Narrativa straniera Romanzi Ogni cosa è illuminata
 

Ogni cosa è illuminata Ogni cosa è illuminata

Ogni cosa è illuminata

Letteratura straniera

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Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo sono il coetaneo Alex, della locale agenzia "Viaggi Tradizione", suo nonno e un cane puzzolente. Il racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario si alterna a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia favolosa di un villaggio ucraino dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.



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Ogni cosa è illuminata 2016-12-28 19:35:13 siti
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siti Opinione inserita da siti    28 Dicembre, 2016
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In viaggio: la famiglia, il ricordo, l’identità

L’esordio letterario del giovane autore americano di origine ebrea è stato un successo letterario che ha avuto notevole seguito anche nella riduzione cinematografica ma che , ancora oggi, a distanza di anni divide i lettori. Vi è chi lo acclama come un genio letterario e chi invece abbandona le sue opere fin dai primi capitoli. Ho faticosamente letto il romanzo e sono stata più volte tentata di non concluderlo, eppure un filo tenue, caparbio, allo stesso tempo magnetico mi ha riportato a quelle pagine nelle quali ho potuto apprezzare uno sperimentalismo narrativo che probabilmente è anche il suo pregio maggiore, ai miei occhi. La lettura è ardua fin dalle prime battute perché occorre destreggiarsi fra diversi piani temporali e fra due voci narranti, una delle quali si esprime in un inglese improbabile, essendo appartenente ad un ucraino ( sforzo linguistico tradotto magistralmente a rendere comprensibile il disavanzo tra le due lingue anche a noi italiani). Ad esse si aggiunge uno scambio epistolare fra i due narratori , il quale ha per oggetto, in piena situazione meta- letteraria , il romanzo che stiamo fruendo. A complicare il tutto appunto i due piani temporali, il primo avente per oggetto la ricostruzione storico- favolosa dell’origine dello shtetl ucraino di Trachimbrod e della sua distruzione totale per mano nazista, il secondo teso invece a narrare l’arrivo di Jonathan, l’autore del nostro libro, in Ucraina a cercare, con l’aiuto di Alex e del suo nonno, le tracce della donna che salvò il suo di nonno dall’eccidio che rase al suolo quello sperduto villaggio al quale abbiamo già accennato. Confusi? Abbiate pietà, di più non so. L’ intera trama è forse riassumibile in tal modo : favoloso viaggio in Ucraina alla ricerca della propria identità famigliare ad opera dell’autore medesimo coadiuvato dall’ amico Alex e supportata dalle rivelazioni finali del nonno di costui. Ad ogni modo il quadro di insieme lo avrete solo a lettura ultimata e questa è l’ovvia ragione per cui consiglio di non desistere, altrimenti non ci potrebbe esprimere proprio, né a vantaggio né a svantaggio dell’opera. Tutto sommato la salvo, pur non rientrando nei miei canoni: troppo moderno, troppo innovativo, troppo imprevedibile. La salvo perché mi ha consegnato in maniera originale la memoria di uno shtetl fra i tanti, più di 1200 morti in una sola notte, perché me l’ha consegnata alternando i registri linguistici in un innovativo impianto narrativo, perché a tratti ha spruzzato di magia un’orrida realtà, perché infine si avvale di quadri narrativi che rimangono, per efficacia creativa, impressi nella mente.
Un carro si inabissa nel fiume Brod, una bimba si salva delle acque, dei genitori nessuna traccia, una festa celebra la ricorrenza dell’evento ogni anno …
Un giovane arriva in Ucraina e si imbatte in due improbabili accompagnatori, anzi tre: un giovane, il nonno , il cane puzzone …
Il giovane ucraino, Alex, ha velleità letterarie ma tanto inglese da masticare …
Trachimbrod è sparito dalla faccia della terra, eppure una donna ci vive e consegna ai nostri la sua e tante altre storie, faticosamente recuperate e gelosamente custodite in una scatola …
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Ogni cosa è illuminata 2014-10-07 20:33:31 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    07 Ottobre, 2014
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.. e nessuno provi a spegnere la luce...

La chiave di lettura di questo romanzo credo sia proprio tra le sue pagine: "il buffo è l'unico modo veritiero di raccontare una storia triste".
All'inizio ci si lascia coinvolgere dall'umorismo e dalla strampalaggine dei protagonisti: il giovane Alex in qualità di interprete, suo nonno in qualità di autista ed una cagna in calore e scorreggiona assunti dal giovane scrittore americano Jonathan Safran come guide in un viaggio nei meandri dell'Ucraina alla ricerca di una donna ritratta in una foto e che lo scrittore vorrebbe conoscere e ringraziare per aver salvato suo nonno durante un attacco dei nazisti.
E il racconto è a tratti esilarante sia perchè affidato al vocabolario eccentrico del giovane interprete Alex con ambizioni da scrittore sia per la stravaganza che caratterizza i personaggi la cui convivenza 'forzata' durante i primi giorni del viaggio dà sfoggio a dialoghi molto spassosi.
Poi però il viaggio nel presente s'intreccia col viaggio nel passato; la meta è la stessa, il villaggio in cui è vissuta la donna della foto, ma mentre i tre (anzi quattro con la cagna) si avvicinano a destinazione seguendo i passi lenti e quasi funerei dell'ultima superstite, l'altro viaggio procede parallelo nel passato per spiegare a tutti - illuminare le menti - il motivo per cui quel villaggio ora non esiste più, completamente cancellato.
Perchè ogni cosa DEVE essere illuminata, non è giusto oscurare alla memoria i ricordi, anche quelli più laceranti, della propria vita nella speranza che questa cecità della mente possa alleviare il dolore dell'anima.. più si cerca di non ricordare il passato, più il passato spinge per riaffiorare. Vero, verissimo.
Ma se continuo così questo commento rischia di diventare troppo serio e cupo e non sarebbe certo di gradimento per il buon Alex anzi, come direbbe lui, potrebbe indurre molti a 'fabbricare tante zeta' o 'cacare mattoni' (mi fanno impazzire questi modo di dire, è chiaro cosa significhino, vero?)

Mi permetto solo di dare un consiglio a chi sia intenzionato a leggere il libro di Foer: non soffermatevi troppo sul perchè, cercate piuttosto di apprezzare cosa e come viene scritto: indubbiamente non è un libro facile da portare a termine soprattutto quando, giunti a metà, il viaggio nel passato e quello nel presente sono ben avviati ma sfuggono i legami, le possibili relazioni e gli eventuali punti di incontro. Insomma è facile perdersi, rimanere spaesati... proprio come accade ai protagonisti quando sono a pochi chilometri dalla destinazione.

Ho quindi preferito pensare che i due viaggi fossero due racconti distinti, senza sforzarmi di trovare nessi tra i due ma lasciandomi emozionare dalla poesia di alcune pagine, dal potere devastante dei ricordi che affiorano e delle parole che li raccontano, talmente evocative da non richiedere alcuna punteggiatura, alcun freno alla loro travolgente intensità.

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Ogni cosa è illuminata 2012-06-11 07:48:38 Amarilli73
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Amarilli73 Opinione inserita da Amarilli73    11 Giugno, 2012
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LE PAROLE COME MAREE DI PENSIERO

Romanzo a tratti di difficile e faticosa lettura, ma, una volta presa familiarità con lo stile, molto molto bello.

C'è una frase che secondo me può rappresentare lo spirito di questo libro. "Le parole diventavano maree di pensiero senza inizio nè fine e annegavano il parlatore prima che potesse salvarsi sulla scialuppa del punto a cui voleva arrivare".

In effetti, più che narrare, l'autore si lascia andare a maree di pensiero, per regalarci una storia, anzi, un viaggio, nell'Ucraina di oggi, che finisce per intersecarsi in un'altra storia-viaggio, ambientata nel passato degli stessi luoghi, dal settecento sino ai giorni buii della ferocia nazista.
Jonathan parte dunque dall'America, dopo decenni di oblio, per recuperare /ritrovare ciò che è andato perduto: persone, tradizioni, ricordi...

E' un libro che mi ha lasciato terribilmente triste, ma anche più ricca. Uno stle incredibile, mai uguale, mai banale, con continue piccole frasi preziose.
"...si sforzava di crederle perchè sapeva che l'origine di una storia è sempre un'assenza e voleva che lei vivesse tra presenze".

Occorre armarsi di un po' di pazienza, ma si è ripagati.

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Ogni cosa è illuminata 2012-02-08 21:36:41 Dadda
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Dadda Opinione inserita da Dadda    08 Febbraio, 2012
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..anche se si illumina solo verso la fine

Questo non è un libro. Sono 2 libri. A mio avviso, sembra che l'autore sia diventato scrittore in corso d'opera. Il primo "romanzo di formazione" per l'autore e non per il protagonista. La prima metà è clamorosamente lenta, la narrazione frammentaria, e si: alcune parti portano al sorriso, ma niente di più. Alex, con i suoi "disagi" linguistici (non ho ovviamente letto il libro in lingua originale, ma credo di poter fare ugualmente i complimenti al traduttore) inizialmente diverte, ma poi, andando avanti, l'uso improprio dei termini rende la lettura una fatica anziché un piacere. Le storie appaiano abbozzate, mal definite.
Poi arriva la seconda metà del libro, ed ogni cosa s'illumina.
La scrittura diviene finalmente fluida. Tutto il libro è cosparso di passaggi intrisi di realismo magico, ma mentre quelli della prima parte sembrano forzati, poco in sintonia con il resto del racconto, nella seconda parte tutto trova una propria collocazione. Un libro che all'improvviso rapisce davvero.

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Ogni cosa è illuminata 2010-01-31 13:33:01 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    31 Gennaio, 2010
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Non facile ma originale

Un giovane ebreo americano si reca in Ucraina per cercare la donna che tanti anni pima ha salvato il nonno dai nazisti.
Nella sua ricerca è "armato" solo da una vecchia fotografia sul cui retro è scarabocchiato un nome Augustine, si fa aiutare da una strampalata agenzia turistica locale (Viaggi tradizione) , il giovane Alex , suo coetaneo farà da interpreste ed il nonno di Alex da autista, la "mascotte" è il puzzolente cane del nonno .
La storia si svolge su vari livelli: da una parte la ricerca dell'improvvisato terzetto che ci viene raccontata al presente ma in realtà si è già svolta alcuni mesi prima, il presente sono le lettere che i due ragazzi si scambiano da un continente all'altro.
Questo rapporto epistolare diventa uno scambio di ricordi e di sogni: l'ebreo americano fa leggere al coetaneo la storia del villaggio ucraino in cui è nato il nonno (ricostruita parzialmente grazie alle testimonianze raccolte durante la sua ricerca in Ucraina) come una grande saga familiare dal 1700 fino alla seconda guerra mondiale, quando i nazisti radono al suolo il villaggio.
Le lettere di risposta di Alex sono le sue considerazioni sulla storia, quasi si trattasse di un recensore , e il racconto dei suoi sogni (andare in America) e della vita in famiglia ma non solo.
Tutto lo scambio di lettere è incentrato sul difficile rapporto che si ha con il proprio passato , sul peso di ciò che si è fatto o non si è fatto, su quello che si cerca scavando nel proprio passato e su quello che invece si trova; quasi che a volte il ricordo tramandato per generazioni o l'immagine che si ha di una persona possano sgretolarsi di fronte all'uragano della scoperta.
Bellissima una frase del giovane Alex : " ...non gli ho dato la moneta per andare a cercarla non perchè penso che non l'avrebbe trovata, al contrario, l'avrebbe trovata , avrebbe visto chi è lei veramente e questo lo avrebbe fatto morire...".
Il tutto condito da una notevole dose di amara ironia, il linguaggio del personaggio di Alex per esempio, che si esprime come farebbe un ucraino che sta appena imparando l'inglese (complimenti al bravissimo traduttore tra l'altro...)regalandoci alcune "perle" lessicali.
In sostanza: un libro che a dispetto del tono scanzonato non è facile e va letto a poco a poco per non perdere qualche importante sfumatura.

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Ogni cosa è illuminata 2009-09-18 16:13:02 fabiomic75
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fabiomic75 Opinione inserita da fabiomic75    18 Settembre, 2009
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Genio e sregolatezza.

Un genio. Non ho altro vocabolo per definire Jonathan Safran Foer. La sua originalità già riscontrata in "Molto forte, incredibilmente vicino" non ha eguali. Ammetto che forse mi è piaciuto maggiormente l'altro romanzo, il suo secondo in ordine cronologico, ma anche questa sua opera prima mi è piaciuta molto. La parte iniziale è divertente per i problemi di traduzione con cui uno dei protagonisti è alle prese e che rendono il romanzo molto piacevole. La parte centrale della storia vive forse una fase di stanca ma da metà in poi la storia acquista spessore fino ad una parte finale che non ti aspetti, emozionante e commovente. La trama verte sul tentativo del protagonista (Foer stesso) di rintracciare in Ucraina la donna che decenni prima salvò il nonno ebreo da morte certa ad opera dei nazisti, per farlo si avvale dell'aiuto di Alex e del nonno, due personaggi "strani" ma particolarmente belli. Assolutamente consigliato.

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Molto forte, incredibilmente vicino
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