e così la sera prima dell’esecuzione in un ultimo atto di ribellione si toglierà la vita.
L’opera al nero è un romanzo avvincente e dai profondi significati; la lettura, quindi, è vivamente raccomandata.

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