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L'ipotesi del male
 
L'ipotesi del male 2014-01-14 02:18:50 Davidino
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Stile 
 
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Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Davidino Opinione inserita da Davidino    14 Gennaio, 2014
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la sala dei passi perduti

Situato al piano seminterrato della sede del dipartimento di polizia federale, si trova il Limbo. Questo è il nome che viene attribuito all’ufficio persone scomparse, un nome che indica lo stato di uomini, donne e bambini che non sono ne vive ne morte. Persone che ti fissano attraverso centinaia di foto appese alle pareti dell’ingresso,la sala dei passi perduti. E’ qui che lavora Mila Vasquez, un luogo dimenticato dai suoi stessi colleghi e da dove lei può fare quello che le riesce meglio: affacciarsi nel buio, quel buio che ha inghiottito le persone che sta cercando. Quello stesso buio che stava per inghiottire anche lei sette anni prima mentre indagava sul caso del suggeritore.
Carrisi si conferma un grandissimo scrittore e grazie a queste doti scendiamo anche noi nel Limbo per scoprire che alcuni di quelli che sono scomparsi l’hanno fatto di propria iniziativa, con la volontà di dar vita a una nuova esistenza. E sono proprio queste persone che un giorno decidono di tornare, con uno scopo preciso: uccidere. Questo è quello su cui Mila deve indagare, affiancata dal collega Simon Berish, un poliziotto reietto.
Ho letto questo romanzo sull’onda dell’entusiasmo subito dopo “Il Suggeritore”. Carrisi ha un’eccezionale capacità narrativa : scorrevole, incalzante, imprevedibile. Con Carrisi niente è come sembra. Con abile visione introspettiva, ci fa conoscere i personaggi scavando nel loro intimo, fino a scoprire il loro lato più nascosto. E’ su questo presupposto che Carrisi basa la natura dei suoi protagonisti. Infatti non troveremo nei suoi libri “l’eroe della storia” ma persone vere che per quanto positive sono umane, con le loro debolezze e meschinità. Mila ne è l’emblema: diffidente, senza un briciolo di empatia, non ama essere toccata, attratta dal pericolo e dal buio che la circonda, Mila è in continua lotta con se stessa per riuscire ad accettarsi e amarsi per quello che è. E proprio per questo è ricca di quell’umanità che ci fa assomigliare a lei più di quanto non immaginiamo o non vorremmo.

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