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Il morso della vipera
 
Il morso della vipera 2020-12-04 12:08:05 Mian88
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Dicembre, 2020
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Anita

Dopo la conclusione della serie dedicata alle avventure di Vani Sarca siamo pronti per la conoscenza, con “Il morso della vipera”, di quella che sarà una nuova saga a firma Alice Basso. Siamo nel 1935, la parola d’ordine è italianizzare, il fascismo è in atto e l’atmosfera tutto è tranne che serena e pronta ad aprirsi al futuro roseo e non dittatoriale.
Due le voci che conosciamo sin dalle prime pagine: Anita, la femme fatale civettuola e dagli attributi consistenti che sente della mancanza di libertà e Clara la voce erudita e intelligente che ama studiare e che vorrebbe poter leggere senza censure. Innanzi alla proposta di matrimonio di Corrado, Anita, che tanto aveva architettato per riceverla e conquistare la sua preda maschile, chiede di poter lavorare per sei mesi. Un bisogno di libertà, questo che la porterà a trovare lavoro nel mondo dell’editoria come dattilografa per una rivista di particolari racconti provenienti dal nuovo continente.
Tuttavia, Anita, che mai ha brillato a scuola e che mai ha avuto una predilezione innata per i libri, con questo lavoro scopre un mondo, un mondo che la porta a interrogarsi sulla bellezza di quelle storie e che la porta anche a comprendere il perché della predilezione verso queste dei lettori. Nasce un amore tanto inatteso quanto bramato, quello verso la lettura, e forse, non solo questo.
Con “Il morso della vipera” conosciamo un nuovo personaggio che suscita simpatia e che nel corso dell’opera cresce e matura arrivando a staccarsi da quella che è la prima immagine che abbiamo di lei nelle pagine iniziali. L’idea della Basso è originale e per chi ha amato i suoi titoli anche questo non mancherà di conquistare i cuori, devo però confessare che, per quanto la storia sia briosa e simpatica, non sono riuscita a farmi completamente coinvolgere. Ho risentito in parte dello stile dell’autrice che per quanto mordace e arguto, alla lunga tende a sfiancare un po’. Probabilmente questa impressione deriva da una certa saturazione raggiunta già con la serie dedicata a Vani ma è mancata quell’empatia totale che al contrario è propria della sua penna. Forse, semplicemente, oltre che ad una evoluzione della protagonista e a una nuova vicenda, era dal mio subconscio auspicata anche una maturazione dello stile narrativo? Non so, me lo chiedo con sincera curiosità.
Ad ogni modo la lettura è piacevole, non manca di strappare sorrisi e di incuriosire il lettore amante del genere. Un titolo ottimo con cui staccare qualche ora ma da leggere senza troppe pretese.

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