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I cerchi nell'acqua
 
I cerchi nell'acqua 2020-04-10 09:30:33 Mian88
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Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Mian88 Opinione inserita da Mian88    10 Aprile, 2020
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Conti in sospeso

Tarcisio Ghezzi non si aspettava quella visita. Non si aspettava di rivederla dopo trent’anni. Lei, di professione prostituta, la Franca, era ed è la donna di Salina Pietro, il suo primo arresto, di anni trentasei all’epoca dei fatti, di mestiere ladro. È sparito. Da oltre una settimana del rapinatore si sono perse completamente le tracce. La compagna è disperata, non può che chiedere aiuto al suo “vecchio amico”. Al contempo Gregori, vicequestore, vuole capire cosa sta combinando Carella. Carella che ha oltre duecento giorni di ferie accumulate, che non ne ha mai chieste, che gli sono sempre state imposte e che sono sempre state da lui utilizzate per risolvere qualche caso in proprio, Carella che gli ha chiesto dei giorni di vacanza. Lui che chiede dei giorni per stare a casa? Questa cosa proprio non torna soprattutto se a questa atipica richiesta si aggiunge anche il fatto che è stato avvistato da dei colleghi sotto copertura in ambienti poco leciti, in atteggiamenti ancora meno che legali, a bordo di auto extralusso come Maserati, Suv e affini, con compagnie ben note della mala, in una bisca al Giambellino, e a tavoli da gioco intento a sperperare denaro. Cosa cavolo sta combinando Carella? Gregori è convinto che dietro ci sia qualcosa e chiede al sovrintendente di indagare sull’affezionato di vecchia data. Qualcuno sostiene che l’agente possa non essere così “pulito” come potevasi pensare ma Ghezzi non ha dubbi: se ha chiesto quei giorni è perché ha deciso di lavorare in proprio e deve risolvere un caso. Conoscendo però il collega, questo potrebbe essere molto più pericoloso e molto più rischioso del previsto.
E non ha torto. Perché Carella non dà retta, non sente, combatte una guerra sua, non ascolta gli altri soldati, passa in mezzo al fuoco e non si brucia perché l’obiettivo che deve raggiungere è sopra a tutto. Sono diversi, loro. Ghezzi è uno che li prende, i criminali, se c’è da prenderli. È uno che li porta dal magistrato e dopo, affari loro, ma Carella no. Carella è uno che fa la guerra. Chi cerca Carella? Cerca Alessio Vinciguerra, che è uscito dal gabbio. Grosso, biondo di un biondo bianchiccio, occhiali a goccia, la giacca di una misura inferiore alla sua, scarpe lucide. Trentanove anni. Ne aveva trentaquattro e mezzo quando è entrato, adesso però è di nuovo libero. Ed ancora lei, la Marazzini. In coma, pare per overdose da eroina. Tuttavia, la ragazza era pulita da oltre due anni. Aveva capito di aver fatto una cavolata ed era uscita dal giro. Uscita per davvero. Uscita per ricominciare e andare avanti. Qual è il suo ruolo nel caso? E perché Carella le fa visita? Che ruolo ha nelle vicende?
Con “I cerchi nell’acqua” tornano in libreria Tarcisio Ghezzi e Carella, i due poliziotti creati dalla penna di Alessandro Robecchi e che sono protagonisti, questa volta, di due racconti apparentemente spezzati fra loro, di fatto, convergenti in un centro più grande che non delude le aspettative e che anzi soddisfa i palati dei lettori. I due casi non ufficiali, intervallati con la quotidianità dell’ufficialità e della vita ordinaria degli agenti, conquistano sin dalle prime pagine e trattengono il lettore con naturalezza sino alla sua conclusione. E non puoi staccarti. Lo leggi con l’appetito di chi vuol sapere e non riesci a smettere. Quelle 394 pagine, semplicemente, le divori. Non c’è Monterossi, che assiste da lontano, incredulo e disarmato, niente Oreste, niente lustrini, niente fronzoli. Ci sono soltanto loro due, i casi da risolvere provenienti da un passato tornato presente e Milano, la mala di Scerbanenco. Ad aggiungersi a questo poliziesco ricco di colpi di scena e dai tratti del noir americano vi è la moralità e un giusto pizzico di ironia. Quest’ultima, mixata a personaggi solidi, ad una trama credibili e ad uno stile accattivante rende il titolo imperdibile.
Godibilissimo, pantagruelico, luculliano.

«Il delitto, qualunque delitto, dalle botte al furto in casa, fino all’omicidio, crea una scia di dolore che non è possibile calcolare. Il sassolino nell’acqua ferma produce un cerchio, poi un altro, poi un altro, i cerchi si allargano. Il morto è morto, cazzi suoi, ma il dolore per la sua morte si contagia come una brutta scabbia. I parenti, le mogli vedove, i mariti affranti, i figli, i genitori, gli amici. Tutti quei cerchi di privazione, di lutto, potevano essere infiniti, e chi ci restava dentro era segnato, forse per sempre. Era un’altra vittima.» p. 68

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