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Ragazza, donna, altro Ragazza, donna, altro

Ragazza, donna, altro

Letteratura straniera

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È una grande serata per Amma: un suo spettacolo va in scena per la prima volta al National Theatre di Londra, luogo prestigioso da cui una regista nera e militante come lei è sempre stata esclusa. Nel pubblico ci sono la figlia Yazz, studentessa universitaria armata di un'orgogliosa chioma afro e di una potente ambizione, e la vecchia amica Shirley, il cui noioso bon ton non basta a scalfire l'affetto che le lega da decenni; manca Dominique, con cui Amma ha condiviso l'epoca della gavetta nei circuiti alternativi e che un amore cieco ha trascinato oltreoceano... Dalle storie (sentimentali, sessuali, familiari, professionali) di queste donne nasce un romanzo corale con dodici protagoniste: etero e gay, nere e di sangue misto, giovani e anziane; impiegate nella finanza o in un'impresa di pulizie, artiste o insegnanti, matriarche di campagna o attiviste transgender. Cucite insieme come in un arazzo, le loro vite (e quelle degli uomini che le attraversano) formano un romanzo anticonvenzionale che rilegge un secolo di storia inglese da una prospettiva inedita e necessaria.



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Ragazza, donna, altro 2021-01-25 15:49:29 AriMonda
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AriMonda Opinione inserita da AriMonda    25 Gennaio, 2021
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Essere donna ed essere altro

“Ragazza, donna, altro” di Bernardine Evaristo, vincitore del Booker Price (insieme a “Testamenti” di Margaret Atwood) è un genere ibrido, romanzo e raccolta di racconti allo stesso tempo. Dodici donne, protagoniste indiscusse di dodici racconti, le cui storie si intrecciano tra loro in maniera più o meno evidente, fanno una capolino nella vita delle altre, si intrecciano, si conoscono, si amano, oppure no..

Bernardine Evaristo porta sulla scena i vissuti di donne di colore o di sangue misto, di diversa estrazione sociale, di orientamento sessuale differente, con pensieri e posizioni politiche/ sociali che non sempre combaciano: cerca di restituire in maniera semplice e genuina il ritratto delle femminilità, al plurale, perché è impossibile racchiudere in una categoria, in un aggettivo, in un unico concetto cosa significhi essere donna.

Lo spazio presente entro cui si muovono le protagoniste è essenzialmente quello londinese, ma il tempo del ricordo e della memoria non conosce confini, spazia e vaga nel mondo, dalla Africa all’America, alla ricerca del proprio passato, di un'infanzia terminata troppo presto, di tradizioni che sbiadiscono e che vengono negate e allontanate dalla seconda generazione di donne nere londinesi.

Le donne del romanzo portano sulla scena letteraria delle vicende umane molto complesse e commoventi, alcune storie sono particolarmente dolorose, altre sono attraversate dal velo della noia e della frustrazione. Si alternano donne di successo e donne che hanno faticato per riuscire a ritagliarsi un piccolo spazio di tranquillità; storie di amori travagliati, osteggiati e spesso sopravvalutati; storie di razzismo, di prepotenza, di violenza, di maternità.

In modo particolare, però, la riflessione che emerge e che tocca in maniera poco velata ogni racconto è proprio l’appartenenza al genere femminile (genere e non sesso biologico). Un tentativo, ben riuscito, di scavare nella profondità dell’animo e dell’essere donna, nel cercare di portare allo scoperto stereotipi, luoghi comuni, difficoltà e ostacoli, insiti nella società e inculcati negli individui, fino a quando qualcuno decide che non ci sta più. Importante e non marginale, ma anzi sullo stesso piano del discorso sul femminismo e su cosa significhi essere donna, vi è anche la questione della razza, che accumuna tutte le protagoniste e la stessa autrice, un problema che esiste ancora, anche nella Londra multiculturale.

Lo stile in cui è scritto il romanzo è interessante. La prosa è quasi del tutto priva di punteggiatura, soprattutto di pause forti, si frammenta in tanti paragrafi senza maiuscole, seguendo un flusso che, superato un primo momento di smarrimento, non fatica a coinvolgere e trascinare nella narrazione. La rottura con la tradizione è chiara e forte, nello stile come nel contenuto: Bernardine Evaristo si impossessa pienamente del genere narrativo, da sempre appannaggio di uomini e soprattutto bianchi, e porta orgogliosamente in primo piano delle donne, di colore, che non avrebbero altrimenti modo di far sentire la propria voce e lo fa con uno stile che non si pone in continuità con la tradizione a cui siamo comunemente abituati.

Quello che emerge man mano che si prosegue nella lettura, mentre si scoprono lati della personalità delle protagoniste, è l’idea che l’essere donna non può essere imbrigliato in una categoria, non può essere racchiuso in una serie di ruoli, compiti, obblighi e doveri. L’essere umano, femminile in questo caso, viene scandagliato nei suoi aspetti di luce e di oscurità, vengono portati a galla i meriti e i peccati, gli errori commessi, i sacrifici fatti, le offese subite, gli ostacoli superati, le delusioni, i compromessi, le occhiate, le parole di denigrazione, il rapporto tra genitori e figli, tra donne e uomini, tra “razze”.

Un romanzo potentissimo, emozionante, che racconta ma non giudica, che invita all’ascolto, alla comprensione, alla sospensione del giudizio e soprattutto ci mette davanti ai nostri pregiudizi, ci invita ad analizzarli, a destrutturarli, ad andare a fondo alle nostre convinzioni, a rimodellarle se necessario.

Un romanzo che deve assolutamente essere letto, una rivoluzione.

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