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Douglas Petersen è quello che si direbbe un uomo normale, tuttavia nasconde un insospettabile senso dell'umorismo che, contro ogni aspettativa, seduce la bellissima Connie e la spinge ad accettare la sua proposta di matrimonio. Trascorsi dei decenni dal loro primo incontro, i due vivono più o meno felicemente nei dintorni della capitale inglese insieme con il loro lunatico figlio diciassettenne, Albie. Una sera a letto, con sorprendente calma, Connie annuncia la sua intenzione di porre fine al loro matrimonio. Una decisione inaspettata e intempestiva, considerato che, per incoraggiare gli interessi artistici di Albie, Connie ha programmato da tempo un lungo viaggio nelle maggiori città europee. Per Douglas quel viaggio diventa l'occasione della vita, l'ultima chance per poter riconquistare l'amore di Connie e la stima di Albie.

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Noi 2018-01-31 08:28:53 68
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68 Opinione inserita da 68    31 Gennaio, 2018
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Un lungo viaggio già finito....

Un lungo tour che attraversa l' Europa nel tentativo di ricostruire un rapporto genitoriale e di coppia, analizzando e rivalutando ogni momento di un matrimonio ventennale e di una vita finora condivisa e consolidata, fino a quell’ improvviso " il nostro matrimonio e' arrivato al capolinea, Douglas. Penso che ti lascero' ".
L' idea di un viaggio che sia espiazione-ricostruzione, analisi ed autoanalisi, ridefinendo temi e struttura famigliare, l’ amore, il desiderio di coppia, la condivisione, il dolore incalcolabile per la perdita della primogenita, la nascita del secondo figlio, la difficolta' nel conciliare lavoro e famiglia, caratteri, carriere ed inclinazioni diverse, il complesso rapporto con il figlio adolescente ribelle ed aspirante artista.
Nicholls cerca di rappresentare il quotidiano, somma di passato e presente ma in questi termini senza futuro, in una alternanza di intimità e distacco, rappresentando ansie, dubbi, fragilità e diversita', tra fugace ironia e riflessioni personali e sugli altri, quel quid misterioso ed inafferrabile insito nella dinamicità ed imprevedibilità della vita stessa.
Utilizza una prosa piuttosto leggiadra e colloquiale, nessuna profondità di contenuti, per un romanzo dei buoni sentimenti con un solo vero protagonista, Douglas, che ripercorre le tappe di una vita cercando risposte che iniziano e finiscono dentro di se’, con lunghi tratti di prolissità e noiose dissertazioni e banalizzazioni anche nei tratti malinconici, laddove la rottura è manifesta ma permane l’ idea di un rapporto da recuperare con vista sul futuro.
Il viaggio attraverso l’ Europa si trasforma in un tour di opere d’ arte da agenzia viaggio con cartoline scontate e stereotipate.
Interessante l’ idea di rappresentare la stessa storia da angolature difformi, e che ogni protagonista sveli la propria versione dei fatti, fluttuando dalla oggettivita' degli accadimenti alla inevitabile soggettivizzazione degli stessi.
E altrettanto può fare il lettore, preferendo la versione di Douglas, di Connie o di Albie. Ma è un aspetto solo accennato e che concerne la sfera personale, e la verità, come sempre, sta nel mezzo.
Douglas è un protagonista piuttosto noioso, melenso, egocentrico, da sempre vissuto all’ombra della moglie Connie, artista fascinosa e leggiadra, con l’ idea di essere stato allontanato da tutto e da tutti sin dall’ adolescenza, un brutto anatroccolo e genietto incompreso scelto solo per bonomia o necessità.
E che dire del suo rapporto con il figlio Albie, adolescente ribelle? Qui non è ben chiaro chi sia il genitore e chi il figlio, in un inseguimento confuso di ruoli e situazioni e stereotipi nauseabondi ( il padre severo, il padre pentito, il padre amico, il padre salvatore della integrità famigliare ).
Insomma, cosa Douglas ha cercato di salvare all’ interno del proprio matrimonio? Semplicemente se stesso, fallendo miseramente perché il tempo era già scaduto da anni senza che se ne fosse mai accorto.
Un romanzo banale, lungo e noioso, decisamente brutto, è stato difficile concluderlo ed una volta fatto, resta ben poco da ricordare e trattenere, vivamente sconsigliato.

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Noi 2015-08-09 18:22:08 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    09 Agosto, 2015
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CON IL PADRE, CON SIMPATIA

La famiglia è al centro di questa storia, raccontata con freschezza, con ironia, con malinconia. Un padre, una madre, un figlio diciottenne. La loro storia, la loro vita, il loro amore, le loro incomprensioni, il loro passato, il loro presente, il loro futuro. Un viaggio, attraverso l’Europa, che è un tentativo del padre di tenere unita una famiglia che si sta sfaldando. Le preoccupazioni dei genitori, l’immaturità di un giovane, la forza di un padre. Il tutto raccontato in capitoletti brevi, con salti continui fra passato e presente, che ti permettono di entrare nelle loro vite, di conoscere i loro caratteri, immaginare i loro volti, schierarti o da una parte o dall’altra. Io ho tifato fino alla fine per questo padre, scienziato sgangherato, innamorato, semplice, che ha dato del suo meglio nell’essere marito e padre e che ha un modo di voler bene che trasuda anche dalle pagine di un libro.

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Noi 2015-05-28 12:57:34 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    28 Mag, 2015
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Marito e padre

Pregi e difetti, fatti e misfatti, una carrellata di episodi, di ricordi vissuti in veste di marito fedele e di padre orgoglioso.
Un uomo alla ricerca disperata della felicità, un tour de force per la sopravvivenza familiare. Un viaggio, una riconciliazione, una separazione, con perseveranza, affetto sincero e disponibilità al cambiamento il protagonista tenta di salvare il salvabile.
Una vita intera messa nero su bianco, dagli albori dell’innamoramento alla gioia neonatale, dal lutto alla rinascita, dal rassicurante tran tran coniugale all’improvviso fallimento.
Una finta autobiografia curata e ricca di dettagli scenografici e sentimentali. Il lettore rincorre quest’uomo in giro per l’Europa, una visita guidata al Museo del Prado, una sbirciatina alle cabine a luci rosse di Amsterdam, una fotografia con i piccioni in Piazza San Marco, uno sguardo veloce agli Uffizi, ogni tappa fornita di spiegazioni e descrizioni evocative.
L’itinerario è interessante, l’ambientazione così varia e fortemente verosimile, anche nelle piccolezze, è vincente. Arte, musica e altro si mescolano colorando le pagine. Colpiscono il profondo affetto e la devozione del marito nei confronti della moglie, egli è la figura più positiva e meritevole del romanzo.
La voce narrante è unica, lui. Il tutto è scritto discretamente, senza particolari colpi di penna, forse qualche passaggio poteva essere tagliato per alleggerire la narrazione.
Concludendo, una lettura al momento piacevole ma che lascia un retrogusto amaro.

“Dal punto di vista evolutivo, emozioni come la paura, il desiderio e la rabbia hanno un senso e una funzione, ma la nostalgia è assolutamente inutile, perché ci fa tendere verso qualcosa che abbiamo perduto per sempre.”

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Noi 2015-04-20 18:21:37 mia77
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mia77 Opinione inserita da mia77    20 Aprile, 2015
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Noi di David Nicholls

Noi è la storia di una coppia "sbagliata" che rischia la felicità durando per un quarto di secolo (pur essendo i due coniugi creature completamente diverse fra loro) e anche del difficile rapporto tra un padre e il figlio diciassettenne. In questa storia di un matrimonio in crisi sentiamo solo la voce del marito, Douglas, che si forza di essere obiettivo con molta ironia e capacità di ridere di sé. Douglas organizza un viaggio - o meglio: un Gran Tour - in Europa, insieme alla moglie e al figlio, l'estate prima che quest'ultimo lasci casa per iniziare il college. Un viaggio che nel settecento facevano i figli dei nobili per arricchire la propria cultura e imparare le cose della vita, in questo caso serve al padre per andare alla ricerca di sé e per cercare di recuperare i rapporti difficili con moglie e figlio. Moglie che, la sera prima della partenza per il tour, gli annuncia inaspettatamente di volerlo lasciare a fine estate, prima che il figlio se ne vada.
Con un perfetto equilibrio Nicholls alterna un viaggio all’indietro nel tempo, seguendo le tappe dell’incontro con la moglie (l’innamoramento, il matrimonio, il primo grande dolore per la perdita di una figlia, la nascita di Albert, il trasloco in campagna) con il viaggio del presente alla scoperta dell’Europa.
Vedendo l'analisi della sua storia riusciamo a capire e a intravedere le prime crepe della sua relazione, quelle che lo hanno portato alla soglia della rottura ( troviamo, quindi, l'idea del viaggio come espiazione e ricostruzione).
Interessante romanzo, anche se a mio avviso le stesse cose potevano essere dette in meno pagine. La conclusione è dolce-amara, come lo è anche la vita di ognuno di noi.
Con una profondità vestita da leggerezza lo scrittore sprofonda nell’alchimia segreta del rapporto di coppia e in quella, ancora più particolare, del legame tra genitori e figli.
Alcune frasi rappresentative:
"Come tutti, ho avuto qualche amore non ricambiato, e non é una passeggiata. Ma l'amore non ricambiato dal tuo unico figlio è come un acido che ti corrode giorno dopo giorno";
"Per fortuna dopo tanti anni insieme non si sente il bisogno di conversare ininterrottamente"
"In quanto uomo di scienza nutrivo un certo scetticismo verso le ambiziose pretese dell'Arte - allargare gli orizzonti, aprire la mente, liberare l'immaginazione - ma è innegabile che la cultura renda migliori e io ero migliorato".
Bel romanzo, lo consiglio.

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Noi 2015-02-09 15:06:30 GPC36
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GPC36 Opinione inserita da GPC36    09 Febbraio, 2015
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Il dolore che si prova e quello che si provoca

Un romanzo che inizia dalla fine: dalla fine di una storia d’amore, con una decisione che Connie comunica al marito nel mezzo della notte. Inizia così la presa d’atto di una situazione di crisi in una coppia che ricorda il quadro “La promenade” di Chagall: lui, Douglas, soggetto narrante del romanzo, ricercatore biochimico, solidamente ancorato al suolo dalla sua cultura scientifica, attento alla realtà economica, cresciuto in una famiglia rigidamente conservatrice, tendenzialmente introverso; lei, Connie, aspirante pittrice, svolazzante in un ambiente di artisti, libera ed anticonformista. In un rapporto di complementarietà Douglas trova un’apertura a nuovi interessi ed è spinto a uscire dal bozzolo in cui tendeva a chiudersi, lei ne riceve sicurezza e protezione per liberarsi da una situazione a rischio.
Il rapporto ha funzionato bene, almeno dal punto di vista di Douglas, per venticinque anni. La perdita di una figlia appena nata aveva consolidato il loro legame, mentre con la successiva nascita di un figlio inizia ad aprirsi una leggera fessura fra loro, che si allarga sino al momento della rottura quando Albert deve lasciare la famiglia per andare al college. In questi anni Douglas ha cercato di educare il figlio alla sua visione della vita, illudendosi di poterlo plasmare, senza rendersi conto che le divergenze nei loro interessi erano semplicemente le manifestazioni delle sue affinità con la madre e che come tali andavano accettate.
Nonostante la decisione di chiudere il rapporto coniugale, Connie vuole confermare il programma già fatto di un Grand Tour in Europa con il figlio, premio per il suo ingresso nel mondo degli adulti. Un viaggio che Douglas ha accuratamente programmato nelle sue tappe, a cui ora ha aggiunto un decalogo di comportamento per tentare di riconquistare la moglie.
Dal momento in cui inizia il viaggio il romanzo prende un ritmo vorticoso nel tempo e nello spazio. Un amore che finisce porta a rievocare tutti i passaggi di una storia, i momenti felici e quelli più dolorosi e nel romanzo vi è un continuo intreccio tra il viaggio ed i ricordi del passato. Lo stesso vale per un amore verso il figlio che non riesce a trovare il modo per essere ricambiato. Douglas ritorna su tali momenti, con una precisione di dettagli da autobiografia, quasi autolesionistica, rendendo evidenti le radici familiari della sua esigenza di affetto..
Il romanzo si snoda nel viaggio in Europa, con tappe a Parigi, Amsterdam, Monaco, Venezia, Siena, Madrid e Barcellona, con pagine in cui Nicholls indulge un po’ a descrizioni da guida turistica, peraltro piacevoli. Come le tensioni in un viaggio a tre, cui si aggiunge una fisarmonicista da strada, portino Douglas ad un’eroica dimostrazione del suo amore per i famigliari e quali saranno i risultati lo lasciamo scoprire ai lettori.
Nicholls riesce molto bene a far sentire la profondità del dolore di Douglas, a far riflettere sulle ferite che si aprono per un amore che finisce o per un amore paterno (in questo caso) non corrisposto, sulla insensibilità per il dolore che si provoca. La tensione dolorosa è ammorbidita da una scrittura ironica e da passaggi divertenti che rendono molto piacevole la lettura di un romanzo innegabilmente british nel self-control di Douglas e nello humour della narrazione .

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Noi 2015-01-06 17:23:09 Liponi
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Liponi Opinione inserita da Liponi    06 Gennaio, 2015
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Un amore impossibile?

Se “Un giorno” era un romanzo sull’amore e sulla vita di due giovani che si affacciano alla vita adulta, questo “Noi” racconta la relazione di una coppia matura che perviene alla crisi del proprio matrimonio dopo i cinquant’anni. L’altro romanzo era strutturato intorno ad una data, questo invece alterna la narrazione del tempo attuale con quella del passato. Un bel giorno, anzi, una bella notte, Connie decide di comunicare al proprio marito – Douglas - che ritiene conclusa la loro storia, annunciandogli che probabilmente si riprenderà la propria libertà: non subito, ma – forse - tra qualche mese, quando il loro unico figlio – Albert detto Albie - se ne andrà di casa e li lascerà liberi di decidere della propri vita. Ma prima, con questa bella prospettiva, i due dovranno affrontare insieme il “Grand Tour” per l’Europa progettato da tempo come propedeutico all’ingresso nel College di loro figlio. In effetti, la situazione ha del comico e il narratore-marito lo sottolinea con ironia, un’ironia che è una delle chiavi di lettura di tutta la vicenda, di cui si chiariscono subito gli antefatti.
I due si sono conosciuti - non per caso, ma per ben congegnata combinazione - in casa della sorella di lui e tra loro nasce subito una storia, a dispetto di alcune premesse. Connie è attraente, simpatica, effervescente e conduce una vita piuttosto disordinata, ispirata dalla sua estrosità artistica. Douglas è invece un biochimico, dedito alla ricerca scientifica, alla cui sistematica rigorosità ispira anche le sue abitudini. Si tratta, quindi, di due personalità incompatibili e sembra perciò prodigioso che possano convivere, sposarsi, avere dei figli; per cui logica vuole che si separino, non appena abbiano compiuto la loro missione di genitori. Del resto, che una donna possa avere una crisi psicologica e identitaria intorno agli anni della menopausa è piuttosto comune. Si tratta, quindi, di una crisi che, da un lato prende molte coppie intorno ai cinquant’anni, dall’altro dipende direttamente dal carattere dei due protagonisti; ma la si narra come se fosse una storia eccezionale, perché eccezionale è l’amore che li ha uniti, a dispetto dei loro opposti temperamenti, e che li ha condotti a superare insieme una angosciante esperienza di vita.
Quello che sembra invece assurdo è come il romanzo si conclude: dopo le disavventure del Grand Tour, e la felice conclusione di questa esperienza, che ripropone il profondo legame dei due coniugi, ci si sarebbe aspettati una conclusione del tutto diversa della vicenda. Ma l’autore, come in “Un giorno”, di mostra di non amare il lieto fine e tiene in sospeso fino all’ultimo il lettore, prolungando la storia con un capitolo aggiuntivo (per fortuna più breve rispetto al libro precedente), forse per renderne meno brusca la conclusione (là tragica, qui solo melanconica).

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