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Non lasciarmi

Letteratura straniera

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Tre bambini crescono insieme in un collegio immerso nel verde della campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani. La loro vita verrà accompagnata dalla musica dei sentimenti: l'amicizia e l'amore come uniche armi contro un mondo che nasconde egoismo e crudeltà. Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia a rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata su questa terra. È uno di quei rari libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento o cannocchiali: facendogli percepire in modo dolorosamente intenso e vicino la fragilità, la provvisorietà, la finitezza della vita, di qualunque vita.



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Non lasciarmi 2020-07-27 06:31:01 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    27 Luglio, 2020
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Non ci siamo... Ad Hailsham

“Non Lasciarmi” racconta, in primis, una storia di amicizia e amore fra tre studenti che vivono in un collegio inglese, Hailsham, ubicato nella campagna inglese, in un luogo inaccessibile ai più.
Sia noi lettori, sia i protagonisti per una buona parte del libro, ignoriamo il motivo dell’esistenza di questo collegio. Poi, a poco a poco, si rivela un mondo diverso, distopico appunto, agghiacciante persino.

Purtroppo come immaginavo, non ho amato questo romanzo in maniera particolare, mi ha colpito negativamente dalle prime pagine con una scrittura lenta e incerta che si è ripresa un po' solo verso la fine. La rassegnazione dei protagonisti, quando si capisce cosa succede dopo la fine degli studi, con cui scelgono di accettare una volontá esterna, per me pesa sul libro come un pietra - quasi tombale.
Kathy, Tommy e Ruth non hanno genitori - almeno a noi non è dato di conoscerli, nemmeno nei ricordi dei ragazzi stessi e crescono insieme ai compagni, accuditi da questi tutori, che si occupano della loro educazione in tutto e per tutto.
Tutta la loro vita, è programmata da un'autorità superiore nascosta tipo Grande Fratello per capirci, ma è l'unico punto d'incontro con il capolavoro di Orwell.
Crescendo i ragazzi inizieranno a porsi delle domande, domande che ci poniamo anche noi che leggiamo: cosa ne sarà di loro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? Perché i loro disegni e opere d'arte sono così importanti?

"Non lasciarmi" è un romanzo politico e visionario, dove viene messo in scena un tipico mondo distopico, dove il bene supremo è la cosa più importante e per cui si passa sopra ad ideali, calpestando senza pietà la vita di ragazzini inermi. Pensare fa pensare, questo poco ma sicuro, ma il racconto in sé stesso rimane talmente monotono per più di metà libro e la noia prende il sopravvento. Per esempio, in certi momenti avrei volentieri preso Kathy per le spalle e l'avrei strattonata per svegliare il suo pensiero sempre troppo riflessivo. Ruth invece era il contrappasso perfetto per l'immobilità di Kathy e Tommy la mina vagante che poteva esplodere in qualunque momento ma che l'autore preferisce far rimanere in silenzio succube delle due protagoniste femminili.

Come dicevo, solo verso la fine del libro con lo scopo Ishiguro tira le somme di tutta la storia, ma lo fa in una maniera troppo veloce come se volesse liberarsi di queste persone così ingombranti. L’effetto di questa velocizzazione è stato solo quello di rovinarmi un finale che tuttavia reputo commuovente e altamente malinconico.

Conoscevo la scrittura di Ishiguro, avendo provato a leggere senza riuscirci, "Quel che resta del giorno", quindi mea culpa in questo caso specifico, ma non posso dare più di 2 stelle e mezzo a questo libro che proprio non ho digerito.

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Non lasciarmi 2020-05-16 08:35:42 Endlesslybooks
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Endlesslybooks Opinione inserita da Endlesslybooks    16 Mag, 2020
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E SE LA TUA VITA NON FOSSE VITA?

SPOILER


Questo libro mi ha lasciata con qualche interrogativo e inevitabilmente mi ha lasciato l’amaro in bocca (e nel cuore). La protagonista Kathy H, si rivolge al lettore raccontando con molta nostalgia e con descrizioni molto dettagliate il suo passato. Pare una narrazione normale dove una donna che fa l’assistente ha voglia di tornare indietro nel tempo per ricevere un po’ di conforto.

Il racconto e i ricordi si possono dividere in tre fasi:
1. Infanzia e l’adolescenza ad Hailshaim
2. Il tempo adolescenziale ai Cottages
3. L’età adulta

Pare un romanzo di formazione in un contesto lievemente distopico, ma Ishiguro e Kathy ci riveleranno i dettagli di questa realtà, pagina dopo pagina e noi lettori non possiamo fare altro che realizzare la durezza di certi eventi che saremo in grado di comprendere appieno alla fine della narrazione.

1. Infanzia e l’adolescenza ad Hailshaim: la protagonista è molto legata a questo luogo perché è tutto quello che le ha dato un senso di appartenenza e dove ha conosciuto gli amici più cari: Tommy e Ruth. Questo collegio prestigioso ospita i bambini fino a quando non saranno in grado di vivere in autonomia, senza tutori. Fin qui pare una storia piuttosto normale, ma man mano gli indizi vengono seminati: cos’è un donatore? Perché i bambini devono dedicarsi così tanto all’arte? Perché essa è simbolo di accettazione all’interno dell’istituto? Perché la misteriosa Madame porta via alcuni dei loro disegni e li mette nella sua Galleria? La giovane protagonista nel suo viaggio nei ricordi rievoca tutte queste vicende realizzando che molti indizi erano già presenti sin dai primi anni ad Hailshaim, ma che per via dell’ingenuità non erano mai stati colti da nessuno. Ma quando i ragazzi hanno quindici anni, Miss Lucy decide di vuotare il sacco: gli studenti sono stati creati per essere dei donatori e non avranno mai il futuro che tanto fantasticano di avere. Sin dall’inizio era stato stabilito: saranno dei donatori di organi. C’è una rinuncia nel reagire, sia per la giovane età, sia per la minor intensità emotiva da loro provata. All’età di sedici anni, Tommy e Ruth si fidanzano. Questa è la fase della vita in cui cercano un senso di appartenenza, la propria identità e vivono le prime esperienze sessuali. L’unica preoccupazione legata al sesso è la protezione dalle malattie, dato che non possono avere figli.

2. Il tempo adolescenziale ai Cottages: il gruppo di amici ha i primi screzi, Kathy non vuole aprirsi troppo agli altri studenti, ma vorrebbe stare con la sua solita cerchia di Hailshaim. Questi luoghi sono privi della presenza di tutori, ci sono solo studenti, i cosiddetti veterani, sono coloro che si prendono più cura dei più giovani, ma qui si impara l’autonomia e a prendersi cura dell’altro. Emerge qui la “teoria dei possibili” ovvero che, ognuno di loro ha una copia umana che può trovarsi in città, pare che un veterano abbia visto il possibile di Ruth in un ufficio. Ma ancora una volta viene loro sbattuta in faccia la triste realtà: non sono altro che copie di vagabondi, prostitute, ubriachi, nonché i reietti della società. Il rapporto tra Kathy e Tommy è stato sempre molto tenero e materno da parte di lei, durante un viaggio nel Norfolk lui le ritrova una musicassetta perduta molti anni prima e che amava molto. Sin da bambini avevano l’idea che il Norfolk fosse il luogo delle cose perdute che potevano essere ritrovate. Ruth, un giorno confida a Kathy che Tommy la vede solo come un’amica pur essendo conscia che il loro amore sta cambiando. All’interno della struttura gira la voce di un “rinvio” di tre anni se una coppia riesce a dimostrare di amarsi davvero. La protagonista decide di partire, visto che i rapporti con i suoi migliori amici stanno radicalmente cambiando, inizia così la sua fase della vita come assistente.

3. La scena si apre a sette anni esatti dopo la vita ai Cottages, ritroviamo le due vecchie amiche: una nei panni di assistente e l’altra è già diventata una donatrice. Ruth desidera andare a trovare Tommy dopo tanti anni e quando l’incontro tra i tre avviene, lei si scusa per averli tenuti separati così a lungo, ma loro dovrebbero provare a chiedere il rinvio. Dopo la morte dell’amica, a seguito di un’altra donazione, Kathy diventa assistente di Tommy. Il loro amore tanto agognato sboccerà con molto ritardo ma consapevoli di avere una possibilità si recano da Madame a chiedere aiuto. La verità tristemente shockante è che non esiste nessun rinvio, era solo una voce messa in giro dagli studenti che non è mai stata soffocata. Era come un inno alla speranza, una specie di resistenza inconscia, passiva… Hailshaim era una piccola bolla di speranza in cui Madame e la preside Miss Emily hanno combattuto affinché gli studenti avessero una vita dignitosa. Questo movimento di ribellione non è bastato alle autorità come non sono bastate le creazioni artistiche dei piccoli: una chiara prova dell’esistenza di un’anima e di emozioni umane. La Galleria serviva proprio come prova, ma in un mondo in cui il progresso scientifico ha fatto grandi passi avanti per la cura del cancro grazie ai donatori, non c’è spazio per considerare la loro umanità. Lo scopo primario per cui sono nati deve essere portato a termine. Ed è qui che il lettore riceve un colpo forte al petto: la speranza è negata e ciò viene accettato passivamente dalla coppia che si è sempre amata ma non c’è più nulla da fare. Come si può non essere colpiti da una rivelazione del genere? Perché Madame non interviene? A detta sua, quel che era etico fare è stato fatto ai tempi di Hailshaim seppur il ribrezzo e la paura che gli “umani” provavano confronti dei loro salvatori. Dov'è l’umanità? Perché si è spenta? Perché si vuole andare contro natura sfruttando la vita di qualcuno per i propri scopi? È etico sfruttare la vita di qualcuno per salvarne un’altra in modo programmato? E’ giusto togliere gli organi vitali, uno dopo l’altro come in un “Allegro Chirurgo” sadico ad individui che persino provano emozioni, lasciandoli deperire lentamente? Si rimane con molte domande intrappolati nei ricordi della ragazza che vive gli ultimi istanti con l’amato con naturalezza e senza drammi: era programmato. Lui non vuole che lei lo assista più nella sua ultima fase e lei lo asseconda, il loro addio è un lieve bacio.

Due settimane dopo la morte di Tommy, Kathy è nel Norfolk in lacrime, sperando di ritrovare ciò che ha perduto. Ora è completamente sola, senza appigli, senza la sua famiglia, senza amore. È prossima alla fine dalla quale cerca di scappare facendo l’assistente; forse è un modo per vivere la ribellione, posticipando la fase delle donazioni più che può. Forse la canzone “Never let me go” nella musicassetta avrebbe potuto parlare di loro: il finale del libro pare simbolico e legato a questo oggetto, ma c’è di più. Sono invece le parole di Madame che danno un ulteriore senso: un giorno vide ballare la piccola Kathy; si mise a piangere per aver visto dei sentimenti. Nel suo immaginario questa “non umana” stava nostalgicamente salutando il vecchio mondo che non l’avrebbe più potuta proteggere da un mondo crudele pronto a strapparle la cosa più importante: la vita.

Questo è un racconto sulla vita, sulle sue difficoltà, sul dono prezioso che abbiamo e che diamo per scontato e cosa vuol dire nascere nel posto sbagliato. La storia d’amore è marginale, è solo un’esperienza che puoi fare nel percorso dell’esistenza. Qui il dono della loro vita è stato pensato ingiustamente per qualcun altro e non per i protagonisti. Non gli resta altro che sopravvivere cercando di illudersi di vivere fino alla fine.



"Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l'acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell'acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi. È la stessa cosa per noi. È un peccato, Kath, perché ci siamo amati per tutta la vita... Ma alla fine non possiamo rimanere insieme per sempre"

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Non lasciarmi 2019-03-26 10:21:28 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    26 Marzo, 2019
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Cosa rende l'uomo, uomo?

Qualche tempo fa, un filosofo italiano ha affermato, forse con leggerezza, forse per provocazione, che l’etica, quando si oppone alla scienza, diventa patetica. Eppure le possibilità del reale, nell’era della Tecnica, richiedono una riflessione, un limite, perché le conseguenze morali di una scoperta sono infinitamente oltre, spesso, alle nostre capacità di previsione. Se per la scienza tutto è esplorabile, l’etica circoscrive lo spazio inviolabile del sacro, della persona, uno spazio da preservare perché la vita, l’Altro, è l’ultimo orizzonte di senso. Ishiguro porta la dicotomia tra tecnica e morale alle estreme conseguenze e contemporaneamente scrive un romanzo di formazione durissimo. Cosa significa diventare adulti quando tutto è già deciso, quando ogni incognita è chiara e in nessun modo si può sfuggire all’ordine delle cose? E cosa succede quando si è costretti ad affrontare questi problemi, ancora troppo giovani, su un letto di ospedale, tra un intervento e l’altro, sognando una nave arenata tra le onde del mare?

Romanzo articolato, complesso da stratificare nei suoi piani di lettura, specialmente senza svelarne la trama, Non lasciarmi è una storia d’ambientazione distopica, ma mai interessata alla distopia. Ogni riferimento alla società, al governo, è annullato e i personaggi vivono come in una bolla sospesa, mentre gli uomini, quelli normali, si chiedono se loro siano in grado di provare qualcosa. Ed è l’arte, la bellezza, la speranza, sempre rassegnata, di un riconoscimento, di una autenticazione, lo spazio dove far vibrare lo spirito e gridare al mondo: esistiamo e proviamo anche noi quelle che provate voi. Etica, estetica e scienza si intrecciano nella narrazione elegiaca di Ishiguro, lasse e malinconiche, tra venti feroci e anime piegate, in un’umanità ipocrita e troppo spesso poco umana.

Molti gli elementi di riflessioni, forse troppi. La scrittura di Ishiguro, attenta, ma appena piatta, divagante, fatica a reggere una costruzione molto articolata, che nella parabola dall’infanzia alla precoce vecchiaia dei personaggi, nella suspense superflua, si spinge a riflettere su un problema cardine: cosa rende uomo l’uomo. Il libro si fa leggere con una certa difficoltà, come se fosse troppo spesso fuori dal punto focale del problema e tutto finisce per essere detto e non detto, affrontato e non affrontato. Un libro in cui si legge il tormento creativo dell’autore, che lascia traccia nella trama zigzagante e nella tensione intellettuale poco decisa. Detto questo, confesso che, finita la lettura, ho ripensato molto, per diversi giorni, al libro e ne ho ritrovata traccia in davvero molte delle “derive” contemporanee. Soprattutto Ishiguro mai fa pensare ad una ribellione dei personaggi, mai ad un’opposizione e forse in questo silenzio sta il messaggio migliore del libro: perché pochi, troppo pochi, sono quelli che vivono con senso e che hanno il coraggio di scardinare le coordinate cartesiane già decise della loro esistenza. Perché in fondo tutti noi siamo stati a Hilshaim, non una scuola, ma l’utopia della nostra umanità. E il giudizio del lettore non può che riflettere il turbamento dello scrittore.

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Non lasciarmi 2019-02-13 12:18:13 Tomoko
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Tomoko Opinione inserita da Tomoko    13 Febbraio, 2019
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Never let me go

Non lasciarmi
Molto difficile da scrivere cosa ti regala questo libro..
quando leggi i primi capitoli non si capisce perché l’autore sia quasi “ossessionato” a descrivere minuziosamente le sensazioni, le emozioni, i sentimenti dei protagonisti talmente tanto che quasi annoia..poi ci arrivi, questi bambini sono dei cloni (che non dovrebbero provare sentimenti) consapevolmente destinati a donare i propri organi a persone malate..anche se il mondo distopico di Ishiguro non viene quasi mai descritto e mai definito, come se avesse fatto apposta a dargli una trama ristretta per concentrarsi sui personaggi.. ha avuto la bravura di dare forza emotiva, L’etica che si scontra con la ricerca scientifica..la voce narrante di Kathy che si rivolge direttamente al lettore che ti costringe a catapultarti nella storia, come quando lei e tommy sono andati a cercare la cassetta persa era come essere lì..si capisce perché ha vinto il premio per la letteratura..gli essere umani sarebbero mai capaci di arrivare a tanta crudeltà?
Sì.

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Non lasciarmi 2018-11-03 14:11:38 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    03 Novembre, 2018
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Non lasciarmi... Oh, tesoro... Non lasciarmi...

Cosa permette di definirci degli esseri “umani”? Cosa può provare che abbiamo veramente un'anima? Forse il fatto che possiamo scrivere delle poesie o che riusciamo a realizzare un'opera d'arte? O più semplicemente perché ci innamoriamo?
Terminata la lettura di “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, questi interrogativi si affollano nella mia mente insieme ad un forte senso di malinconia e tristezza ma anche profondo coinvolgimento emotivo: questo sarà un libro che porterò ancora per un po' con me, non sarà facile dimenticarlo.
La voce narrante, Kath H. ci racconta la sua storia, con tono intimistico e confidenziale, e siamo subito rapiti e catapultati dentro a questo mondo, allo stesso tempo così familiare e così diverso dal nostro. Il suo racconto inizia quando la ragazza ha trentuno anni e da più di undici è un'assistente di misteriosi “donatori”: ben presto inizia la rievocazione di episodi della sua infanzia ed adolescenza in un prestigioso collegio inglese, Hailsham. Kath ci narra del particolare legame con un'amica, Ruth, e con un ragazzo, Tommy, che ha segnato tutta la sua breve esistenza e che è appunto nato fra le aule e le camerate di Hailsham.
Cpiremo ben presto però che c'è qualcosa di strano ed enigmatico negli eventi ricordati: chi sono veramente Kath, Ruth e Tommy? Perché non hanno i genitori, una famiglia? Perché si trovano lì e a che cosa sono destinati?
Stiamo leggendo infatti un romanzo in qualche modo distopico, ucronico per l'esattezza, in cui l'autore si è immaginato che il corso della storia sia stato modificato rispetto alla realtà e sta raccontando come sarebbe potuta essere la situazione odierna se si fossero verificati determinati fatti. Ci troviamo in Inghilterra nei tardi anni Novanta del Novecento, ma non nel mondo reale: in un luogo dove dopo la seconda guerra mondiale sono stati fatti enormi progressi nella scienza medica, che hanno portato a trovare la cura per tutte le peggiori malattie che funestano l'umanità: ma come e a che prezzo vi lascio la soddisfazione di poterlo leggere da soli.
Il romanzo affronta un tema complesso e non certo nuovo per la letteratura: quanto può essere lecito e moralmente accettabile che l'uomo possa “manipolare” la vita a suo vantaggio? Gli esseri così creati sono umani oppure no? Hanno un'anima? Possono sopportare una vita di solitudine e senza alcuna progettualità?
La grandezza di Ishiguro come autore di questo splendido libro penso che risieda nell'aver dato voce ad un io narrante credibilissimo, nel quale possiamo riconoscerci: una ragazza che ricorda la sua adolescenza e qualche episodio dell'infanzia, vissute in un luogo particolare ma attraversate da sentimenti universali come l'amicizia, il bisogno d'affetto, la ricerca della propria identità. Ciò che rende struggente e profondamente coinvolgente questo romanzo è proprio la vicinanza ed empatia che proviamo nei confronti di Kath, il modo in cui racconta e rivive il passato, la rievocazione di piccoli ma significativi episodi che hanno scandito la costruzione o demolizione di relazioni importanti per qualsiasi adolescente, come una profonda amicizia o un primo amore. Kath non racconta assurdità o fatti rocamboleschi: ci parla della sua amicizia con Ruth, non è un legame idealizzato, è reale, fatto di piccole incomprensioni, di profondo affetto ma anche di invidia e gelosia; ci parla del legame con Tommy, che inizia come sintonia ed intimità intellettuale e si trasforma in qualcos'altro solo troppo tardi. E' per questo che crediamo a Kath e le situazioni che descrive ci sembrano reali, è per questo che possiamo inorridire per il destino degli studenti di Hailsham.
Una lettura stupenda, che mi ha fatto finalmente comprendere il valore di questo autore, premio Nobel per la letteratura nel 2017: da intraprendere per emozionarsi e per riflettere.

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Consigliato a chi ha letto...
Lo consiglio sicuramente a tutti. Per la tematica trattata a chi ha letto "Il Golem" di Isaac B. Singer e "Frankenstein" di Mary Shelley.
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Non lasciarmi 2018-06-30 15:18:56 68
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68 Opinione inserita da 68    30 Giugno, 2018
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In attesa di altro....

Kathy, Tommy e Ruth sono tre ragazzi, o meglio semplici cloni, cresciuti nel collegio di Hailsham, vigilati, educati, protetti ed indirizzati a coltivare rapporti interpersonali, cultura ed arte, ma con un forte senso di smarrimento dentro di se’..
L’ indefinitezza per un destino assai incerto, la propria origine sconosciuta , un che di vago e misterioso, accompagnano domande lecite e risposte vaghe. Gli altri, persino i propri tutori, dimostreranno negli anni una certa ritrosia e paura nell’ avvicinarli, in una età in cui in loro sta crescendo la consapevolezza di se’ e della propria diversità dalla gente comune.
Una sensazione di inadeguatezza, come il passare davanti ad uno specchio che riflette qualcosa di strano ed inquietante senza riuscire a dare un senso a tutte le cose che succederanno una volta cresciuti e lasciato Hailsham.
Una eco continua a ricordargli che sono studenti, diversi, speciali, ma in che cosa consiste questa loro diversità? Domande e riflessioni protratte negli anni, la crescita di importanti relazioni interpersonali, amicizia ed amore, aspirando ad una vita più lunga, un sistema affettivo sgretolato da dissapori, invidia e lontananza, rancori prolungati nel tempo, silenzi necessari.
Ciascuno conserva dei piccoli segreti, minuscoli rifugi fatti di niente dove rimanere soli con paure e desideri. Vite già’ programmate, l’ affacciarsi al mondo adulto ed il donare i propri organi vitali in un perenne stato di timore del mondo circostante, incapaci di distaccarsi gli uni dagli altri, consapevoli di possedere un proprio possibile altro.
Accordi e disaccordi, per qualcuno il sogno e la necessità di diventare assistente ( Kathy ) anche se destinato a confrontarsi con dolore, ansia e solitudine e non tutti ce la fanno.
Dove sono finite le proprie creazioni artistiche, oltre che alimentare la Galleria, e quale il loro scopo, accomunati da un destino di semplici donatori e da una morte certa?
Arte e creatività sono solo elementi di distinzione, che fanno pensare di essere vivi, acculturati e con un’ anima, quella sensibilità ed intelligenza che da sempre identifica e caratterizza gli esseri umani.
Ma se essi sono solo dei cloni in una trama già scritta, oggetti indistinti per rifornire la scienza medica, semplici provette di un test, il mondo gentile della propria infanzia oggi è svanito per sempre, ne’ l’ amore è in grado di indicare la via, ed allora non resta che andare incontro al proprio destino ed allontanarsi, ovunque si sia diretti.
Un romanzo con una certa indefinitezza e sbalzi spazio-temporali, lunghi soliloqui della voce narrante, Kathy, senza una precisa collocazione ed identità, una intimità di sentimenti e relazioni che trasmette una certa freddezza di contenuti.
Una scena spoglia, asettica, uno stato di incertezza ed ansia che attanaglia i protagonisti ma che si riflette sul lettore, in attesa di chiarimenti, di orientarsi in un dedalo di termini e concetti piuttosto nebulosi ed asfittici ( forse volutamente nella descrizione di una società distopica ), che avverte il peso narrativo di una trama piuttosto scarna, statica, che non decolla e sembra annunciare qualcosa che non sarà ( la profondità relazionale ed una traccia narrativa evidente ) procedendo a sprazzi, con pochi reali spunti degni di nota pur caratterizzata da uno stile che rimanda alle indubbie capacità dell’ autore.

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Non lasciarmi 2017-12-31 08:08:44 annamariafabbian
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annamariafabbian Opinione inserita da annamariafabbian    31 Dicembre, 2017
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Apnea emozionale

Una storia d'amore che ha perso già in partenza. Non c'è il lieto fine E, in fondo, tutto è così terribilmente chiaro che l'amaro in bocca pervade ogni capitolo.
Devastante.
Una scrittura così distaccata e scientifica che sottende il finale fin dalle prime pagine del romanzo.
Mi ha fatto stare male in una maniera inerme: non c'è stato spazio per la speranza né tanto meno per la possibilità di una svolta positiva per i protagonisti. Kath, Ruth, Tommy: hanno già perso. Nella loro fragilità e nella loro innocenza, non trionferanno mai.
Ti fa trattenere il fiato fino all'ultima pagina, ed è solo allora che puoi permetterti di crollare e pensare che sia tutto così ignobile.

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Non lasciarmi 2017-11-16 12:06:08 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    16 Novembre, 2017
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una disarmonia tra uomo e società

Era da tempo che un libro non mi coinvolgeva così profondamente: fin dalle prime pagine sono stata rapita dal misterioso intreccio, dall'accurata caratterizzazione psicologica dei personaggi, dallo stile sobrio e pacato, ma soprattutto sono rimasta turbata dalle inquietanti tematiche affrontate e dagli interrogativi spiazzanti che ancora risuonano nella mia testa.

La storia è narrata in prima persona da Kathy H., giovane “assistente” di misteriosi “donatori”; la ragazza, stanca ma orgogliosa del suo ruolo, nella prima parte del romanzo in un lungo flashback ricorda la sua felice infanzia ad Hailsham, un college immerso nella verde campagna inglese. In quel luogo austero, centinaia di bambini imparano ad aver cura della propria salute e si dedicano ad attività ricreative ed artistiche. I giovani ospiti non hanno genitori, vengono costantemente sorvegliati ed intuiscono di non poter fuggire né da quel luogo, né dal destino per il quale sono stati programmati. Kathy rievoca con nostalgia il suo profondo legame con Ruth e Tommy, divenuti per lei più che amici e con i quali avrebbe desiderato vivere per sempre.
Nella seconda parte del libro i tre ragazzi, ormai adolescenti, si trasferiscono in un cottage in cui, mantenuti dallo Stato, con altri giovani concludono la loro formazione in attesa di diventare prima “assistenti” e infine “donatori”. Tommy e Ruth sono legati da un instabile rapporto di coppia, minato dal profondo legame di Tommy con Kathy che, per rispetto dell'amica, rinuncia ad ammettere i propri sentimenti. Ai giovani del cottage (ed anche al lettore) si fa sempre più lampante un'atroce verità: Kathy, Tommy e Ruth sono cloni, esseri sterili concepiti in provetta, obbligati a donare i loro organi vitali per garantire la salute agli umani considerati di razza superiore.
Nella terza parte, il romanzo prende una svolta tragica: Kathy lascia il cottage per diventare assistente, mentre Ruth e Tommy iniziano le loro donazioni. Il destino li farà rincontrare quando le loro sorti saranno oramai inevitabilmente segnate, senza speranze per il futuro e consapevoli di un passato che, forse, avrebbe potuto essere diverso.

Kathy, Tommy e Ruth sono eroi tragici: accettano con stoica abnegazione il ruolo che la società ha loro assegnato. Dotati di grande sensibilità, non rinunciano ad interrogarsi sulla loro sorte, indagano alla ricerca della verità e cercano, seppur debolmente, di opporsi al destino appellandosi all'arte e all'amore che si riveleranno, per loro, solo mere e fugaci consolazioni.

“Non lasciarmi” è un testo ucronico che si presta a numerose chiavi interpretative: può essere una rilettura del passato (Hailsham ricorda certi esperimenti fatti nei campi di concentramento nazisti) o l'anticipazione di una società in cui in nome della scienza è legittimo compiere le atrocità descritte nel libro. “Non lasciarmi” può però anche essere visto come la metafora del mondo attuale in cui è ancora utopistico garantire a tutti un'istruzione, la possibilità di scegliere un lavoro dignitoso e il diritto di vivere perseguendo i propri sogni.
Potrebbe infine essere data anche una lettura in chiave psicologica, più intima e personale in cui le parti del libro alludono alle tre fasi dell'esistenza: l'infanzia che ripone fiducia nel futuro, la giovinezza che costringe a prendere coscienza della realtà e la maturità che ormai lascia spazio solo al rimpianto.

Concludo riportando le parole pronunciate dalla presidente della commissione che ha attribuito quest'anno ad Ishiguro il premio Nobel per la letteratura: “nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha svelato l’abisso al di là dell’apparente senso di connessione nel mondo”; non posso che consigliarne caldamente la lettura.

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Non lasciarmi 2017-10-25 17:01:03 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    25 Ottobre, 2017
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Fata turchina, ti prego....

“Fata turchina, ti prego, fammi diventare un bambino vero”. Sono queste le drammatiche parole di David, il bambino-robot, protagonista del film di Spielberg “AI - intelligenza artificiale” ed è a questo film, con tutti i dovuti distinguo, che fa pensare il bel romanzo di Ishiguro “Non lasciarmi”. Film e romanzo hanno infatti alcuni temi in comune, primo fra tutti quello della autoregolamentazione della ricerca scientifica, che pur nella legittima e auspicabile corsa verso il progresso non può ignorare i limiti che l’etica impone per non degenerare e generare mostri. Secondo, non meno importante, quello dell’esistenza di un’anima che condiziona la vita, i sentimenti e i rapporti umani.
Nel romanzo di Ishiguro seguiamo le vicende di tre giovani, Kathy, Thommy e Ruth, cresciuti e educati in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. La voce narrante è quella di Kathy, che solo poco alla volta svela al lettore, anche attraverso un linguaggio specifico, tecnico, di condividere con i suoi compagni e amici una realtà del tutto particolare e insolita: essi sono dei cloni, creati su dei modelli, definiti “possibili”, per divenire donatori di organi. Al collegio e ai suoi insegnanti è affidato il compito di educare questi giovani oltre alle consuete discipline, anche all’arte, alla musica, alla pittura. In realtà essi crescono nell’ignoranza della sorte che li attende. E’ la mancanza di radici ciò che colpisce immediatamente, l’assenza di un affetto materno, fondamentale nella crescita di ogni individuo. E’ la stessa mancanza che porta il piccolo David di Spielberg a cercare disperatamente la fata turchina che lo trasformi, come Pinocchio, in bambino vero, la sola condizione che lo renderà accettabile agli occhi della mamma. Nel romanzo di Ishiguro non è esplicitamente sottolineata questa assenza di affetto materno, ma lo stesso fatto che i cloni sono sterili, mette l’accento sulla provvisorietà delle loro esistenze, portate avanti senza legami stabili. Tuttavia in questa crudele condizione umana, tra i giovani di Hailsham si stabiliscono vincoli affettivi profondi, e si riproducono tutte le condizioni che segnano la vita quotidiana del genere umano. L’amore si radica profondamente nell’animo di questi esseri, che, tuttavia, nel momento della presa di coscienza, se ne separano, ormai consapevoli di una impossibile realizzazione nel futuro, visto che il ciclo di ognuno di loro si concluderà in breve tempo, un tempo che fugge con inesorabile crudeltà .
Siamo dunque nuovamente di fronte al quesito se sia possibile scindere la sfera spirituale e sentimentale da quella fisica, se sia accettabile un progresso che porti alla creazione di esseri, che siano artificiali, o riprodotti da cellule umane, dotati di sensibilità e sentimenti. La risposta non può che essere sempre la stessa. Il progresso e la ricerca non possono essere arrestati. Fatti non fummo a viver come bruti, a condizione di seguir la “conoscenza” senza ignorare la “virtute”.

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Non lasciarmi 2017-08-28 16:52:53 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    28 Agosto, 2017
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Una matrioska di emozioni

Capita di rado di imbattersi in libri come questo: storie che spingono a riflettere sui sentimenti, sull’etica, sulla civiltà e su se stessi. Storie che ti entrano nel cuore, e lì rimangono sempre.
Non lasciarmi” è un romanzo in grado di canalizzare l’attenzione del lettore, senza una traccia di banalità. Lo stile è di certo ricercato, ma riesce nel contempo a mantenersi semplice e scorrevole.
La maestria con cui si delinea l’intreccio narrativo è il maggior pregio del capolavoro di Ishiguro, senza dimenticare le descrizioni che permettono al lettore di essere davvero partecipe alla scena.
Dopo tante e meritate lodi, vi stupirà sapere che non mi sento di consigliare questo volume. O meglio, non credo sia una lettura per tutti perché, sebbene la narrazione si tenga quasi sempre lontana da eventi tragici, il lettore scoprirà a poco a poco una realtà molto cruda e crudele: di certo inadatta a chi è troppo sensibile.
Gli eventi vengono narrati direttamente dalla protagonista, in quello che a tratti sembra la trascrizione di un monologo; come se Kathy tentasse di farci pervenire la sua testimonianza, la sua memoria.
Come accennato, l’ambientazione viene presentata come una realtà a noi familiare; l’autore svela la verità molto lentamente, e questa scelta permette al lettore di essere mentalmente pronto al momento della rivelazione.
La decisione di centellinare le informazioni ha inoltre riscontro nella sequenzialità della narrazione: dal momento che il volume è suddiviso in tre parti, ossia nelle tre fasi di vita della protagonista (l’infanzia a Hailsham, la giovinezza nei Cottages e l’età adulta sempre in viaggio a causa del lavoro), il lettore si ritrova a crescere assieme a lei, e ad acquisire per gradi la consapevolezza del suo destino.
Sebbene il romanzo affronti tutti i momenti più importanti nella vita di Kathy, esso mantiene una grande frammentarietà a livello cronologico, che comunque va attenuandosi mano a mano che la protagonista cresce.
La vediamo quindi bambina nel collegio di Hailsham, dove stringe una forte amicizia con gli altri due protagonisti, Ruth e Tommy. Tra i ragazzi si crea un legame empatico in grado di resistere agli anni in cui saranno lontani, e di superare indenne sciocchi screzi e grandi litigi.
Giunge poi il periodo di convivenza nei Cottages con altri ragazzi, ed è allora che i protagonisti iniziano a percepire i limiti importi alle loro vite. Va notato che l’atroce destino a cui andranno incontro, qualcosa quasi inconcepibile per la nostra mente, li porta a riflettere e confrontarsi, ma è ormai diventato un concetto troppo a fondo radicato nella loro psiche perché ne possano comprendere il vero significato.
Questo si esplica con maggiore chiarezza quando Kathy intraprenderà la carriera di assistente: il lettore rimane a dir poco stupefatto che nessuno dei cosidetti “donatori” si ribelli a quanto gli viene imposto, che nessuno tenti di fuggire alla sua sorte, che nessuno provi davvero a crearsi un’alternativa di vita.
A rendere ancor più peculiare questo romanzo è il suo stile, o meglio la “voce” che l’autore assegna alla narratrice; Kathy non si limita a raccontare, ma spesso si interrompe per rivolgersi direttamente al lettore e spiegargli qualcosa di cui non può essere al corrente.
In alcuni casi, la narrazione di un determinato evento viene inframmezzata dal racconto di alcuni aneddoti, utili ad inquadrare il contesto E il lettore ha la sensazione di essere il tra pubblico, durante uno splendido monologo teatrale.

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